FERRARA SOTTO LE STELLE - Il ritorno di Paolo Conte a Ferrara

FERRARA SOTTO LE STELLE - Il ritorno di Paolo Conte a Ferrara Ufficio Stampa 0532.419.243/244/338/452 (fax 0532.419.263) http://www.comune.fe.it/stampa ufficiostampa@comune.fe.it FERRARA SOTTO LE STELLE 2009 - Appuntamento in piazza Castello sabato 27 giugno Il ritorno di Paolo Conte a Ferrara 26-06-2009 Il musicista astigiano è probabilmente il cantautore più originale e coerente della scena italiana.

26/giu/2009 11.27.08 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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FERRARA SOTTO LE STELLE 2009 - Appuntamento in piazza Castello sabato 27 giugno
Il ritorno di Paolo Conte a Ferrara


26-06-2009

Il musicista astigiano è probabilmente il cantautore più originale e coerente della scena italiana. Partendo da una sensibilità che affonda le radici nel jazz e nella musica latino-americana, Paolo Conte ha composto canzoni memorabili e poetiche, intrise di atmosfere confidenziali e sguardi disincantati e anti-retorici sulla vita quotidiana con uno stile distaccato, riflessivo ed ironico.

Paolo Conte è senza dubbio uno dei maggiori musicisti italiani e probabilmente il più apprezzato all’estero: a partire dagli anni sessanta ha composto brani di eccezionale valore artistico e di grandissimo successo, ma per il suo carattere schivo ha scelto spesso di rimanere dietro le quinte, scrivendo canzoni per colleghi come Celentano, Patti Pravo, Lauzi e Jannacci.
Descrivere in poche righe l’intera carriera, la vita e lo spessore culturale di Paolo Conte, uomo e artista complesso e trasversale, poliedrico ma allo stesso tempo intimista e riservato, non è impresa di poco conto.
L’“avvocato del jazz” si avvia dapprima, per l’appunto, ad una carriera da praticante legale nel suo Piemonte, senza però nascondere una forte passione per la musica jazz figlia della cultura americana importata nel dopoguerra, che lo porta a suonare in alcune formazioni giovanili dai nomi molto evocativi (Barrelhouse Jazz Band, The Lazy River Band Society) fino a quel classicissimo Paolo Conte Quartet che vede tra gli altri il fratello Giorgio alla chitarra e che arriva a pubblicare un disco swing. In seguito Conte, sempre più coinvolto da un interesse viscerale per la musica per il jazz e generi affini fino al cantautorato classico italiano del periodo, si appresta alla transizione dalla “professione forense” al professionismo musicale.
Lo fa attraverso una lunga serie di album che scandiscono un vero e proprio percorso artistico, che presenta una ripartenza dopo ogni possibile “punto di arrivo” e che testimonia la sua irrequietezza e volontà di sperimentarsi, ripensarsi di volta in volta, provare nuove soluzioni, andare oltre. E così sarà fino ai più recenti episodi della sua preziosa discografia.
Lo fa prima componendo melodie per l’interpretazione di altri, poi scrivendone anche le liriche e infine interpretando in prima persona. Con il primo lavoro, omonimo, del 1974, si riappropria di molti dei suoi pezzi così come di altri pezzi forti della canzone italiana per rivisitarli a modo suo.
Si delineano così, da subito, alcuni tratti inconfondibili della sua musica e della sua poetica, come le immagini vivide e figure retoriche come la sinestesia, figlie di emozioni sincere e sentite nel profondo dell’animo e i “temi ricorrenti” che ritorneranno durante tutta la sua produzione, schizzi di vita comune, popolana, episodi, gesti simbolici densi di significato e figure umane caricaturizzate tra il serio e il grottesco, con melanconia, al limite dello scherzo che a volte viene materializzato anche con giochi di parole o improbabili neologismi simili a filastrocche linguistiche.
Paolo Conte si delinea per questo, e grazie anche al suo vocione roco e profondo e al suo fare schivo come un chanteur decadente e distaccato, capace di ricavare dal pianoforte, naturale appendice delle sue magiche dita, ritmi che dal jazz classico di piglio quasi filologico sanno spingersi fino alla musica latina e a ballabili, come tango, bolero, jive.
A completare la prima trilogia, un altro omonimo, fatto di pezzi finalmente personalissimi tra i quali sono annoverati i suoi primi classici (“Diavolo Rosso”), e Un Gelato al Limon, album dal suono più corposo e dai toni impressionisti. Compaiono già i riferimenti al ciclismo, del quale è grande tifoso, alla figura del “curatore fallimentare”, altamente autobiografica, e al suo immaginario di riferimento, quello della Parigi di inizio novecento, punto d’incontro e di fermento culturale di tutte le avanguardie. Trovano spazio in questi album anche alcuni pezzi che andranno a comporre la “tetralogia del Mocambo”, assunta a metafora dell’intera opera dell’artista.
La trilogia che segue (Paris Milonga, Appunti di Viaggio, e di nuovo Paolo Conte) segna invece una deviazione, caratterizzata da un’apertura stilistica a cui si devono danze latino-americane, madrigalismi, contrappunti di chitarra ma anche semplici ballate piano-voce e notevoli aperture melodiche, in cui lo stile di Conte, la qualità della sua composizione e la coesione interna agli album vanno consolidandosi. In questi lavori compaiono emozioni e ritratti vividi ma anche una parte più scura del cantautore, intimista e meditabonda, e strumenti quali vibrafono, sax e synth. Il tema che emerge principalmente è quello dell’uomo-scimmia, cioè il ballerino jazz nelle comunità nere.
Aguaplano, un lp doppio, di transizione, in cui prevalgono cabaret jazz e auto-ironia esce nel 1986, compreso tra due album live che raccolgono le testimonianze dei suoi trionfi anche in campo internazionale.
La fertilità per Paolo ritorna con il dittico successivo, fatto di due opere complementari e che occupano un posto di rilievo nella sua produzione. Parole d’Amore Scritte a Macchina si dà ad un ulteriore sperimentalismo e accoglie fiati che sbottano, synth e sequencer, archi e chitarre assieme ad un Conte fatalista fino all’eccesso. Novecento mostra un altissimo livello di fusione di generi tra i più diversi, il tutto sempre ricondotto nell’umore artistico di inizio secolo.
Ancora un altro live, qualche best of e Una Faccia in Prestito, del 1995, un altro “ripensamento” condotto dalla tromba in sordina, pregnante negli arrangiamenti, prima che Conte possa realizzare un progetto a cui pensa e lavora da anni, un’operetta che permette all’artista di unire le sue due grandi passioni: il jazz e la pittura.
Razmatazz si compone di disegni e tavole realizzati da Conte di proprio pugno, sincronizzazioni audio-video, multiproiezioni e ovviamente di una colonna sonora in tema. Un lavoro che mette in scena figure simboliche, mitologiche ed assomiglia ad una parata universale del mondo dell’arte e viene proposto dal vivo tramite installazioni in diversi stati esteri prima che in Italia.
Dopo molti anni, nel 2004, il cantautore ritorna ad incidere un disco in studio, Elegia, che si caratterizza come notturno e disilluso, ruvido e privo di effetti retorici e passa in rassegna un’ampia gamma di umori e sensazioni interiori.
Psiche è il lavoro più recente di Paolo Conte e si pone come una sorta di rendicontazione della sua opera, senza far mancare un tocco di modernità ad amalgamarsi con la vecchia classe, segno di un ritrovato entusiasmo che lo porterà inoltre a collaborare con l’artista multimediale Valerio Berruti per la sonorizzazione del mediometraggio animato “La Figlia di Isacco”.
L’album è stato pubblicato a fine 2008, prima che l’artista piemontese si imbarcasse in questo nuovo lungo tour certamente destinato a rinverdire i fasti delle numerose date all’Olympia di Parigi (Conte è divenuto un artista di culto in Francia, sua patria “ideale”, molto prima che in Italia) e al mitico tempio del jazz Blue Note di New York, tour che tocca la città di Ferrara per un evento prezioso e imperdibile nella sua eccezionalità.
“So che al mio pubblico piace fare un tuffo in tutto il repertorio. In scaletta ci saranno anche brani del nuovo disco, Psiche, ma non deluderò i miei spettatori”, ha annunciato Paolo Conte in una recente intervista. Sul palco, al suo fianco, tanti amici di vecchia data: la sezione fiati di Claudio Chiara e Luca Velotti è arricchita dall’oboe e dal fagotto di Lucio Caliendo, “Strumenti d’accademia che danno un tocco di raffinatezza in più” spiega Conte. Jino Touche al contrabbasso, Daniele De Gregorio alle percussioni e alla marimba, Daniele Dall’Omo alla chitarra, Massimo Pitzianti fra fisarmonica, clarinetto e pianoforte e al violino Piergiorgio Rosso.

Gli ultimi biglietti saranno disponibili sabato, dalle 9:00 alle 18:30, esclusivamente presso gli uffici di Arci Ferrara (contrada della Rosa, 14, tel. 0532-241419) e all'ingresso di piazza Castello a partire dalle ore 19:00.


PAOLO CONTE
Piazza Castello – Ferrara
Sabato 27 giugno - ore 21:30
Ingresso:
Platea I° ordine, posti a sedere numerati: 60 euro + diritti di prevendita (ora esauriti)
Platea II° ordine, posti a sedere numerati: 50 euro + diritti di prevendita
Posti a sedere non numerati: 40 euro + diritti di prevendita
Info: 0532-241419
Ulteriori informazioni sono reperibili presso il sito web della rassegna: www.ferrarasottolestelle.it
Risorse in rete: www.paoloconte.it
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