FESTIVAL INTERNAZIONALE - Aperto ufficialmente il festival sotto il segno della giornalista russa Politkovskaja

02/ott/2009 15.33.09 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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Aperto ufficialmente il festival sotto il segno della giornalista russa Anna Politkovskaja
'Se non c'è libertà di stampa, quel paese non è libero'


02-10-2009

“Saranno giornate intense e ci auguriamo che tutto vada nel migliore dei modi”. Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale ha aperto il festival con poche parole, pronunciate sottovoce quasi per non enfatizzare una cerimonia di avvio che di lì a poco avrebbe ceduto la ribalta a un toccante momento di incontro con la giornalista messicana Adela Navarro Bello, prima vincitrice del premio giornalistico intitolato ad Anna Politkovskaja. Prima della consegna del premio sono intervenuti in apertura di Festival anche il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani - arrivato in ritardo perchè ha incontrato 'fuori programma' un gruppo di lavoratori a rischio licenziamento di una azienda che opera all'interno del polo chimico - che ha sottolineato come “Internazionale debba sentirsi a casa propria in questa città, un ambiente fatto di persone preparate, di professionalità giornalistiche, di associazioni di volontariato molto attive. Internazionale è una casa comune per parlare liber! amente di quanto accade nel mondo”. “Ferrara era definita da importanti uomini di cultura la 'città del silenzio' – ha aggiunto il sindaco - ; ora ce n'è meno e qualcuno non è contento. Non ritengo che Ferrara vada 'sprovincializzata', penso invece che abbia bisogno di appuntamenti come questo che ci fanno crescere e riflettere sui fatti. Mi auguro che questo appuntamento possa durare nel tempo”.
“Il festival apre una grande finestra sul mondo - ha detto Walter Dondi della Fondazione Unipolis - per capire cosa accade. Non ci sentiamo sponsor di questa iniziativa ma partner, perchè condividiamo il progetto e i valori che ne stanno alla base: integrazione, conoscenza e discussione libera”.
“Medici Senza Frontiere, che festeggia i 10 anni del Nobel ricevuto, nasce nel 1971 grazie a un gruppo di medici e di giornalisti – ha sottolineato infine Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF – che all'azione medica e ai principi di indipendenza e neutralità hanno unito un'importante azione di testimonianza e denuncia delle ingiustizie che vengono commesse contro i popoli. Questo è il nostro forte legame con il mondo dell'informazione”

IL PREMIO GIORNALISTICO ANNA POLITKOVSKAJA
“Anna era una delle nostre migliori firme – ha detto Giovanni De Mauro introducendo il premio – e in questi giorni, qualche anno fa (il 7 ottobre del 2006) Anna è stata uccisa”
Il premio giornalistico intitolato alla giornalista russa è stato proposto agli organizzatori nelle precedenti edizioni del festival dall'ex sindaco Gaetano Sateriale che insieme a loro ha poi concepito “un premio dedicato ai giovani giornalisti che si siano distinti per aver svolto inchieste difficili e pericolose per la propria vita”. Sateriale ha ripercorso le tappe fondamentali della vicenda legata all'assassinio della Politkovskaja, una morte che non ha ancora colpevoli che ha visto annullare un processo nel quale “sono stati individuati solo presunti complici e non i mandanti”. Ora il processo sarà riaperto ma “parte dagli stessi indizi”, ha commentato Sateriale .
“Il caso di Anna Politkovskaja è un caso emblematico, conosciuto in tutto il mondo e non certo l'unico. L'insofferenza verso la libertà di stampa e nei confronti dei giornalisti sta crescendo anche in aree 'vicine' a noi. Il potere politico – ha aggiunto Sateriale - mal sopporta la libertà di stampa e questo premio costituisce una piccola ma significativa risposta”.
Quest'anno il premio è stato assegnato alla giornalista messicana Adela Navarro Bello

Questa le motivazioni della giuria, lette al pubblico dall'ideatore del premio:
“Vincitrice dell'edizione 2009 del premio giornalistico Anna Politkovskaja è la giornalista messicana Adela Navarro Bello.
Adela Navarro Bello è nata nel 1968 a Tijuana, dal 2006 dirige il settimanale Zeta, una delle più prestigiose riviste messicane, che si occupa regolarmente di criminalità organizzata, narcotraffico e collusione tra politica e cartelli della droga nello stato di Tijuana, alla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti. Navarro Bello scrive una rubrica settimanale chiamata Sortilegioz e conduce insieme alla sua redazione un accurato
lavoro investigativo. Vive sotto scorta per aver ricevuto intimidazioni e in seguito al grave ferimento in un attentato del fondatore di Zeta Jesùs Blancornelas, in cui ha perso la vita un uomo del servizio di sicurezza. Tijuana, città di frontiera nello stato di Baja California, è uno dei punti caldi della guerra tra narcos e governo messicano. Secondo fonti governative statunitensi ogni anno arrivano negli Stati Uniti carichi di droga per un valore di 14 miliardi di dollari attraverso la frontiera con il Messico. Tijuana è una dei punti di smercio di questo carico verso gli Stati Uniti, il mercato della droga più grande del mondo. Con il rafforzamento del controllo della frontiera da parte delle autorità
statunitensi, il mercato interno messicano delle città al confine è proliferato e la battaglia dei cartelli del narcotraffico per il controllo del territorio si è inasprita. Nel 2008 in Messico 5mila persone sono rimaste uccise, a Tijuana ci sono stati più di settecento omicidi. Nel 2009 il Messico è stato dichiarato dalla Società della stampa interamericana (Sip) il paese più pericoloso di tutta l'America Latina per i giornalisti. Dal 1995 nel paese sono stati uccisi più di cento giornalisti e operatori dell'informazione. La redazione del settimanale Zeta ha pagato un prezzo molto alto per il suo impegno investigativo: nel 1988 Héctor Félix Miranda, condirettore del giornale, è stato assassinato mentre andava al lavoro. Nel 1997 Jesùs Blancornelas, fondatore della rivista è stato assalito e ferito gravemente da un commando armato, la sua guardia del corpo è stata uccisa nell'attentato. Nel 2004 l'editore Francisco Javier Ortiz Franco è stato ucciso dai sicari del narcotraff! ico. Tutti questi omicidi sono rimasti impuniti. Navarro Bello nel 2007 ha vinto il premio internazionale per la libertà di stampa del comitato per la protezione dei giornalisti minacciati e nel 2008 il premio Ortega y Gasset per il giornalismo.”

Adela Navarro Bello ha ricevuto il riconoscimento, fra gli applausi di una sala gremita di giovani e adulti, dalla sorella della Politkovskaja Elena Kudimova. “Anna è morta per nascondere la verità – ha detto la giornalista messicana – . Questi omicidi non devono rimanere impuniti e tutti dobbiamo sperare che i responsabili vengano individuati e processati. Questo premio è per me e peri miei colleghi messicani un forte sostegno internazionale per quello che sta accadendo, per i rischi che stiamo correndo ogni giorno, per le forti pressioni e per gli omicidi che stiamo subendo, tutto ciò per non consentirci di raccontare i fatti che accadono nel mio paese”.
“Noi andremo avanti e non vogliamo essere considerati martiri perchè cerchiamo di fare il nostro lavoro, che è anche la nostra passione; se in un paese non c'è libertà di scrivere, quel paese non è libero”.
“In Messico non c'è una guerra dei cittadini per i diritti, ma una guerra che vede vincere il narcotraffico e la criminalità organizzata poiché il governo è inefficiente e non è stato in grado di garantire i diritti e la libertà dei cittadini del Messico e dei suoi giornalisti”.

Anche la sorella di Anna Politkovskaja è intervenuta per esprimere gratitudine nei confronti degli organizzatori del premio e di chi come la vincitrice di quest'anno, fanno di tutto per raccontare i fatti così come si svolgono alla gente. “Molti paesi nel modo ricordano il lavoro di Anna – ha affermato - ma è la prima volta che viene associato il suo nome a un premio sul giornalismo investigativo”.
Alla fine della cerimonia di premiazione l'ex sindaco Sateriale ha ricordato che Ferrara intitolerà ufficialmente nei prossimi mesi una via ad Anna Politkovskaja. Si tratta della nuova bretella stradale che collega la via Copparo nei pressi di Boara. [az]

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Documenti su “Anna Politkovskaja” [*]
Anna Politkovskaja è nata il 30 agosto 1958 a New York, da una famiglia di diplomatici sovietici di nazionalità ucraina di stanza presso l'ONU. Studia giornalismo all'Università di Mosca, dove si laurea nel 1980 con una tesi sulla poetessa Marina Cvetaeva. La sua carriera inizia nel 1982 al famoso giornale moscovita Izvestija, che lascerà nel 1993. Dal 1994 al 1999 lavora come cronista, come responsabile della Sezione Emergenze/Incidenti e come assistente del direttore Egor Jakovlev alla Obščaja Gazeta, oltre a collaborare con altre radio e TV libere. Nel 1998 si reca per la prima volta in Cecenia come inviata della Obščaja Gazeta per intervistare Aslan Maskhadov [militare e politico russo di etnia cecenia, è stato dapprima colonnello dell’Esercito Sovietico, e in seguito un leader politico, terzo Presidente della Repubblica Cecena, uno Stato del Caucaso settentrionale. Dopo il collasso dell’Unione Sovietica in Cecenia nacque un movimento indipendentista che entrò ! in conflitto con la Russia, non disposta a riconoscere la secessione della Cecenia, che si è dichiarata indipendente nel 1991. Tra i motivi dell'opposizione russa vi sono anche la produzione petrolifera locale e soprattutto il passaggio sul territorio ceceno di petrodotti e gasdotti].

A partire dal giugno 1999 fino alla fine dei suoi giorni, lavora per la Novaja Gazeta; nello stesso periodo pubblica alcuni libri fortemente critici su Vladimir Putin, sulla conduzione della guerra in Cecenia, Daghestan e Inguscezia. Spesso per il suo impegno viene minacciata di morte.
Nel 2001, la Politkovskaja è costretta a fuggire a Vienna in seguito a ripetute minacce ricevute via e-mail da Sergei Lapin, un ufficiale dell'OMON (la polizia dipendente direttamente dal ministero degli Interni con emanazioni nelle varie repubbliche russe) da lei accusato di crimini contro la popolazione civile in Cecenia. Lapin viene arrestato per un breve periodo e poi rilasciato nel 2002. Il processo riprende nel 2003 per concludersi, dopo numerose interruzioni, nel 2005 con una condanna per l'ex-poliziotto per abusi e maltrattamenti aggravati su un civile ceceno e per falsificazione di documenti. Proprio in Cecenia la Politkovskaja si reca molto spesso, sostenendo le famiglie delle vittime civili, visitando ospedali e campi profughi, intervistando sia militari russi che civili ceceni. Nelle sue pubblicazioni, non risparmia critiche violente sull'operato delle forze russe in Cecenia, sui numerosi e documentati abusi commessi sulla popolazione civile e sui silenzi e le pr! esunte connivenze degli ultimi due Primi Ministri ceceni, Ahmad Kadyrov e suo figlio Ramsan, entrambi sostenuti da Mosca.
La Politkovskaja gode anche di notevole considerazione negli ambienti ceceni: il suo nome è spesso apparso fra i "negoziatori privilegiati" dalla guerriglia, così come appare fra le personalità impegnate a condurre le trattative durante la crisi del Teatro Dubrovka. [ci si riferisce al sequestro avvenuto fra il 23 e il 26 ottobre 2002 al Teatro Dubrovka di Mosca, nel quale vennero sequestrati e tenuti in ostaggio circa 850 civili da parte di un gruppo di 40 militanti armati ceceni che rivendicavano fedeltà al movimento separatista ceceno chiedendo il ritiro immediato delle forze russe dalla Cecenia e la fine della seconda guerra cecena. Dopo un assedio durato oltre due giorni, le forze speciali russe OSNAZ pomparono un misterioso agente chimico all'interno del sistema di ventilazione dell'edificio facendo irruzione. Secondo stime ufficiali 39 dei terroristi furono uccisi da agenti russi insieme ad almeno 129 ostaggi. Altre stime portarono invece la morte dei civili ad un num! ero superiore alle 200 unità.]

Nel 2003 Anna pubblica il suo terzo libro, A Small Corner of Hell: Dispatches From Chechnya (tradotto in Italia con il titolo Cecenia, il disonore russo), in cui denuncia la guerra brutale in corso in Cecenia, dove migliaia di cittadini innocenti sono torturati, rapiti o uccisi dalle autorità federali russe o dalle forze cecene. Durante la stesura del libro, la Politkovskaja si è avvalsa delle testimonianze anche di militari russi e della protezione di alcuni ufficiali durante i mesi più duri della guerra. Nel settembre 2004, Anna parte per Beslan durante la crisi degli ostaggi [“Strage di Beslan” è il termine con cui ci si riferisce al massacro avvenuto fra il primo e il 3 settembre 2004 nella scuola Numero Uno di Beslan, nell'Ossezia del Nord, una repubblica autonoma nella regione del Caucaso nella federazione russa, dove un gruppo di 32 ribelli fondamentalismi islamici e separatisti ceceni occupò l'edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini. ! Tre giorni dopo, quando le forze speciali russe fecero irruzione, fu la fine di un massacro che portò alla morte di centinaia di persone, fra le quali 186 bambini, ed oltre 700 feriti]. Durante il viaggio viene improvvisamente colpita da un malore e perde conoscenza. L'aereo è costretto a tornare indietro per permettere un suo immediato ricovero. Si suppone un tentativo di avvelenamento, ma la dinamica dell'accaduto non verrà mai chiarita del tutto.

Nel dicembre 2005, durante una conferenza di Reporter Senza Frontiere a Vienna sulla libertà di stampa denuncia: "Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad%altã voûeqcë?f2 che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare."
In un saggio che verrà pubblicato postumo nel 2007, la Politkovskaja scrive: "Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all'estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me. Eppure tutti i più alti funzionari accettano d'incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un'indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all'aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie. Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci"
Nello stesso saggio dice di non considerarsi un magistrato inquirente, ma piuttosto una persona che descrive quello che succede a chi non può vederlo, dal momento che - continua - in Russia i servizi trasmessi in tv e gli articoli pubblicati sulla maggior parte dei giornali sono quasi tutti di stampo ideologico.

Anna Politkovskaja viene ritrovata morta il 7 ottobre 2006 nell'ascensore del suo palazzo a Mosca. La polizia rinviene una pistola Makarov PM e quattro bossoli accanto al cadavere. Uno dei proiettili ha colpito la giornalista alla testa. La prima pista seguita è quella dell'omicidio premeditato ed operato da un killer a contratto. Il mandante è ancora oggi sconosciuto.
L'8 ottobre, la polizia russa sequestra il computer della Politkovskaja e tutto il materiale dell'inchiesta che la giornalista stava compiendo. Il 9 ottobre, l'editore della Novaja Gazeta, Dmitry Muratov, afferma che la Politkovskaja stava per pubblicare, proprio il giorno in cui è stata uccisa, un lungo articolo sulle torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al Primo Ministro Ramsan Kadyrov. Muratov aggiunge che mancano anche due fotografie all'appello. Gli appunti non ancora sequestrati vengono pubblicati il 9 ottobre stesso, sulla Novaja Gazeta.
Durante i funerali del 10 ottobre, più di mille persone - fra cui i colleghi e semplici ammiratori della giornalista - partecipano alla cerimonia funebre. (Tra i partecipanti alle esequie c'è anche il leader politico radicale Pannella, amico personale di Anna Politkovskaja, nonché unico politico italiano a prendere parte).
Nessun rappresentante del governo russo ha partecipato al funerale [Il presidente russo, parlando da Dresda dov’era impegnato in un incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel, ha però chiarito che si è trattato di "un delitto inaccettabile", "un'atrocità che non può rimanere impunita". Parole finalmente dure dopo il lungo silenzio rotto solo da frasi di circostanza. Putin ha quindi ribadito che le autorità intendono fare piena luce sull'assassinio].

Altre notizie...

Anna Stepanovna Politkovskaja (New York 30 agosto 1958 – Mosca 7 ottobre 2006) è stata una giornalista russa molto conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per i suoi reportage dalla Cecenia e per la sua opposizione al Presigeïuÿqï}lla Federazione Russa, Vladimir Putin. Nei suoi articoli per Novaja Gazeta, quotidiano russo di ispirazione liberale, la Politkovskaja condannava apertamente l'Esercito e il Governo russo per lo scarso rispetto dimostrato dei diritti civili e dello stato di diritto, sia in Russia che in Cecenia. Il 7 ottobre 2006, Anna Politkovskaja viene assassinata nell'ascensore del suo palazzo, mentre stava rincasando. La sua morte, da molti considerata un omicidio operato da un killer a contratto, ha prodotto una notevole mobilitazione in Russia e nel mondo, affinché le circostanze dell'omicidio venissero al più presto chiarite.
Da La Repubblica, 10 0tt0bre 2006: Tanti colleghi alla cerimonia per la giornalista uccisa, ma nessun rappresentante delle istituzioni
Da Dresda il presidente esprime per la prima volta una condanna netta: "Atrocità da punire" Putin: "Delitto Politkovskaja inaccettabile" ma il governo russo diserta il funerale Presente alle esequie anche Marco Pannella: "Ci aveva aperto gli occhi"

I funerali di Anna Politkovskaja
MOSCA - Un folla di colleghi e intellettuali, sia russi che stranieri, ma nessun rappresentante di spicco delle istituzioni ha voluto dare oggi l'addio a Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa sabato scorso a Mosca. La camera ardente della reporter autrice di tante inchieste sugli orrori della guerra in Cecenia è stata aperta nel pomeriggio nel cimitero di Troiekurovskoie, alla periferia ovest della capitale. Circa duemila persone, soprattutto rappresentanti del mondo dell'informazione moscovita, corrispondenti stranieri ed esponenti della politica critica nei confronti del Cremlino, si sono messe in fila sotto la pioggia per rendere l'ultimo omaggio alla vittima. Fatta eccezione per il commissario governativo per i diritti umani, Vladimir Lurkin, alla cerimonia era però completamente assente qualsiasi rappresentante di prestigio delle istituzioni russe.
Il presidente russo, parlando da Dresda dove è impegnato in un incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel, ha però chiarito che si tratta di "un delitto inaccettabile", "un'atrocità che non può rimanere impunita". Parole finalmente dure dopo il lungo silenzio rotto solo da frasi di circostanza. Putin ha quindi ribadito che le autorità intendono fare piena luce sull'assassinio.
Stamane anche i giornalisti russi si sono rivolti a Putin con una lettera aperta nella quale lo invitano a seguire personalmente l'inchiesta sulla morte della loro collega. Dall'Italia è arrivato anche Marco Pannella, che conosceva personalmente la Politkovskaja. "Una giornalista - ha ricordato il leader radicale - che ha spalancato i nostri occhi sulla realtà presente più in generale, non soltanto su quella cecena". "Sono venuto qui per una testimonianza - ha aggiunto - E' un dato di fatto che aumentano gli assassinati e gli assassini. Aumenta il potere degli assassini, aumenta il martirio di chi è inerme ma non inerte".
Cerimonie funebri per ricordare Anna Politkovskaja sono previste oggi anche a San Pietroburgo, Ekaterinburg negli Urali, e a Kiev in Ucraina. Intanto la rivista per cui lavorava, la Novaya Gazeta, ha offerto l'equivalente di un milione di dollari di ricompensa per chi troverà i suoi assassini.
"Non rimangono più giornalisti come lei in Russia", ha dichiarato il vice direttore della testata Yaroshevski prendendo la parola al funerale. "Questo è un colpo alla libertà di stampa", ha aggiunto, ricordando la Politovskaja è il terzo morto fra i giornalisti della Gazeta. (10 ottobre 2006)
[s.g.]

fonti [*]
http://www.associazionepolitkovskaja.eu/sito/index.php?option=com_content&task=view&id=26&Itemid=32

http://www.internazionale.it/politkovskaja/

http://blog.panorama.it/mondo/tag/anna-politkovskaja/

http://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Stepanovna_Politkovskaja

http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/giornalista-russa-uccisa/funerale-giornalista-russa/funerale-giornalista-russa.html
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