Madri di srebrenica ricevute in municipio

26/ott/2009 17.14.04 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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"Per non disperdere la memoria di una grande tragedia avvenuta a poca distanza da noi"
Le 'Madri di Srebrenica' ricevute oggi in Municipio dal Sindaco


26-10-2009

“Siamo qui per un momento non convenzionale, ma di grande rilevanza simbolica e sostanziale. Un piccolo gesto, ma intenso, affinchè non si disperda la memoria di una grande tragedia avvenuta a poca distanza dalle nostre case e che rappresenta una ferita inguaribile nella storia dell’umanità.”
Con queste parole il sindaco Tiziano Tagliani ha salutato oggi in Municipio Catic Hajra e Ibrahimovic Advija, rappresentanti dell’associazione “Zene Srebrenice” (Madri di Srebrenica) da anni impegnate ad individuare le cause e i colpevoli del genocidio di diecimila musulmani bosniaci da parte delle truppe serbo-bosniache, avvenuto nella loro città l’11 luglio 1995.
“La memoria storica è un valore troppo importante e che va salvaguardato. Oggi voglio condividere con tutti voi il piacere di onorare queste donne - ha aggiunto il sindaco rivolto ai numerosi presenti in rappresentanza di associazioni locali e Istituzioni - custodi fedeli del ricordo di quei drammatici avvenimenti nei quali hanno perduto tante persone care e ancora più che mai decise nel perseguire verità e giustizia di fronte al mondo intero. A tutte loro e all'associazione che rappresentano vanno la piena solidarietà e l'amicizia dell’Amministrazione e dell’intera comunità ferrarese”.
Catic Hajra e Ibrahimovic Advija hanno poi ricevuto il sindaco Tiziano Tagliani una targa in riconoscimento dell'impegno dell'associazione.
La visita in Municipio della delegazione è stata organizzata in collaborazione con l’associazione di Pieve di Cento “Le case degli Angeli di Daniele”, che il 22 ottobre scorso ha assegnato il premio internazionale “Daniele – Le case degli angeli 2009” proprio alle Madri di Srebrenica in quanto 'testimoni di un genocidio che non si deve dimenticare'.
Al termine dell'incontro in Municipio le due ospiti si sono recate al Cafè de la Paix (piazzetta Corelli 24) per un incontro pubblico sul tema “Le testimonianze di un genocidio”.

LA SCHEDA - Il genocidio operato l’11 luglio 1995 a Srebrenica - città bosniaca protetta dalle Nazioni Unite con la presenza dei caschi blu olandesi - da parte delle milizie serbo bosniache guidate da Ratko Mladic, è fra le peggiori atrocità mai commesse in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel massacro risultano scomparse diecimila persone musulmane bosniache di Srebrenica, di molte delle quali non sono ancora stati ritrovati i corpi mentre a Tuzla, dove ha sede il centro scientifico, si cerca ancora di attribuire un nome ai resti rinvenuti nelle fosse comuni. Dopo la fine della guerra soltanto 3.500 persone (su 37mila abitanti della città) sono ritornate a Srebrenica attualmente parte della Repubblica Srpska. Il Tribunale internazionale dell’Aja ha condannato per genocidio per i fatti di Srebrenica il comandante dell’esercito serbo bosniaco. Ma, pur riconoscendo la natura di genocidio al massacro perpetrato l’11 luglio 1995 nell’enclave musulmana, non ne ha imputa! to la responsabilità alla nazione serba, malgrado proprio la Serbia rendesse disponibile un notevole supporto finanziario e militare alle milizie responsabili dei crimini.
L’associazione civica “Zene Srebrenice” (Donne di Srebrenica) è composta dalle vedove, dalle madri, dalle sorelle e dalle figlie degli scomparsi, opera a Tuzla e si occupa di promuovere la ricerca di verità e giustizia sul genocidio. Il giorno 11 di ogni mese, a Tuzla, l’associazione percorre la città fino alla piazza della Fontana, in centro, portando i drappi con i nomi dei propri cari scomparsi, utilizzando il modello di manifestazione inventato a Buenos Aires dalle madres de Plaza de Mayo che, analogamente, chiedono verità e giustizia sui desaparecidos argentini. L’associazione civica “Zene Srebrenice” ha comprato uno stabile per promuovere un progetto che possa permettere almeno a una decina di famiglie di lavorare e sopravvivere.



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