[COMUNICATI STAMPA]CASE IN VIA MAESTRA DI REDU': LO SBLOCCO DELLA SITUAZIONE DIPENDE DAL COSTRUTTORE

30/mar/2006 04.49.45 Ufficio Stampa Del Comune di Nonantola (MO) Contatta l'autore

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Nella stampa locale è apparsa in questi giorni la notizia del
pericolo di famiglie sul lastrico in conseguenza della chiusura di un
cantiere, per una lite apertasi tra il Comune ed il costruttore.
A tale riguardo è necessario puntualizzare quanto segue:

- il Comune deve vigilare sull’attività edilizia e, qualora riscontri
l’esecuzione di opere abusive, deve intervenire per assicurare il
rispetto delle norme, a tutela non solo dell’interesse pubblico ad un
corretto uso del territorio, ma anche, come nel caso in esame,
dell’interesse dei privati che si sono impegnati nell’acquisto delle
unità immobiliari in corso di realizzazione ed hanno il diritto di
divenire proprietari di un bene, costruito nel rispetto delle norme,
di cui poter godere pienamente e serenamente.

- è pacifico ed incontestabile che la società costruttrice ha
compiuto un abuso edilizio, peraltro in un immobile ricadente in area
assoggettata a vincolo ambientale e ciò è dimostrato dalle stesse
istanze presentate dall’impresa costruttrice, volte appunto a
“sanare” le opere realizzate in assenza di idoneo titolo;
- le famiglie impegnate nell’acquisto delle unità immobiliari in
corso di realizzazione nel cantiere di cui si tratta, hanno avuto
libero accesso, in alcuni casi accompagnate da legale di fiducia,
agli atti ed alle informazioni relativi all’intervento edilizio. I
diretti interessati hanno quindi potuto verificare l’impegno e la
disponibilità dell’amministrazione, e sebbene ripetutamente la
società costruttrice abbia prodotto documentazione incongrua,
numerosi sono stati i tentativi messi in atto dal Comune per cercare
di riportare l’intervento entro i limiti stabiliti dalle norme, per
definire la pratica relativa all’abuso ed evitare, nel limite del
possibile, conseguenze dannose a carico dei soggetti non responsabili
dell’abuso.

- nelle settimane e nei mesi scorsi, sono stati fatti incontri, anche
con le persone indicate in uno degli articoli citati che,
erroneamente, informa che la sanatoria per le case “fuori legge”
potrebbe scaturire da un ulteriore incontro, in merito al quale si
forniscono notizie dettagliate: in realtà il Comune ha già espresso
il proprio parere favorevole alla sanatoria a condizione della previa
esecuzione delle opere di rimessa in pristino e di adeguamento
evidenziate negli elaborati che accompagnano la richiesta del
costruttore e del pagamento della somma dovuta quale oblazione,
calcolata in base alle norme vigenti (pari al doppio della somma
comunque dovuta per l’esecuzione dell’intervento); ma il
provvedimento adottato dal Comune con questo contenuto, nella ricerca
di una soluzione alla situazione venutasi a creare, nel doveroso
rispetto delle norme, è stato impugnato dal costruttore al Tar.

- poiché la questione, così come posta dalla ditta costruttrice
attiene unicamente al calcolo della sanzione, la situazione per le
famiglie potrebbe sboccarsi immediatamente col pagamento
dell’oblazione e con l’esecuzione delle opere così come prescritte;
infatti nessun pregiudizio può derivare alla ditta costruttrice, in
quanto, avendo fatto ricorso al TAR, la società costruttrice, nell’
ipotesi che il giudice dovesse accertare l’erroneità nel calcolo
della sanzione, potrà ottenere la restituzione totale o parziale
dell’importo corrisposto e ogni altro indennizzo. E’ evidente sempre
più come l’unico soggetto cui va addebitata la situazione di
difficoltà delle famiglie che hanno sottoscritto i preliminari di
acquisto, sta nella società costruttrice e non nel Comune, che sta
semplicemente applicando la legge.

Lo sblocco della situazione dipende, quindi, ora dal costruttore.
Resta ferma la disponibilità del Comune, oggi come già avvenuto in
passato, ad esaminare eventuali proposte alternative di soluzione,
purché sia garantito il rispetto delle norme.

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