Lettera su Villa Emma

31/gen/2004 01.50.22 giambattistamoreali Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
 

GIAMBATTISTA MOREALI

 

                              Nonantola, 24/01/2004

Al signor Sindaco di Nonantola.

 

               Secondo certe fonti di stampa, si sta preparando un filmato televisivo ispirato alle vicende degli ebrei fuggiaschi che trovarono asilo nella Villa Emma di Nonantola durante la seconda guerra mondiale, nel pieno svolgersi delle vergognose persecuzioni razziste.

               Figli di uno dei Giusti che presero parte al salvataggio degli ebrei di Villa Emma, mio fratello ed io abbiamo sempre tenuto viva la memoria di quelle vicende penose e drammatiche, eppure non siamo stati richiesti per informazioni dagli autori di questo filmato.

               In verità, i lunghi ripetuti colloqui che noi abbiamo avuto nel corso degli anni con persone interessate a scrivere sull’episodio di Villa Emma non hanno ancora portato a resoconti chiari, limpidi, tutti aderenti al vero. A proposito del filmato in corso d’allestimento, abbiamo letto che esso commuove con la verità e pertanto noi ed i pochi che ancora conoscono buona parte di quella verità, oggi dovremmo credere senza batter ciglio che anche i fascisti hanno aiutato gli ebrei. Un intero paese di diecimila abitanti avrebbe nascosto gli ospiti sventurati di Villa Emma, cosicché tutti, fascisti e non fascisti, secondo quest’ingannevole volgata postmoderna, sarebbero accomunati in quella partita angosciosa, in cui perì anche un ragazzo debole e innocente come Joseph Papo. Non furono tutte rose.

               Noi dovremmo accettare senza turbamento che uno di quegli uomini braccati, il signor Markus Silberschatz, che era Schocky per gli amici e Marco per tutti, ora sia qualificato e descritto come truffatore falsario senza ideali, chiuso in un cappottone da gangster, i capelli lucidi di brillantina... un cialtrone.., con un giudizio ricalcato su vieti stereotipi di un repertorio di maniera che appare subdolo, ingeneroso, opportunistico, corrivo e vagamente razziale nella sostanza. Per un altro verso, non ci sembra che le connotazioni negative attribuite ai cappottoni e alle brillantine si richiamino ad orizzonti culturali smisurati. In verità, la sua conoscenza delle lingue, l’energia, la vivacità, l’iniziativa, l’allegria e la simpatia di Marco lo resero subito un personaggio popolare fra i nonantolani ed è certo che senza di lui e senza la sua capacità di cavarsela gli ospiti di Villa Emma avrebbero sofferto ancora di più. Grazie anche a lui, gli ebrei di Villa Emma se n’andarono da Nonantola senza debiti insoluti e lasciarono in paese un grato ricordo. Egli trovò anche modo di aiutare dei nonantolani.

               Del signor Marco Silberschatz si pubblica ora un giudizio offensivo preconcetto e inconsiderato. Qualcuno afferma in un suo articolo di giornale che Marco era un uomo disonesto e senza ideali, però ignora che quello stesso Marco fece erigere, con un atto di pietà commovente, la stele di granito in memoria dell’infelice e carissimo professor Georg Boris Jochvedson, compagno di sventura e di peregrinazioni durante la persecuzione e fino al 1947, quando questi morì nell’ospedale di Merano senza poter tornare alla sua carriera di musicista insigne, stroncata dall’odio razzista.

               Ora il signor Markus Silberschatz è morto e giace indifeso nella lontana California.  Ci addolora molto sapere che è diffamato senza ritegno da qualcuno che non lo ha mai conosciuto, ma intende lucrare all’ombra di una buona causa.

               Purtroppo, fino ad oggi, anche i titoli di stampa che trattano le sventure degli ospiti ebrei di Villa Emma e il dramma che li riguarda sono sempre difformi dalla realtà, ormai sdilinquita a fiaba e a sogno per opera di chi ha sempre fretta di raccontare e crede d’aver capito tutto. In quest’aura intellettuale gli adulti e i ragazzi di Villa Emma cambiano connotazione e sfumano in bambini e perfino in cuccioli. Essi crescono di numero e sono diventati più di cento e di questo passo, in un territorio occupato dalla Wermacht, essi sono salvati da un intero paese di diecimila anime in ragione di un ebreo ogni cento abitanti, una specie di sublimazione da paese reale a paese ideale, dove i fatti quasi si esprimono in linguaggio matematico secondo potenze di dieci.

               Senza rendersi conto dell’inverosimiglianza, si è scritto che don Beccari e il dottor Moreali avevano addirittura una stamperia per fabbricare documenti falsi, e che il timbro a secco cesellato da Primo Apparuti sarebbe stato fatto per gli ebrei di Villa Emma, quando invece servì per mettere al sicuro cittadini italiani e numerosi ebrei che da ogni parte e pochi per volta continuavano a venire in cerca di coloro che si erano già rifugiati oltre confine. Nel Seminario di Nonantola, occupato dalla posta militare germanica, essi trovarono tutti un aiuto temerario che li salvò, ma di loro si sono perse le tracce per il mondo. Molti di loro non sono più in vita.

               Si dimentica spesso di ricercare e di rispettare la verità nuda e cruda. Essa non tollera abbellimenti né orpelli. I travisamenti, i travestimenti e le mascherature sono artifici menzogneri e traditori che ottenebrano i cuori e le menti e corrompono la società. Non è chiaro con quanta malizia s’intenda giungere a questo risultato meschino e pericoloso, ma di sicuro la strada che vi conduce è quella di tramandare le brutture di un periodo orribile della storia recente con meccanismi devianti che finiranno per avere il sopravvento, quando esse saranno percepite dai più come fatti edulcorati e contraffatti, in virtù del paradosso di Tolstoij, per il quale l’arma più potente dell’ignoranza sarebbe la carta stampata.

               L’evitare di tener conto dei testimoni dei fatti, il tacere notizie, il divulgare bugie e mezze verità, l’abusare di luoghi comuni e il tagliar fuori chi evita l’ostentazione e il vanto dei propri meriti, sono mezzi con cui si può spacciare disinformazione a danno di alcuni e a vantaggio di altri.

               In tale modo insidioso non potranno mai essere valutati i veri meriti dei singoli e, soprattutto, non potranno mai venire in luce ed essere di buon esempio i profondi meriti della nostra cara grande e vecchia cultura contadina che ha formato i nonantolani e di cui tutti noi siamo figli. Essa è sottesa a tutto l’episodio di Villa Emma e l’intesero benissimo gli infelici che furono aiutati. Essa va difesa e conosciuta e valorizzata come nostro bene prezioso: se noi oggi non riusciamo più a vedere ciò che davvero eravamo nel passato, non possiamo neppure capire il presente e, se certi aspetti del passato ci sembrano inconcepibili, è perché i fatti diventano favole prive della verità, brutte, senza poesia e chiuse al futuro.

               Non è bene lasciare che i bilanci delle fabbriche dei sogni abbiano il sopravvento su tutto e finiscano per rendere inverosimile e banale un episodio vero, drammatico, esemplare, che si svolse tutto senz’armi, senza spargimento di sangue, ma fa anche piangere la fine atroce di un innocente che si affacciava alla giovinezza e non poté essere portato in salvo.

               Abbiamo fiducia che le ragioni e le motivazioni che ci hanno spinto a formulare questa nostra lettera possano essere comprese appieno, giustificate ed accolte nello spirito che l’argomento richiede.

 

 

                                          Porgiamo rispettosi e cordiali saluti.

                                          GIAMBATTISTA e GIANCARLO MOREALI

 

 

 

 

 

 

GB. Moreali, Via Piave 7, 41015 Nonantola (MO) e-mail gianbattista.moreali@virgilio.it

GC. Moreali, Via Schiavonesca 33, 31040 Nervesa della Battaglia (TV)

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl