Nozze di Diamante ad Anguillara

Sessanta anni fa si sposarono nella chiesa di Santa Maria Assunta di Anguillara.

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21/nov/2005 19.21.30 Comune di Anguillara Sabazia Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA
Nozze di Diamante ad Anguillara

Domenico Ciccotti ed Evelina Rossi festeggiano il loro sessantesimo anno di matrimonio

Sessanta anni fa si sposarono nella chiesa di Santa Maria Assunta di Anguillara. Era il
26 novembre del 1945. A celebrare il rito il parroco storico del paese Don Angelo
Zibellini. Considerati i tempi (si era nell’immediato Dopoguerra) le nozze furono
semplici. Un pranzo per pochi intimi all’osteria dell’Abruzzese e poi il “viaggio di
nozze” a Roma in via delle Fornaci, ospiti di parenti per qualche giorno. Il regolo più
ricco furono un paio di lenzuola. Coppia felice quella dei due anguillarini Domenico
Ciccotti, 83 anni detto “Cavalletta”, e Evelina Rossi, 79 anni che il prossimo 27
novembre celebreranno nella stessa chiesa della Collegiata di Anguillara dove si sono
sposati nel 1945 le nozze di diamante: sessanta anni di matrimonio esatti. Con loro gli
otto figli, cinque femmine e tre maschi e una schiera di nipoti. La coppia per molto
tempo ha abitato al centro storico “Al pratuccio” e si è trasferita ora a Osteria Nuova
sull’Anguillarese nel territorio di Roma.
Il segreto di un’unione così solida? “Abbiamo collaborato e tribolato insieme”, risponde
Memmo. “Con le gioie ci siamo divertiti, con i dispiaceri si piangeva”. Evelina è stata
sempre casalinga mentre Memmo si è guadagnato i sold per mantenere la famiglia numerosa
facendo prima, per 24 anni, il cameriere e poi, per altri 24 anni, l’artigiano
realizzando cornici e piccoli mobili in legno.
“Mia moglie - dice Memmo - è malata per la cucina. Cucina sempre. Il mio piatto preferito
sono gli gnocchi”.
Tradizione vuole che nei vari anniversari di nozze la famiglia festeggi oltre che con la
messa, anche con un pranzo e musica. La colonna sonora è stata un po’ la melodia di Pino
Pontuali, organettista che ha scritto per loro anche, in occasione delle Nozze di
Diamante, una composizione in versi.


A Memmo e Evelina

Benché c’era la guerra fù rapito
Da quer viso sereno, l’occhi belli,
l’onesto portamento e quei capelli:
l’amore che sentì era ’nfinito.

Decise d’aspettarla a la fontana,
je disse quello che se sentiva in core:
parlo co’ l’uno e l’altro genitore,
se la sposò e la fece sua sovrana.

’sta donna, che Evelina fa de nome,
fiera e regale sempre nell’aspetto,
moje perfetta e madre de rispetto,
lo fece riga’ dritto (e io so come).

Infatti Memmo, sempre ’nnmaorato,
pe’ lei sempre darebbe la sua vita,
pe’ lei che leni ’gni sua ferita,
pe’ lei che solo lui ha sempre amato.

E mo che so’ passati sessant’anni,
’na vita costruita sull’amore,
ch’ha fatto supera’ qualche dolore,
che pure guarirà li nuovo affanni.

’n pensiero je ce rode nel cervello:
che cor suo modo d’affronta’ la vita,
lui l’abbia qualche volta un po’ ferita,
che lei se meritava più de quello.

E ’nvece s’ha da fasse persuaso
che Evelina è così che lo voleva:
un faro nella notte che splendeva,
certezza d’un futuro luminoso.

E solo da ’sta coppia si affiatata
poteva scaturi’ sta gran genia
ch’ha generato più d’una famija
de gente onesta, bella e rispettata.

Pino Pontuali 2005

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