ROM: MUNICIPIO XV TERRITORIO DI CONQUISTA

11/apr/2007 19.10.00 Daniel Tagliaferri - Consigliere Municipio Roma XV Contatta l'autore

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ROM o ROM-ANI?
Municipio XV , territorio di conquista

Microcriminalità, baraccopoli, nessuna garanzia di tutela della salute
pubblica: questo è quanto ha prodotto in questi ultimi dieci anni la
politica di centro sinistra nascondendosi dietro una falsa tolleranza e
solidarietà. E intanto i cittadini sono costretti a scappare dal proprio
quartiere....

E’ questa la realtà che vive il Municipio XV ed in particolare il quartiere
della Magliana ormai sempre più condizionato dalla notevole presenza rom sul
territorio.
Se consideriamo che a distanza di dieci anni ancora non si sono verificati
miglioramenti nel processo di integrazione culturale, tanto meno nella
promozione della salute per questi popoli erranti, è lecito pensare che
qualcosa non abbia funzionato nella politica attuata dal centro sinistra a
favore della popolazione nomade.
Nell’anno 2000, infatti, veniva realizzata, nel nostro Municipio,
un’imponente struttura nata per ospitare circa 200 rom provenienti dal campo
“Casilino 700” che nel frattempo veniva smantellato.
Furono installati containers da 40mq, tutti dotati di acqua, luce e servizi
igienici individuali; la mancata regolamentazione dei tempi di permanenza al
campo ha permesso alla popolazione rom di dare il via ad una
incontrollabile sedentarizzazione che ha determinato, all’interno del campo,
un incremento demografico stimato intorno alle 700 unità.
In tale area sono sorte, di conseguenza , problematiche legate alle
condizioni socio-abitative degli occupanti, dove non esistono le minime
condizioni igienico sanitarie.
E’ questa la solidarietà e la tolleranza nei confronti degli immigrati tanto
manifestate dalla sinistra?
La situazione ormai è fuori controllo ed il centro-sinistra continua a
finanziare progetti a favore dei campi nomadi, come quello della Magliana
(90.000 euro per l’anno 2007) che risulta non essere più idoneo al
compimento del progetto iniziale, sia da un punto di vista strutturale che
gestionale.
L’Associazione che attualmente gestisce il campo rom individuò nel
cambiamento dello stile di vita del popolo nomade il requisito fondamentale
per un’integrazione culturale con i residenti, senza considerare che le
etnie nomadi hanno come principale caratteristica culturale la tendenza a
distaccarsi dalla società ospitante, facendo leva sulla propria attitudine
conservatrice.
Sono stati spesi milioni di euro ed i risultati di oggi sono questi: basso
numero di nomadi censiti rispetto alle reali presenze, come bassa è la
percentuale di bambini rom iscritti alla scuola dell’obbligo sempre più
orientati verso attività legate alla microcriminalità. Le ASL continuano ad
informarci sulle assurde condizioni igienico - sanitarie dei numerosi
insediamenti abusivi che sorgono quotidianamente accertando patologie
infettive che minano la salute pubblica.
L’aspetto contraddittorio in questa vicenda è dato dal fatto che il centro
sinistra ci parla di nomadi ormai residenti nel nostro Municipio da oltre 10
anni ma allo stesso tempo continua ad investire denaro pubblico per erogare
servizi che risulterebbero giustificati solo se destinati a favore di una
comunità realmente nomade.
Perché allora continuare a stanziare ingenti somme per una popolazione che
non ha più caratteri di transitorietà e provvisorietà propri di una cultura
nomade? Perché possono continuare a beneficiare di contributi se vengono
considerati residenti da molti anni?
Da qui nasce la proposta di Alleanza Nazionale di definire lo status
giuridico del nomade, fissare preventivamente un periodo massimo di
permanenza nel nostro territorio, creando delle aree di permanenza
temporanea al di fuori dei centri abitati.
Occorre regolamentare l’accesso dei nomadi nel nostro paese, attuare
un’attività volta ad un attento censimento dei rom presenti, monitorare i
loro spostamenti, adottare rigide regole all’interno dei campi attrezzati
che se violate prevedano il loro immediato allontanamento.
E’ riconoscendo la provvisorietà come aspetto peculiare della cultura nomade
che si può garantire a tali popolazioni una dignitosa permanenza nel nostro
territorio e solo in questo senso gli investimenti a loro favore
troverebbero una giustificata utilità.
I residenti hanno il diritto di poter vivere il proprio quartiere,
pretendendo sicurezza e servizi adeguati alle reali necessità, e non dover
essere costretti a fuggire dalle proprie abitazioni, che rappresentano i
sacrifici e i risparmi di una vita, per di più condizionate nel loro valore
economico dall’attuale critica situazione.
Ci auguriamo che la sinistra riesca finalmente a comprendere la figura del
nomade nella sua totalità perché solo in questo modo uscirà
dall’imbarazzante equivoco che vede nei rom i soli cittadini di Roma.


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