L’on. Gigli si dimette, vittoria Radicali Roma

17/set/2005 14.05.10 Associazione Radicali Roma Contatta l'autore

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L’on. Gigli è stato costretto a dimettersi dalla carica di deputato
grazie all’azione popolare promossa dall’Associazione Radicali Roma.


Roma, 16 settembre 2005

L’on. Gigli, nell’intervista rilasciata sul sito tusciaweb.it in cui
annuncia le sue dimissioni, continua a confermare il proprio
disinteresse per la legge dichiarando:

"Mi sono andato a guardare la legislazione che riguarda le
incompatibilità. E’ una cosa che mi diverte andare a controllare le
regole. E va detto che non è affatto vero che le dimissioni vadano date
dieci giorni dopo l'elezione. La tempistica è diversa. Prima le due
istituzioni coinvolte dovrebbero attivare le proprie procedure,
intimando al soggetto interessato di dimettersi da una delle due
cariche. A quel punto sarebbe possibile l'azione popolare. Ma qui stiamo
in una situazione in cui né la Camera né la Regione hanno fatto nulla. E
quindi neppure l'azione popolare può, a mio parere, avere una sua
validità, in base alla normativa. In ogni caso i famosi dieci giorni
partono da quando l'azione popolare viene notificata. Ed a me è stata
notificata solo l'8 settembre. Ripeto, in ogni caso non mi sembra, che
in base alla normativa, l'azione popolare possa essere valida".

Peccato che l’art. 6, comma 4, della legge 154 del 23 aprile 1981 (Norme
in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di
consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in
materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario
nazionale) recita: “La cessazione dalle funzioni deve avere luogo entro
dieci giorni dalla data in cui è venuta a concretizzarsi la causa di
ineleggibilità o di incompatibilità”.

L’onorevole, inoltre, dovrebbe fare i conti con le sentenze della Corte
Costituzionale n.357/’96 e n.235/’89 per le quali non corrisponde a
verità che l'azione popolare si può fare solo dopo che le Giunte delle
Elezioni di Camera e Consiglio regionale hanno esaminato il caso.

Disposti a tutto pur di giustificare un chiaro disinteresse per la
Costituzione.

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