Esenzione ICI approvata al senato per gli immobili della chiesa destinati ad attività commerciali: Comune di Roma meno 5 milioni di euro all’anno?

06/ott/2005 20.34.39 Associazione Radicali Roma Contatta l'autore

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- RadicaliRoma

Mentre nella seduta del 29 settembre scorso, la Sottocommissione
Bilancio del Senato aveva reso il prescritto parere sul testo del
decreto-legge 17.08.2005, n.163, proponendo la soppressione per
violazione dell’articolo 81 della Costituzione, ossia per mancanza di
copertura finanziaria, dell’articolo 6 sull’esenzione ICI per gli
immobili ecclesiastici anche di natura commerciale, d’improvviso, nella
seduta di ieri, a seguito a pressioni governative e clericali, spacciate
come valutazioni più approfondite, il precedente parere è stato
completamente ribaltato ad opera della maggioranza, sul presupposto che
il suddetto articolo recherebbe norme meramente interpretative, essendo
già riconosciuta, di fatto, l’agevolazione ICI ivi prevista ai soggetti
interessati e limitandosi la disposizione richiamata a risolvere le
situazioni di contenzioso in atto. Come conseguenza di ciò la norma è
arrivata all’esame dell’ Aula.

L’Associazione Radicali Roma non condivide l’affermazione che l’articolo
6 riguarda una misura interpretativa volta a regolare un contenzioso già
insorto, ritiene invece che la norma introduca una nuova agevolazione.
Infatti, a legislazione vigente, non esiste alcuna norma che esenti dal
pagamento dell’ICI immobili destinati allo svolgimento di attività
commerciale. L’articolo 6 del decreto-legge n. 163 del 2005 prevede,
invece, l’esenzione dall’ICI nei casi di immobili utilizzati per le
attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura
di cui all’articolo 16, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio
1985, n. 222, pur svolte in forma commerciale se connesse a finalità di
religione o di culto.

Suscita, quindi, forti perplessità questa decisione della maggioranza,
in quanto, senza addurre giustificate motivazioni, si rivede una
decisione già adottata dalla Commissione. A ciò si aggiunga che la
maggioranza, ove intenda perseguire l’intento di approvare comunque la
norma, in quanto ne ritiene condivisibile il merito, avrebbe potuto
prevedere un’adeguata copertura delle spese connesse all’articolo in
questione, cosa che invece non è stata fatta. Non è accettabile e
costituirà un pericoloso precedente, che vi sia un mutamento delle
decisioni assunte dalla Commissione, dettato soltanto da una pressione
politica, senza un fondamento di carattere tecnico portato a
giustificazione ed è paradossale che il sottosegretario Maria Teresa
Armosino abbia ribadito che l’articolo 6 non produce effetti finanziari
negativi per la finanza pubblica.

Inoltre non si tratta di una norma interpretativa, in quanto, con la
sentenza n. 4645 del 2004, la Cassazione ha affermato che l’esenzione
ICI non spetta agli enti ecclesiastici se gli immobili sono destinati ad
attività commerciale, per nulla rilevando la qualità ecclesiastica del
soggetto proprietario, bensì l’effettiva attività in essi svolta. E’ del
tutto evidente che, in questo caso, non possono tacersi gli effetti
distorsivi che la norma comunque produrrebbe sul mercato, tenuto conto
anche del fatto che un’agevolazione di questo tipo, riconosciuta
soltanto agli enti ecclesiastici e riferita ad esempio ad immobili
adibiti all’assistenza degli anziani, costituirebbe un vantaggio che
spiazza tutti gli altri operatori privati nello stesso settore. Questa
norma è incostituzionale anche perché avvantaggia la sola Chiesa
cattolica, escludendo questo tipo di esenzione per i beni immobili delle
altre confessioni religiose che hanno stipulato intese con lo Stato
italiano. Dal punto di vista della finanza comunale, inoltre i vantaggi
verrebbero riconosciuti in modo estremamente sperequato sul territorio
considerata la prevalenza nelle grandi città di immobili ai quali
verrebbe riconosciuta l’agevolazione.

La Casa delle libertà dovrà assumersi la responsabilità politica di
distogliere una quota di gettito destinato agli enti locali per favorire
gli enti ecclesiastici. Alla luce della recente presentazione del
disegno di legge finanziaria per l’anno 2006 e del conseguente contrasto
politico tra amministrazioni centrali e sistema delle autonomie, desta
forti perplessità questa iniziativa della maggioranza di affrontare il
confronto su questi temi, ancor prima dell’inizio dell’esame dei
documenti di bilancio, sostenendo una norma suscettibile di determinare
una riduzione del gettito ICI dell’ordine del 3 o 4 percento, secondo
stime non ufficiali ma ragionevoli.

Inoltre dal 1992 ad oggi, i comuni hanno necessariamente incassato le
somme a titolo di ICI sui fabbricati degli enti ecclesiastici adibiti
allo svolgimento delle attività commerciali, pertanto in caso di
approvazione definitiva della norma vi sarebbero dei riflessi negativi
sulla finanza pubblica legati alla restituzione delle somme già
incassate per gli anni precedenti.

Destano allarme le dichiarazioni fatte oggi in Aula dal Sen. Morando dei
DS, il quale ha riferito di un colloquio avuto con funzionari del
Comune di Roma, i quali gli avrebbero rappresentato il fondato timore
che, per il solo Comune di Roma, l’approvazione di questa norma
significherà 5 milioni di euro di gettito annuo in meno.

A questo punto però non si capisce il totale silenzio in merito del
Sindaco Veltroni, visto che questa norma, come si è visto, colpirà
soprattutto la città di Roma.



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