GIAMBATTISTA MOREALI
Al signor Sindaco di
Nonantola.
Secondo certe fonti di stampa, si sta preparando un filmato televisivo
ispirato alle vicende degli ebrei fuggiaschi che trovarono asilo nella Villa
Emma di Nonantola durante la seconda guerra mondiale, nel pieno svolgersi delle
vergognose persecuzioni razziste.
Figli di uno dei Giusti che presero parte al salvataggio degli ebrei di
Villa Emma, mio fratello ed io abbiamo sempre tenuto viva la memoria di quelle
vicende penose e drammatiche, eppure non siamo stati richiesti per informazioni
dagli autori di questo filmato.
In verità, i lunghi ripetuti colloqui che noi abbiamo avuto nel corso
degli anni con persone interessate a scrivere sull’episodio di Villa Emma non
hanno ancora portato a resoconti chiari, limpidi, tutti aderenti al vero. A
proposito del filmato in corso d’allestimento, abbiamo letto che esso
commuove con la verità e pertanto noi ed i pochi che ancora conoscono
buona parte di quella verità, oggi dovremmo credere senza batter ciglio che
anche i fascisti hanno aiutato gli ebrei. Un intero paese di diecimila
abitanti avrebbe nascosto gli ospiti sventurati di Villa Emma, cosicché tutti,
fascisti e non fascisti, secondo quest’ingannevole volgata postmoderna,
sarebbero accomunati in quella partita angosciosa, in cui perì anche un ragazzo
debole e innocente come Joseph Papo. Non furono tutte
rose.
Noi dovremmo accettare senza turbamento che uno di quegli uomini
braccati, il signor Markus Silberschatz, che era Schocky per gli amici e Marco
per tutti, ora sia qualificato e descritto come truffatore falsario
senza ideali, chiuso in un cappottone da gangster, i capelli lucidi di
brillantina... un cialtrone.., con un giudizio ricalcato su vieti
stereotipi di un repertorio di maniera che appare subdolo, ingeneroso,
opportunistico, corrivo e vagamente razziale nella sostanza. Per un altro verso,
non ci sembra che le connotazioni negative attribuite ai cappottoni e alle
brillantine si richiamino ad orizzonti culturali smisurati. In verità, la sua
conoscenza delle lingue, l’energia, la vivacità, l’iniziativa, l’allegria e la
simpatia di Marco lo resero subito un personaggio popolare fra i nonantolani ed
è certo che senza di lui e senza la sua capacità di cavarsela gli ospiti di
Villa Emma avrebbero sofferto ancora di più. Grazie anche a lui, gli ebrei di
Villa Emma se n’andarono da Nonantola senza debiti insoluti e lasciarono in
paese un grato ricordo. Egli trovò anche modo di aiutare dei
nonantolani.
Del signor Marco Silberschatz si pubblica ora un giudizio offensivo
preconcetto e inconsiderato. Qualcuno afferma in un suo articolo di giornale che
Marco era un uomo disonesto e senza ideali, però ignora che quello stesso
Marco fece erigere, con un atto di pietà commovente, la stele di granito in
memoria dell’infelice e carissimo professor Georg Boris Jochvedson, compagno di
sventura e di peregrinazioni durante la persecuzione e fino al 1947, quando
questi morì nell’ospedale di Merano senza poter tornare alla sua carriera di
musicista insigne, stroncata dall’odio razzista.
Ora il signor Markus Silberschatz è morto e giace indifeso nella lontana
California. Ci addolora molto
sapere che è diffamato senza ritegno da qualcuno che non lo ha mai conosciuto,
ma intende lucrare all’ombra di una buona causa.
Purtroppo, fino ad oggi, anche i titoli di stampa che trattano le
sventure degli ospiti ebrei di Villa Emma e il dramma che li riguarda sono
sempre difformi dalla realtà, ormai sdilinquita a fiaba e a sogno per opera di
chi ha sempre fretta di raccontare e crede d’aver capito tutto. In quest’aura
intellettuale gli adulti e i ragazzi di Villa Emma cambiano connotazione e
sfumano in bambini e perfino in cuccioli. Essi crescono di numero
e sono diventati più di cento e di questo passo, in un territorio occupato dalla
Wermacht, essi sono salvati da un intero paese di diecimila anime in ragione di
un ebreo ogni cento abitanti, una specie di sublimazione da paese reale a paese
ideale, dove i fatti quasi si esprimono in linguaggio matematico secondo potenze
di dieci.
Senza rendersi conto dell’inverosimiglianza, si è scritto che don Beccari
e il dottor Moreali avevano addirittura una stamperia per fabbricare documenti
falsi, e che il timbro a secco cesellato da Primo Apparuti sarebbe stato fatto
per gli ebrei di Villa Emma, quando invece servì per mettere al sicuro cittadini
italiani e numerosi ebrei che da ogni parte e pochi per volta continuavano a
venire in cerca di coloro che si erano già rifugiati oltre confine. Nel
Seminario di Nonantola, occupato dalla posta militare germanica, essi trovarono
tutti un aiuto temerario che li salvò, ma di loro si sono perse le tracce per il
mondo. Molti di loro non sono più in vita.
Si dimentica spesso di ricercare e di rispettare la verità nuda e cruda.
Essa non tollera abbellimenti né orpelli. I travisamenti, i travestimenti e le
mascherature sono artifici menzogneri e traditori che ottenebrano i cuori e le
menti e corrompono la società. Non è chiaro con quanta malizia s’intenda
giungere a questo risultato meschino e pericoloso, ma di sicuro la strada che vi
conduce è quella di tramandare le brutture di un periodo orribile della storia
recente con meccanismi devianti che finiranno per avere il sopravvento, quando
esse saranno percepite dai più come fatti edulcorati e contraffatti, in virtù
del paradosso di Tolstoij, per il quale l’arma più potente dell’ignoranza
sarebbe la carta stampata.
L’evitare di tener conto dei testimoni dei fatti, il tacere notizie, il
divulgare bugie e mezze verità, l’abusare di luoghi comuni e il tagliar fuori
chi evita l’ostentazione e il vanto dei propri meriti, sono mezzi con cui si può
spacciare disinformazione a danno di alcuni e a vantaggio di
altri.
In tale modo insidioso non potranno mai essere valutati i veri meriti dei
singoli e, soprattutto, non potranno mai venire in luce ed essere di buon
esempio i profondi meriti della nostra cara grande e vecchia cultura contadina
che ha formato i nonantolani e di cui tutti noi siamo figli. Essa è sottesa a
tutto l’episodio di Villa Emma e l’intesero benissimo gli infelici che furono
aiutati. Essa va difesa e conosciuta e valorizzata come nostro bene prezioso: se
noi oggi non riusciamo più a vedere ciò che davvero eravamo nel passato, non
possiamo neppure capire il presente e, se certi aspetti del passato ci sembrano
inconcepibili, è perché i fatti diventano favole prive della verità, brutte,
senza poesia e chiuse al futuro.
Non è bene lasciare che i bilanci delle fabbriche dei sogni abbiano il
sopravvento su tutto e finiscano per rendere inverosimile e banale un episodio
vero, drammatico, esemplare, che si svolse tutto senz’armi, senza spargimento di
sangue, ma fa anche piangere la fine atroce di un innocente che si affacciava
alla giovinezza e non poté essere portato in salvo.
Abbiamo fiducia che le ragioni e le motivazioni che ci hanno spinto a
formulare questa nostra lettera possano essere comprese appieno, giustificate ed
accolte nello spirito che l’argomento richiede.
Porgiamo rispettosi e cordiali saluti.
GIAMBATTISTA e GIANCARLO MOREALI
GB. Moreali, Via Piave 7, 41015 Nonantola (MO)
e-mail gianbattista.moreali@virgilio.it
GC. Moreali, Via Schiavonesca 33, 31040
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