In memoria di Paolo Borsellino, consiglio comunale aperto a Bagheria

21/lug/2007 13.30.00 Marina Mancini Contatta l'autore

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La lotta alla mafia… non deve essere soltanto
una distaccata opera di repressione, ma un movimento
culturale e morale, anche religioso, che coinvolga tutti,
che tutti abitui a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà
che si oppone al puzzo del compromesso morale,
della indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità"

Paolo Emanuele Borsellino



Animato da queste parole, più volte riprese, si è svolto ieri il consiglio
comunale aperto alla cittadinanza in memoria del giudice Borsellino che il
19 luglio di 15 anni fa veniva trucidato, in via D’Amelio, insieme al
caposquadra della sua scorta Agostino Catalano, agli agenti Vincenzo Li
Muli, Walter Cusina, Claudio Traina ed Emanuela Loi.

Molti si interrogano sulla utilità delle commemorazioni, a questa domanda
risponde Rita Borsellino con un fax inviato al Presidente del Consiglio
Bartolomeo Di Salvo, per scusarsi della sua assenza.

“La memoria è futuro” scrive la sorella di Paolo, “mio fratello diceva che
la lotta alla mafia deve essere un movimento culturale, deve coinvolgere le
scuole; il fatto che a Bagheria si organizzi un consiglio comunale aperto è
un fatto importante… cui dovranno seguire iniziative concrete di lotta alla
mafia, che questo Consiglio saprà certamente adottare.”

Dopo un minuto di silenzio proposto dal consigliere Mimmo Di Stefano
(Bagheria Democratica -Un'altra storia) per il maresciallo dei Carabinieri,
Filippo Salvi, deceduto nel compiere il suo dovere, in un’operazione di
servizio su Monte Catalano, il presidente del Consiglio Bartolomeo di Salvo,
ha dato la parola ai cittadini che si erano iscritti a parlare.

“Il ricordo non rende vana la morte, ricordare non serve ad assolvere ad un
dovere morale, deve significare continuare a lottare contro la mafia in un
impegno continuo e quotidiano” afferma Emanuele Tornatore, presidente
dell’associazione di promozione sociale “A testa alta” .
“La mafia può essere sconfitta se creiamo una cultura di libertà, libertà di
poter andare a votare non dietro promesse di soldi e pacchetti di spesa,
libertà di poter esprimere la propria opinione senza aver paura, libertà ad
essere informati.”


“A volte in Sicilia c’è una divaricazione forte tra ciò che diciamo e ciò
che facciamo” dice padre Francesco Michele Stabile, parroco di una zona
considerata a rischio a Bagheria, “compito della Chiesa è quello di creare
una coscienza morale, trasformare le scuole in luoghi di comunità,
coinvolgendo gli anziani, grande risorsa che non viene tenuta nella giusta
considerazione”.

Interviene sui giovani, la Polizia di Stato, impegnandosi per avere una
positiva ricaduta sul territorio, con atti concreti. “Purtroppo a Bagheria,
ancora accade che ciò che è un diritto si trasformi in un favore” segnala
l’ispettore Domenico Barone, che sostiene che la lotta alla mafia debba
partire proprio dal sanare situazioni come questa.
“La casa comunale è un fronte opportuno per combattere cosa nostra, che non
va combattuta solo con le investigazioni”.


Giorgio Gaber diceva “Libertà è partecipazione”, ricorda il professor Mimmo
Aiello, del liceo classico Scaduto, occorre aprire il territorio alla
discussione, alla dialettica e parlare il linguaggio dei
giovani. “Commemorare e anche un po’ allontanare diceva un filosofo, e noi
questo rischio non vogliamo correrlo” aggiunge Aiello suggerendo di
trasformare le proposte in fatti.


Pratico l’intervento di Tommaso Impellitteri, forum delle associazioni, che
spiega che se a scuola insegniamo le regole non possiamo poi fornire appena
fuori dalle mura delle Istituzioni esempi discordanti.
Attenzione ai messaggi ambigui ammonisce Impelliteri, “legalità significa
rispetto delle norme, delle leggi con finalità pedagogico sanzionatorie, e
rivolgendosi all’Amministrazione chiede che si rendano noti tutti i
regolamenti comunali, che si moltiplichino le occasioni di partecipazione,
che si diffonda lo spirito civico.


Saluta il consiglio comunale aperto quale segnale importante l’ingegner
Orazio Amenta, che sprona anche la cittadinanza a fornire segnali, a non
lasciare soli chi ci rappresenta, “basta con le deleghe in bianco, il
percorso deve essere condiviso e partecipato”.
Amenta ha poi elencato i passi avanti fatti da Bagheria: i beni confiscati
alla mafia, la trasparenza degli appalti pubblici, i regolamenti comunali e
i codici etici, “la città ha espresso progettualità, programmazione; ne sono
esempio il centro di educazione ambientale che sorgerà su Monte Catalfano,
primo centro ecocompatibile in Italia, voluto dal sindaco Valentino,
progettato con la giunta Fricano, e in procinto di essere realizzato con il
sindaco Sciortino, un progetto simbolo di coerenza e collaborazione, portato
avanti da Amministrazioni diverse”.
L’ingegnere termina il suo intervento ricordando altre due grandi
opportunità di sviluppo per la città: palazzo Butera, dove sorgerà una
biblioteca multimediale e le aree artigianali.

“Occorre ricordare ogni giorno, non solo oggi” dice Domenico Aiello
aggiungendo che forse prevenire e meglio che commemorare, e suggerendo che
si deve fare di più per le politiche giovanili e sociali.




Dopo i cittadini il presidente Di Salvo da la parola ai consiglieri.
Interviene per primo Rosario Giammanco (F.I.) “non morirono invano,
riferisce il consigliere recentemente passato a Forza Italia, non ebbero il
modo di godere dei frutti del loro lavoro, ma li consegnarono a noi che
dobbiamo farne tesoro perché abbiamo un obbligo morale verso chi ha
combattuto.




Segnala la visibile assenza della cittadinanza al consiglio comunale aperto,
il consigliere Domenico Aiello (Un progetto per Bagheria) che ringrazia le
Forze dell’Ordine per i loro sacrifici, anche estremi. Sottolineando il
momento di forte disagio che attraversa Bagheria il consigliere aggiunge:
“Falcone e Borsellino avevano visto bene: la mafia non si combatte solo con
le parole, ci vuole la cultura; hanno mirato alle generazioni future, al
mondo della scuola che deve essere coadiuvato dall’apporto delle famiglie”.

Incentrato sull’importanza della partecipazione attiva della cittadinanza,
dell’utilizzo dei beni confiscati, del senso civico e dell’amore per la
propria città, sulla cultura delle regole, la trasparenza degli atti e la
revisione dei regolamenti, l’intervento di Daniele Vella (Bagheria
Democratica - Un'altra storia).

Ha raccontato con passione e commuovendosi l’episodio in cui conobbe
Manfredi Borsellino, l’anno scorso, il vice presidente Gaetano D’Agati
(Forza Italia) che ha sottolineato come la lotta alla mafia debba essere un
impegno costante e quotidiano di ogni cittadino.




Il Consiglio comunale nella sua interezza è stato sensibile e aperto
politicamente nell’affrontare tematiche legate all’antimafia, dice Caterina
Vigilia (Noi per Bagheria) ma l’iter che porta alla destinazione e poi
all’utilizzo dei beni confiscati alla mafia è ancora molto lungo, noi
dobbiamo impegnarci per lo snellimento e la velocizzazione”. L’unica donna
della consiliatura, in chiusura del suo intervento, porge un plauso alle
associazioni antiracket e antiusura per il loro coraggio.


“Ho il timore che queste discussioni restino scatole vuote” esordisce
Filippo Maria Tripoli, capogruppo UDC, “e tutto continui and andare così
come è andato sin ora”.
“Non basta dare un bene confiscato ad un’associazione, è importante si, ma
non basta per combattere la mafia” continua il consigliere, “occorre
produrre un movimento per vivere tutti insieme civilmente, rispettando il
prossimo”, e citando Aldo Moro, conclude “'questo Paese non si salverà e la
stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se non crescerà
un nuovo senso del dovere”.



Anche il consigliere Antonino Passarello (La Margherita) sottolinea
l’assenza della cittadinanza in una città come Bagheria che il consigliere
definisce di frontiera, poi passa a tessere un ricordo dettagliato
dell’operato e della storia del giudice Paolo Borsellino.

Si dichiara voce fuori del coro il consigliere Francesco Lima (Per
risvegliare Bagheria) sebbene poi aggiunga che nella lotta contro la mafia
il coro è unanime. Accenna poi ai fatti giudiziari: la notizia della
riapertura dell'inchiesta della Procura di Caltanissetta su ipotetici
coinvolgimenti dei servizi segreti deviati nell'attentato. “Il mondo
politico, compatto, deve favorire le giuste leggi, deve star vicino ai
giudici che lottano contro la mafia, le Istituzioni devono essere
democraticamente elette” conclude Lima accennando anche al pericolo del
diffondersi delle altre mafie; la russa, la cinese.


Paolo Borsellino è caduto da eroe sul campo di battaglia” dice Paolo Amoroso
(AN). La notizia della sua morte è stata un ciclone, una scossa tellurica
che ci ha scossi è ci ha fatto capire che la lotta alla mafia è un
imperativo, lotta nella quale anche il cittadino ha l’obbligo di impegnarsi”.


“Non nasconde che il mafioso sia un nemico difficile da affondare” il
consiliere Ciro Viscuso (Bagheria popolare), “perché non combatte con armi
pari, è subdolo, è nascosto, sfrutta le inefficienze che esistono sul
territorio per reclutare braccia per i soprusi”.
Necessario dunque privarlo della manovalanza, togliergli tutte le risorse,
diffondere maggiore cultura antimafia, produrre sviluppo sul territorio”. Il
Consigliere conclude con un invito ad Amministrazione e Consiglio a portare
avanti iniziative per accelerare e creare le condizioni di sviluppo, e non
abbassare la guardia.



Ritiene possa esserci stato un difetto di comunicazione il consigliere
Eustachio Cilea (La Margherita), sottolineando anch’egli l’assenza della
cittadinanza, “forse pochi sanno quanto stiamo organizzando” dice Cilea, che
aggiunge “non scadendo nella retorica, ci stiamo mostrando animati da un
pensiero unanime contro la mafia, occorre lavorare sui giovani, offrire loro
possibilità di formazione, borse lavoro, utilizzare le serre, coinvolgere le
parrocchie”.


Prima degli ultimi interventi chiede la parola il Sindaco Biagio Sciortino,
che un accorato discorso, invita tutti a guardare in positivo alle cose che
l’amministrazione ed il Consiglio stanno realizzando in maniera trasparente
e visibile a tutti. Ha poi invitato i cittadini a diffidare dalle proposte
accattivanti di facili guadagni, diffidare dalla eccessiva semplicità di
alcuni percorsi.
Ricordando poi Borsellino e tutti i caduti per mano mafiosa accenna anche ai
tanti non noti, che lottano contro la mafia in silenzio, persone che sono
state isolate e che la politica, lo Stato non deve abbandonare.

Il Sindaco aggiunge poi che nessuno vuol nascondere che Bagheria ha coperto
la latitanza di molti mafiosi, ma qualcosa sta cambiando: "c’è una rete
scolastica, ci sono le associazioni, la comunità di tossicodipendenti da
sempre impegnata contro il disagio, queste cose sono a Bagheria!"

L’amministrazione, ha ricordato il sindaco, si è impegnata a partire dalla
destinazione dei beni confiscati all’inserimento della voce in capitolo di
bilancio per demolire parte della costruzione abusiva all’arco azzurro. Hai
poi concluso lanciando un’idea “una parte dei soldi requisiti ai mafiosi in
aiuto ai Comuni per realizzare servizi per la cittadinanza”.

Accenna al poco spazio che ha dato la stampa nazionale al ricordo delle
strage di via D’Amelio il consigliere Gino Castronovo (SD) e aggiunge che
occorre fare di più per diffondere la cultura dei diritti, per combattere il
fenomeno del pizzo, che non è affatto arginato, “questo Consiglio ha
dimostrato che vuole stare con l’antimafia e che non ha paura di parlare di
Cosa nostra”.


Per Vincenzo Gulli (La Margherita) dobbiamo opporci alla mafia con gli
strumenti quali le norme, la trasparenza, la partecipazione, usando anche i
moderni strumenti: il sito internet dell’Ente per esempio, dove pubblicare
tutti gli atti, i regolamenti, e dove già è disponibile un documento, il
Piano Regolatore Generale, che un tempo sembrava fosse un documento cui
nessuno poteva accedere, ed oggi dice Gulli è tutto sul nostro sito”.


Conclude i lavori della lunga giornata dedicata alla memoria di Paolo
Borsellino e dei ragazzi della sua scorta, il presidente del Consiglio
Bartolomeo Di Salvo, sottolineando in maniera delicata l’aspetto familiare
ed umano del magistrato.

Di Salvo paragona Borsellino al prode cavaliere Lancillotto che seguiva in
ogni battaglia Re Artù, così Borsellino ha apprezzato e lavorato in sinergia
con Giovanni Falcone, sino a rinunciare, dopo la morte di Falcone, al posto
che era stato di Giovanni alla Procura antimafia a Roma.

Di Salvo termina con le parole di Borsellino: “non sono un eroe, non sono un
kamikaze, e se non fosse per la mia famiglia potrei morire anche sereno.
Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.

Grazie Paolo!

Marina Mancini


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