"Il codice Provenzano" di Prestipino e Palazzolo presentato in un berne confiscato alla mafia

21/lug/2007 13.30.00 Marina Mancini Contatta l'autore

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Non è stata solo la presentazione di un libro ma qualcosa di più. Un evento
che ci ha fatto riflettere, che ci ha spiegato delicati passaggi, che ci ha
illustrato i percorsi che hanno condotto alla cattura del boss dei boss
Bernardo Provenzano, arrestato a Montagna dei Cavalli, a Corleone, l’11
aprile del 2006.

L’occasione: la presentazione del libro "Il Codice Provenzano" edito da La
Terza, scritto a due mani da Salvo Palazzolo, cronista, giornalista
di “Repubblica” esperto di mafia e creatore del sito
www.bernardoprovenzano.net , e Michele Prestipino, sostituto procuratore a
Palermo, componente dal ’98 della Direzione distrettuale antimafia.

La location: un bene confiscato alla mafia, l’enorme villa (36 stanze),
interamente costruita in modo abusivo, di Pino Greco “u scarpuzzedda”
sicario del Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, posta sulla
litoranea che unisce la frazione di Aspra a Mongerbino e Capo Zafferano,
all’ombra di Monte Catalfano.

Gli organizzatori: l’associazione di promozione sociale “A testa alta” non
nuova ad importanti iniziative antimafia, ed il Comune di Bagheria che ha
patrocinato l’evento; chairman Giuseppe Cipriani, già assessore alla
Legalità del Comune, da sempre impegnato nella lotta alla mafia e la
diffusione della cultura della legalità.

“E’ un evento importantissimo per Bagheria, - ci riferisce l’onorevole
Giuseppe Lumia, vicepresidente della Commissione Antimafia, incontrato poco
prima che iniziasse la presentazione, "perché sollecita la città a
sviluppare percorsi di legalità che creano condizioni di sviluppo. Dobbiamo
continuare a colpire “Cosa Nostra” con strumenti quali la conoscenza, la
cultura, oltre che quello giudiziario”.

Gli interventi non poteva non iniziare senza ricordare il maresciallo dei
Carabinieri, Filippo Salvi, recentemente caduto in un’operazione di servizio
a monte Catalfano.

“Eliminare la cultura dell’“e va beh, deve andare così” dice Emanuele
Tornatore, presidente di A Testa Alta, “ogni cittadino deve schierarsi a
favore di una cultura di libertà, liberi da ogni opprimente sudditanza
mafiosa”.

In quest’ottica l’utilizzo dei beni confiscati alla mafia ha un ruolo
fondamentale, non solo perché ci aiuta a comprendere che la mafia fallisce,
perde le sue ricchezza, non è imbattibile, ma perché, proprio quei luoghi,
possono diventare beni da cui può rinascere la legalità, dove, grazie
all’aiuto delle associazioni, delle parrocchie, si possono organizzare
servizi a disposizione della cittadinanza e creare opportunità di lavoro.

25 sono i beni che sono stati confiscati alla mafia ci racconta l’assessore
all’Urbanistica, Pietro Pagano, di questi 15 sono in gestione comunale, 5
sono affidati alle Forze dell’Ordine e 5 sono ancora da assegnare, tra i
quali anche la stessa villa di Greco, rifiutata dai Carabinieri proprio
perché si tratta di un edificio completamente abusivo.

Bagheria è stata la centrale operativa di grandi eventi mafiosi, non
dobbiamo nascondercelo dice il Sindaco Sciortino, “la nostra costa è stata
tartassata, la città oppressa. Il Comune vuole con tutte le sue forze
contribuire alla diffusione della legalità attraverso la trasparenza degli
atti, attraverso la diffusione della cultura della legalità nelle scuole,
mediante l’accelerazione della destinazione dell’uso dei beni confiscati”.

Bernardo Provenzano, il boss “viddanu” come più volte è stato definito per
la ricotta e le verdure che passavano da Montagna dei Cavalli, era o non era
il capo indiscusso di Cosa Nostra, oppure solo un’icona mediatica che
serviva a distrarre mentre la mafia si riorganizzava, chiede Cipriani al
procuratore aggiunto della DDA di Palermo, Giuseppe Pignatone.

"L’intera commissione antimafia non si sarebbe mossa subito al momento
dell’arresto, se il boss non fosse stato colui che muove le pedine; il
metodo Provenzano della dissimulazione consiste nel non fare apparire tutto
il suo potere, non ostentarlo” risponde Pignatone, che tiene a sottolineare
come “il codice Provenzano” il libro di Palazzolo e Prestipino, racconti, in
modo scorrevole, anni ed anni di indagini, le verità che sono nei pizzini e
nelle registrazioni. “E’ un libro che non va per teorie ma per fatti, ad
ogni parola corrisponde una pagina processuale”.



Anche la religione è stata strumentalizzata dalla mafia, è servita come
codice di messaggi, una religiosità fatta di luoghi comuni. A sottolinearne
l’uso distorto padre Francesco Michele Stabile, che si è domandato se non ci
fossero responsabilità o carenza anche da parte della Chiesa stessa se la
religione è stata strumentalizzata, se si è fatta confusione. “Il mafioso
non è colui che ascolta la parola di Dio ma colui che se ne serve,” dice il
parroco della Chiesa di Contrada Monaco - “le nostre coscienze devono essere
vigili, ed i giovani, come i ragazzi di “A testa Alta” sono la nostra forza
perché portatori di una forte e sana esperienza religiosa.

Racconta i sentimenti provati alla cattura del super boss il sostituto
procuratore Michele Prestipino, coautore del “Codice Provenzano” , il
magistrato non lo scorderà mai più quel momento; sono stati premiati tanti
anni di lavoro che hanno visto lavorare fianco a fianco, con un grande senso
delle Istituzioni, Polizia, Carabinieri, Magistrati, sfatando il mito della
imprendibilità di questo individuo.
“Non ci sono sacche di impunità quando lo Stato si impegna in tutte le sue
articolazioni, il controllo di legalità non conosce limiti”.

Fare terra bruciata attorno ai mafiosi, ai fiancheggiatori, ai collusi,
restringere il campo di azione di Cosa Nostra, questa è la strategia per
Beppe Lumia, vicepresidente della Commissione antimafia, che riferendosi al
libro sottolinea come esso ci aiuti a smitizzare la figura di Provenzano, il
suo carattere simbolico.

Non dobbiamo abbassare la guardia sostiene l’onorevole Lumia, e soprattutto
a chi ancora crede che la criminalità organizzata dia lavoro bisogna occorre
rispondere che essa è maggiormente presente proprio nelle tre regioni a più
alto tasso di disoccupazione, la Sicilia, la Campania e la Calabria.

Occorre spezzare l’egemonia psicologica, aprendo una stagione inedita, dove
legalità e sviluppo camminino insieme.

Al termine del suo intervento Beppe Lumia annuncia che la settimana scorsa è
stato depositato un disegno di legge sui beni confiscati per fare un salto
di qualità, per potenziarne la destinazione, per dare concretezza alla
battaglia ai patrimoni mafiosi. 7200 sono i beni confiscati ai mafiosi,
occorre ora poterli utilizzare in tempi veloci.

Il vicepresidente della Commissione antimafia aggiunge inoltre che a
Bagheria, per la prima volta, è stata attivata la cassa integrazione per
motivi di mafia ai lavoratori disoccupati delle imprese edili di Michele
Aiello.

Grande evento antimafia dunque sulla costa bagherese, momento che ha fatto
riflettere anche attraverso la musica, la poesia e l'arte con
l’interpretazione di Paolo Zarcone che ha cantato “Rosa Balistreri” e
musicato “Ignazio Buttitta”, la recitazione dei suoi stessi versi di
Michelangelo Balistreri, e i quadri del maestro Porcari.

Marina Mancini







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