Comunicato stampa del 25/11/2002

25/nov/2002 10.07.24 Sergio Scapin Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

 

L'ATTUALITA’  DI DANTE

 

Dante Alighieri, il grande poeta, il padre della lingua italia­na, è ancora attuale, oggi, a distanza di 800 anni. Lo motiva Giacomo Oreglia nel suo libro "Dante - Liv, Verk og Samtid"

(editore ­Hjalmarson & Högberg) ­presentato a Copenaghen nella sede dell'Istituto Italiano di Cultura e alla Dante Alighieri di Aarhus in due conferenze tenute dall'autore rispettivamente il 13 e il 15 novembre in presen­za di un pubblico numeroso e appassiona­to. Un pubblico che nella capita­le danese ha visto confluire anche molti soci della Dante Alighieri di Malmö e Lund (Svezia).

Oreglia ha dedicato la sua vita a promuovere la lingua e la cultura italiana in Svezia e in Scandinavia con moltissime iniziative che sono valse ad attribuirgli alcuni prestigiosi riconoscimenti come la Laurea "honoris causa" dell'Universi­tà di Stoccolma. Nel 1958 ha fondato e dirige tuttora la casa editrice di cultura Italica che ha pubblicato in svedese, con testo originale a fianco, alcuni dei maggiori autori italiani come Quasimodo, Montale, Saba, Ungaretti, Luzi. Ha tradotto in italiano opere di scrittori svedesi introdotte con articoli e saggi e ha ottenuto il raro consenso di Ingmar Bergman per tradur­re alcuni manoscritti dei suoi film, che sono stati trasmessi per radio dalla Rai. Ha curato diverse an­tologie monografiche sui poeti svedesi, due antologie in svedese dedica­te agli scrittori italiani classici e moderni, ha scritto opere su Giordano Bruno e su Tommaso Campanella, un libro sulla Commedia dell'Arte pubbli­cato recentemente in Svezia da Ord­front Förlag, e poi Dante: il libro già nominato e un poema ideologico-visionario dal titolo "Dante Anarca", che è stato musicato dal compositore Eliasson e trasmesso dalla radio svedese.

Giacomo Oreglia è senza dubbio un profondo conoscitore della cultura italiana e di quella svedese. Ciò nonostante forti dissidi avuti con alcuni settori dello Stato italiano negli anni Ottanta, lo hanno portato ad abbandonare il lavoro all'Istituto Italia­no di Cultura di Stoccolma e gli hanno dato molte amarezze.Tuttavia non ha mai perso la sua vivacità, il suo estro, la sua voglia di studiare, scrivere, comunicare. Perché Oreglia è anche un ottimo comunicatore, un uomo che ama il contatto con il pubblico, che non usa un linguaggio accade­mico e che sa avvincere gli ascoltatori. Forse nella figura di Dante scorge anche parti di sé quando, parlando al pubblico, sostiene che con la Divina Commedia il Poeta ha sempre destato grandi entusiasmi e grandi furori polemici.

Dante, dice Oreglia, era politicamente "scorretto", un liber­tario che non aveva rispet­to per i potenti al punto da aver messo all'inferno cinque Papi per colpe gravissime, come la pederastia, che fa pensare ancora oggi al caso dei preti negli Stati Uniti. E Dante ha una grande attualità. La sua lingua è partico­lare, insieme dotta e semplice e il Poeta sa dare risposta a tutte le nostre pro­blematiche, da quelle politiche a quelle religiose, culturali,  sessuali. L'invito rivolto a chi lo ascolta è di studiarlo (anzi di portarsi sempre in tasca il "Dantino") perché leggen­dolo dice Oreglia di trovare ogni volta sempre qualcosa di nuovo. "Nella Divina Commedia troviamo una dinamica tensio­ne, un fluido caleidoscopico, un'opera aperta che il lettore ha il compito di portare avanti nella sua interminabile realizza­zione. Dante si proietta sempre nel futuro, fa riflettere sul destino del mondo. Eppure nel corso dei secoli è stato deni­grato. Marx lo ha molto apprezzato, ma spesso è stato visto dal potere laico e curiale come un pensatore pericoloso verso le mire espansionistiche, trattato come un eretico da scomuni­care. Era un fran­cescano, un pauperista, un intellet­tuale militante che per i suoi ideali di libertà, di pace, di unità del mondo ha messo a rischio la sua vita. Per questo, afferma Oreglia,  ai nostri tempi, di viltà, di mancanza di coraggio nell'esprimere le proprie opinioni, è ancora un modello a cui ispirarsi".

 

Dott. Sergio Scapin

Direttore

Istituto Italiano di Cultura

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Tlf. +45 3962 0696

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