“Antiche terme di Viterbo” è il nuovo libro di Giovanni Metelli

"Antiche terme di Viterbo" è il nuovo libro di Giovanni Metelli.

Persone Giovanni Metelli, San Sisto
Luoghi Lazio, Toscana, Umbria, Viterbo, Asinello
Organizzazioni San Leonardo, Tuscia, Associazione Le Masse, INPS
Argomenti medicina, economia, commercio, sociologia

12/mar/2012 12.49.47 luca pagni Contatta l'autore

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Antiche terme di Viterbo

 

“Antiche terme di Viterbo”

è il titolo del libro di Giovanni Metelli, pubblicato il 9 marzo 2012,
dalla Tipografia San Leonardo di Viterbo.

“Antiche terme di Viterbo”

è interamente finanziato dall'Associazione Le Masse di San Sisto

 

che gestisce le omonime pozze che sono un vero e proprio paradiso termale

 

 

che pare corra il rischio di essere chiuso e privatizzato,

 

dopo aver allietato per decenni migliaia di famiglie provenienti anche dall’estero con le auto o con i camper,

 

implementando notevolmente il turismo a Viterbo e nella Tuscia ma più in generale tra le regioni Lazio, Umbria e Toscana.

 

 

le masse di San Sisto

“PERCORSI – Turistico – Termali” è il sottotitolo di questo lavoro

che l’autore Giovanni Metelli, 

preferisce non definire come “…libro sulla storia delle terme di Viterbo” bensì come “semplice ricerca con il fine di contribuire a far conservare e divulgare la memoria storica delle sue antiche terme romane, mediante il recupero dei suoi ruderi termali, abbandonati da secoli su tutto il territorio comunale, contemporaneamente, per valorizzare il termalismo agreste, utilizzando le polle e le vasche naturali, esistenti in cinque località termali, una volta utilizzate dai romani e oggi, in parte riattivate dai "Volontari" amanti del termalismo rupestre”.

 

 

E tutto questo con il nobile intento di voler “ripristinare e sviluppare il “Termalismo Rupestre" attuato nel passato dai Viterbesi ma da tempo abbandonato per l'incuria dei luoghi di balneazione.”



Giovanni Metelli con quest’attenta ricerca rammenta ai lettori, ed agli amministratori locali regionali e nazionali, che “i cittadini di Viterbo, nei secoli, hanno sempre avuto in uso "gratuito" l'acqua delle sorgenti Bulicame, Bagnaccio, Masso di San Sisto, Piscine Carletti, Asinello, Casale Bussata, per la cura fisica del corpo, oppure mediante bagni e fangoterapie negli stabilimenti delle allora Terme Comunali, Terme Salus, Terme INPS mentre, per gli amanti della natura e dei ceti meno abbienti, nelle "Vasche Naturali" scavate nel terreno, forse anticamente da Amministratori attenti ai problemi di salute dei concittadini, oggi dai volontari definitisi autonomamente V.A.B. (Volontari Associati Bulicame) che, cercano e desiderano mantenere inalterato l'uso di quelle acque, con una spesa modica annua procapite, per consentire a chi ama il termalismo naturale e agreste, ma soprattutto ai meno abbienti, di godere di quei benefici effetti guaritori che, la natura "prodiga", ha voluto da sempre elargire con abbondanza ai Cittadini di Viterbo e non.”



  Questa ricerca intende sensibilizzare l’opinione pubblica, prima che quella politica, circa la necessità di attuare il recupero e la tutela dei “ruderi delle antiche terme romane, ancora oggi esistenti, come Bacucco - Letteighetta - Sassogrosso - Zitelle - Piscine Carletti-Bulicame-Ebrei-Santa Maria in Selce - Masso di San Sisto - Asinello e il ponte Camillario, prima che la natura e il lavoro dei campi li faccia definitivamente scomparire nel sottosuolo”, insieme con la lunga ed affascinante storia delle Terme di Viterbo, che solo dopo questo recupero potranno costituire dei veri e propri percorsi agro turistico termali, da far visitare e conoscere ai turisti di tutto il mondo.

 

 

Abbiamo contattato l’autore di questa interessantissima e ben documentata ricerca e Giovanni Metelli ci ha confidato il proprio desiderio di rivolgersi agli amministratori della Tuscia, come già fatto nel 1993, nel 1995 e nel 2000 “perché trovino la volontà e sentano il dovere di collaborare tra loro, per riportare alla luce un patrimonio storico di così grande importanza per la Città di Viterbo, per valorizzare i numerosi reperti termali, trovati e conservati nel nostro Museo, creando inoltre numerosi posti di lavoro, con la sistemazione dei siti termali di libera balneazione, che potranno essere assegnati, per la cura, gestione e sorveglianza ad Associazioni, o Cooperative, o a Enti privati, purché garantiscano un prezzo di accesso minimo a persona, mediante un tesseramento sociale annuo”.

L’autore del libro si ripropone di presentare questa ricerca agli organi di stampa ed alle autorità,

oltre che ai cittadini che usufruiscono delle “Terme di Viterbo”, in incontri che auspichiamo possano essere affollati oltre che fonte di riflessione per la difesa e la tutela di un patrimonio collettivo che non può essere lasciato in stato di abbandono.

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