Nucleare: Tremonti e Romani faziosi e discordanti

22/mar/2011 11.36.47 R.E.B.A. onlus Contatta l'autore

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Il ministro Tremonti, durante un suo intervento al forum di Cernobbio, ha rilasciato dichiarazioni discordanti, come a rivendicare un chiaro stato di imbarazzo a trattare l'argomento nucleare dopo il disastro nipponico: «C'è il debito pubblico, c'è il debito privato, ma c'è anche il debito atomico da calcolare. Bisogna riflettere, discutere e vedere chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso - riferendosi ai Paesi dotati dell'energia atomica - se gli altri Paesi non avessero il nucleare bisognerebbe ricalcolare il Pil. Pensate che nel calcolo di chi ha il nucleare non è considerato il costo del decommissioning (lo smantellamento delle centrali atomiche). Se si dovesse calcolare il costo del decommissioning molti dei Paesi che hanno il Pil maggiore del nostro sarebbero indietro». Nessuno dei presenti deve aver ricordato al ministro quanto ci è costata la Sogin, nata nel 1999 per smantellare le centrali, bonificare e smaltire le scorie nucleari in maniera adeguata: una società costata tra, false partenze, esperti esterni, sedi, dirigenti, cambi di amministrazione e cose varie milioni e milioni di euro senza che una sola centrale nucleare italiana sia stata smantellata e bonificata. Milioni di euro spesi male, tra clientelismo e corruzione, che hanno finito con il gonfiare le bollette dell'energia elettrica degli italiani. Questo è il concetto che il ministro intendeva spiegare, dicendo: «Se si dovesse calcolare il costo del decommissioning molti dei Paesi che hanno il Pil maggiore del nostro sarebbero indietro»? Loro la Sogin come l'hanno mantenuta e come la mantengono, con quali soldi?

L'argomento Pil è sempre stato un'ottima scappatoia, capace di zittire tutti come un potente narcotico mentale.

Robert Kennedy in un discorso del 1968:

«Non possiamo misurare i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l'inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta» . Ecco, se Robert Kennedy fosse stato presente a Cernobbio, avrebbe ribadito, al ministro Tremonti, il concetto politico col quale il Pil si riconosce, senza le falsi vesti, in fregatura per i popoli. Tremonti, se da una parte difende il ritorno al nucleare, dall'altra, timidamente propone di finanziare le rinnovabili con gli Eurobond, cioè, con titoli di debito che significano altri interessi e altri guadagni per gli amici banchieri.
«Quello che è successo in Giappone - ha spiegato il ministro - pone una questione fondamentale che è quella energetica. È più difficile che tutto continui come prima, è più facile una fase di riflessione e di calcolo». Sulle energie rinnovabili interviene la Cgil, criticando la riduzione degli incentivi: si rischia di mettere in ginocchio un settore che conta oltre 100mila addetti e il futuro di centinaia di aziende. Nel corso di questi anni, infatti, le energie rinnovabili hanno offerto concrete opportunità di crescita industriale, creando un segmento di occupazione 'verde' che nel tempo ha superato per dimensioni settori tradizionali come quello della ceramica e del legno. A Cernobbio ha parlato anche il ministro Romani: «è arrivato il momento per questo paese di fare un bilancio, di fronte alla grande possibilità di espansione delle rinnovabili va però valutata la questione che questa espansione non venga caricata sulla bolletta degli italiani. Gli italiani non
possono pagare un costo eccessivo delle energie rinnovabili nella loro bolletta». Sono decenni che gli italiani pagano costi aggiuntivi caricati, subdolamente, sulle bollette dell'energia elettrica, per questo motivo, quanto dichiarato da Romani, non merita commento. L'Italia deve tornare ad essere un Paese indipendente e non schiavo di banche e multinazionali, deve tornare ad investire su se stessa e sulle proprie, grandi, risorse e non lasciare ad amici stranieri di controllare i nostri Beni e Valori. Il Pil come l'Euro non c'entrano nulla se non ha rendere complicato e fazioso un discorso semplice e logico. Abbiamo la grande possibilità di riaprire in Italia lo sviluppo economico tutto made in Italy, e, contemporaneamente, renderci indipendenti energicamente dai Paesi dell'oro nero e del gas. Il costo per smantellare, smaltire le scorie, mettere in sicurezza vecchie centrali o farne di nuove è mostruoso e ricadrebbe ulteriormente sulla crisi italiana poiché, nei giochi degli appalti, godrebbero sempre i soliti imprenditori e banchieri e gli interessi da pagare ricadrebbero sugli italiani. Se questa è l'idea del rilancio economico in Italia, questi ministri, sono altamente inadeguati.

Le fonti rinnovabili, vista la geografia dell'Italia, potrebbero darci quella indipendenza energetica capace di abbattere i costi sulle bollette, in più, rilanciare l'economia interna e risolvere, per sempre, il problema dell'inquinamento. Abbiamo il sole, il vento, il mare e l'intelligenza. Abbiamo il diritto e il dovere di puntare su noi stessi ed è dovere dei governi alimentare lo sviluppo e le aziende nostrane.

 

 

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