POLIZIA PENITENZIARIA: Manna (Li.Si.A.P.P.) Ormai senza fine

06/mag/2011 20.55.05 Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziari Contatta l'autore

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Solo mezz’ora, non più di trenta

minuti da dedicare al problema del sovraffollamento carceri. Poi occorre passare a temi più importanti, come

per esempio la diretta della votazione sulle mozioni riguardanti l’intervento italiano in Libia. Ecco

affermano dalla Segreteria Generale del LiSiAPP Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziaria come

hanno liquidato alla Camera l’analisi sulle sette mozioni presentate da diversi parlamentari appartenenti a

differenti schieramenti politici. Certo il problema della Libia è un tema sottolinea il Segr. Gen. del LiSiAPP

dott. Mirko MANNA molto caldo in questi giorni, ma il fatto è che non mancheranno mai argomenti più

urgenti di quello relativo al sistema penitenziario italiano, che nel frattempo andrà sempre più verso il

collasso Totale.

Ciò che determina tale situazione, non è da imputare soltanto ad una scelta di priorità politica, lo dimostra il

fatto che sull’emergenza carceri convergono tutti gli schieramenti, ma il fatto che non ci sono i soldi per

realizzare alcun piano, nonostante i ripetuti annunci del governo e del guardasigilli Alfano.

A bloccare infatti la discussione continua Manna, ormai resa inutile, è stata la dichiarazione che: l’Aula può

esprimersi solo sugli impegni “nei limiti delle disponibilità finanziarie”, e siccome di disponibilità

finanziaria non ce ne sono, la conclusione va da sé. E per calmare le reazioni dei firmatari delle mozioni, che

ovviamente non hanno ben accolto la notizia, rimangono soltanto parole di Luigi Vitali, deputato del Pdl:

“L'argomento è particolarmente importante e sensibile. Forse è opportuno rinviarlo ad altra seduta”.

Ma se questo è quello che accade nei palazzi, tutt’altra realtà si manifesta ogni giorno nei 206 penitenziari

italiani, molti dei quali ormai sono vicini al raddoppio di carcerati rispetto al numero legale dei posti.

Così continua la nota del LiSiAPP, senza alcuna risposta concreta, la pioggia di comunicati stampa che ogni

giorno cercano in qualche modo di sensibilizzare le istituzioni e il relativo Dap da parte di tutte le O.S. di

polizia penitenziaria tra cui il LiSiAPP rimangono nel vuoto completo.

Nella casa circondariale di Ranza, San Gimignano, il personale è sotto del 40% rispetto a quello previsto, ma

per fare nuove assunzioni ci vogliono i soldi, e quindi nulla da fare, per il momento.

Nel carcere di Catania di Piazza Lanza mancano quasi la metà degli operatori di polzia a fronte di 580

detenuti invece dei 220 previsti. Nel carcere di Bicocca, sempre a Catania, i 180 detenuti possono usufruire

soltanto di metà edificio, a causa degli interminabili lavori di ristrutturazione. Ma per accelerare i tempi ci

vogliono altri soldi, e così anche qui occorre aspettare, soprattutto visto che mancano i fondi persino per la

manutenzione ordinaria. La Casa Circondariale di Giarre, invece, che doveva ospitare soltanto detenuti a

custodia attenuata, oggi per i problemi della carenza dei posti si ritrova ad accogliere tutti i tipi di carcerati,

senza però che sia stata adeguata la sicurezza.

E questi sono solo alcuni degli esempi più recenti. In realtà se ne potrebbero fare per tutti i 206 penitenziari

presenti nel territorio italiano.

Alla luce di tutto ciò, come sorprendersi allora che nel 2010 sono stati 1.137 i detenuti che hanno tentato il

suicidio, ai quali si affiancano altri 5.703 che hanno commesso atti di autolesionismo più 3.039 ferimenti.

Per non contare i vari scioperi della fame, che in certi casi hanno visto uniti nella protesta i detenuti insieme

alle loro guardie.

E mentre ogni giorno vengono pubblicati nuovi numeri e aggiornate le statistiche, suonano a vuoto le

denuncie del LiSiAPP. “I dati recentemente elaborati dall'Amministrazione Penitenziaria relativi agli eventi

critici accaduti nelle carceri italiane nel corso dell'anno 2010 - ha sottolineato Manna- devono fare

seriamente riflettere sulle evidente problematiche del sistema, rispetto alle quali è assolutamente necessario

una riforma organica e strutturale”.



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