CARCER POLIZIA PENITENZIARIA, sovraffollamento e carenza d'organico il LiSiAPP (Manna) lancia il suo grido d'allarme

05/lug/2011 20.32.04 Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziari Contatta l'autore

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Il Libero Sindacato Appartenenti alla Polizia Penitenziaria scrive alla presidente Polverini sullo stato d’emergenza dei penitenziari della regione Lazio

 

 

La situazione carceraria - che nel Paese ha ormai raggiunto livelli di vera e propria emergenza - è stata spesso, in questi anni, anche nel Lazio, al centro di gravissimi episodi di cronaca. Esordisce cosi la nota inviata alla presidenza della regione lazio e a tutti i Consiglieri regionali da parte del LiSiAPP, riteniamo che, queste problematiche che affliggono il sistema penitenziario e anche gli appartenenti alla polizia penitenziaria sia un problema che si possa affrontare bipartisan .Noi crediamo afferma il Segretario Generale LiSiAPP Dott. Mirko Manna che sia anche un dovere morale verso i circa 5.000 operatori penitenziari che operano negli istituti di pena laziali e, perché no, verso le circa 6.500 persone detenute ivi ristrette, sollecitare tale discussione. Recentemente, del resto, le OO.SS. regionali di categoria, con un documento unitario, hanno sollecitato al Ministro della Giustizia e all’Amministrazione Penitenziaria la gravità della situazione dei penitenziari della regione, senza però ottenere alcun riscontro in termini di risposte e/o provvedimenti. La drammaticità della situazione continua ancora la nota Lisiapp, tuttavia, impone di non lasciare nulla d’intentato affinché si individuino soluzioni possibili e percorribili.Siamo certi, d’altronde, sottolinea Manna che sia ben presente in Voi quante e quali siano le tensioni che si registrano all’interno dei penitenziari. Tensioni che nelle ultime settimane hanno già causato “incidenti”  e aggressioni varie. Parlare, quindi, di una vera e propria “bomba a orologeria” pronta ad esplodere non è certamente alimentare facile allarmismo, piuttosto corrisponde a definire un quadro tangibile dell’attuale realtà .Da anni il sistema penitenziario laziale è costretto a subire gli effetti delle gestioni centrali che determinano penalizzanti condizioni operative per chi lavora nella Regione in cui si registra il maggior numero di detenuti. Sia per quanto concerne il dato numerico assoluto (circa 6500), sia per il dato statistico (13/14 % delle presenze nazionali).Non bastasse, il Lazio è la Regione con il peggior rapporto detenuti presenti/agenti impiegati; è la Regione in cui si afferma la maggiore carenza di personale sulle dotazioni organiche previste (1.500 unità, ovvero il 30% della complessiva vacanza organica nazionale); la Regione che presenta il maggior numero di unità distaccate “per necessità dell’Amministrazione” in altre sedi extra regionali; la Regione con il peggior parco automezzi, se non in termini quantitativi, certamente in termini qualitativi, di affidabilità ed obsolescenza. I casi più problematici si soffermano dal Libero Sindacato Appartenenti alla Polziia Penitenziaria si registrano a Latina dove i detenuti dovrebbero essere 86 e sono invece più del doppio , a Viterbo quasi 300 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare, Frosinone (quasi 200 reclusi in più), Rebibbia N.C. (circa 450 in più) e Regina Coeli. Infine, a Rebibbia Femminile le donne dovrebbero essere 274, sono invece quasi cento in più, con tutti i problemi che ciò comporta nella gestione delle recluse madri con i figli fino a 3 anni al seguito.Paradossale il caso di Rieti dove sono state attivate solo una parte dei 306 posti disponibili (circa 120) e che risultano già abbondantemente sovraffollati, mentre a Velletri resta ancora chiuso per carenza di agenti di polizia penitenziaria il padiglione con oltre 200 nuovi posti.Noi tutti dichiara Manna, abbiamo avvertito la necessità di informare e coinvolgere direttamente la rappresentanza politica e parlamentare laziale al fine, anche attraverso azioni sinergiche, di contribuire all’individuazione e alla determinazione di quegli interventi propedeutici a deflazionare le attuali difficoltà, come è già avvenuto in altre realtà del Paese.Ci pare di poter affermare, in tutta serenità, che il problema, comunque, non è circoscritto o afferente ai soli addetti ai lavori. E’ l’intera società che attende, da chi esercita responsabilità politiche e amministrative, quelle garanzie in relazione alla sicurezza sociale che, in assenza d’interventi urgenti, sarà ben presto compromessa. Inoltre, sempre il Segr. Gen. afferma che gli innumerevoli episodi d’insofferenza, le tante e troppe aggressioni al personale e le manifestazioni di protesta all’interno delle carceri registrati nelle ultime settimane sono segnali inequivocabili di una possibile degenerazione, di cui non è possibile definire i contorni e prevederne gli effetti anche alla luce che il carcere non possa in alcun modo essere inteso come un luogo dove stipare ed ammassare i rifiuti sociali per poi gettare la chiave. Non si può affermare alcuna certezza della pena in assenza di condizioni detentive rispettose della dignità umana. Analogamente è impensabile che operatori dello Stato chiamati ad affermare l’autorevolezza dello Stato attraverso percorsi riabilitativi siano costretti a prestare la propria opera in luoghi insalubri e privi di igiene.E’ impensabile che si possa continuare a chiedere a questi operatori dello Stato di lavorare subendo la sistematica prevaricazione dei propri diritti.

 
 
 
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