CARCERI : Manna (LiSiAPP), un fine settimana di vera emergenza negli istituti penitenziari e per la Polizia Penitenziaria

Un'assistente di polizia penitenziaria si è tolto la vita all'interno del carcere di Viterbo, e due suicidi di detenuti rispettivamente a Torino e Porto Azzurro.

16/mag/2011 19.12.58 Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziari Contatta l'autore

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Un’assistente di polizia penitenziaria si è tolto la vita all’interno del carcere di Viterbo , e due suicidi di detenuti rispettivamente a Torino e Porto Azzurro.

 

Un weekend di morte negli istituti di pena. Purtroppo si sono registrati affermano dalla Segreteria Generale del LiSiAPP il Libero sindacato appartenenti alla polizia penitenziaria  ben 3 decessi, di cui 2 per suicidio. Un dato che sembra poco interessare le istituzioni preposte, che continuano a ripetere: “Abbiamo seminato bene. Il sistema penitenziario funziona”. Frasi che parlano di una realtà non esistente ma di una vera emergenza.

Il tragico bilancio parte da Torino, domenica 15 maggio. V. L. , di 48 anni, s’impicca nella sua cella del carcere Le Vallette di Torino. L’uomo si è impiccato intorno alle 11 e per uccidersi ha usato una cintura attaccata alle sbarre della cella.
Viterbo, sempre domenica . Un assistente capo della polizia penitenziaria si uccide con la pistola di ordinanza. Le cause sono ancora da accertarsi.
Infine Isola d’Elba, una persona detenuta di 51 anni, italiana, viene trovata priva di vita nella notte nella sua cella, del carcere di Porto Azzurro, all’isola d’Elba (Livorno). Secondo una prima ipotesi del medico legale, il detenuto sarebbe morto a causa di un malore.

Salgono così - sottolinea Mirko Manna - Segretario Generale del LiSiAPP a 63 il numero delle persone detenute morte nel 2011, di cui 24 per suicidio. Mentre sono 5 i poliziotti penitenziari suicidi nel 2011 e ben oltre 20 in meno di 5 anni.

Per questo motivo ancora una volta e con forza chiediamo la necessità di istituire in ogni reparto di polizia penitenziaria i centri di ascolto psicologici a sostegno del personale operante e piu’ estesa a tutta la realtà penitenziaria.

Per Manna “il gesto del nostro collega, così come quello dei due detenuti morti in questo tragico fine settimana, sono i segni tangibili di una ferita, quella dell’emergenza, sempre più sanguinante e condivisa tra agenti e detenuti. Una grave carenza che in assenza di adeguati sostegni potrebbe indurre i soggetti più fragili a fare altre scelte estreme”.

E’ necessario adottare misure - conclude il Segr. Gen. Manna - adeguate anche a fronte di un organico ridotti all’osso, con turni massacranti in relazione all’aumento della popolazione carceraria di oltre il 40 per cento rispetto alla capacità ricettiva delle strutture penitenziarie”.

 



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