POLIZIA PENITENZIARIA Manna (Lisiapp) Stress e disagio lavorativo: una strage silenziosa tra gli operatori di polizia penitenziaria

E' quanto afferma Mirko Manna Segretario Generale del LiSiAPP - a tutto ciò si aggiungono le carenti condizioni in cui operano gli agenti della polizia penitenziaria, sempre più spesso oggetto di aggressioni e violenze, costretti dal sovraffollamento delle carceri a turni massacranti e a uno stress che a volte diventa insopportabile.

Persone Ettore Ferrara, Segretario Manna, Una
Argomenti linguistics, music, psychology, musical instruments

25/mag/2011 20.46.10 Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziari Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
"Il LiSiAPP della polizia penitenziaria, ancora una volta ribadisce l'applicazione della circolare sui centri d'ascolto per i fenomeni da stress diffuso tra il personale di polizia penitenziaria anche alla luce dell'ultimo suicidio di viterbo".

Di certo, l’ambito lavorativo è una componente che può influire su un quadro generale già compromesso. A lanciare l’allarme è ancora una volta il LiSiAPP Libero sindacato appartenenti alla polizia penitenziaria, che di fronte agli ultimi suicidi dall’inizio dell’anno e anche nel ricordo dell'ispettore in servizio nell'istituto di Viterbo, si contano troppi colleghi che hanno scelto questa drammatica via.
E' quanto afferma Mirko Manna Segretario Generale del LiSiAPP - a tutto ciò si aggiungono le carenti condizioni in cui operano gli agenti della polizia penitenziaria, sempre più spesso oggetto di aggressioni e violenze, costretti dal sovraffollamento delle carceri a turni massacranti e a uno stress che a volte diventa insopportabile. I problemi del settore sottolinea Manna sono innumerevoli , ma il primo su tutti nasce da una popolazione carceraria di gran lunga superiore a quella regolamentare, nonostante l’indulto di alcuni anni fa. Entrando nello specifico, aggiungono dal LiSiAPP, a volte basta un piantonamento in ospedale per mandare la struttura in crisi. I turni sono di 10 ore, mentre nei contratti è sancito che al massimo possono essere di 6. In traduzione, addirittura, capita di lavorare fino a 20-22 ore consecutive senza smontare, con il detenuto in carico e nessuno a dare il cambio. Una tensione difficile da sopportare. Lo dimostra il fatto che ogni anno circa 250 agenti sono costretti dal giudizio delle commissioni mediche a passare a ruoli civili, perché non più idonei. “Il disagio - riprende Manna - esce dalla struttura penitenziaria per mostrarsi nella vita quotidiana, a partire dalla denigrazione nel linguaggio, quando si viene chiamati secondini. E pensare che è un mestiere che non rientra tra i cosiddetti usuranti”. Ci sono istituti penitenziari in cui si sta al freddo, all’umido, in condizioni igieniche fatiscenti, aspetti che contano nella psicologia e nello stress. Servono investimenti per rendere questi luoghi più confortevoli, a partire da tecnologie per evitare agli operatori una serie di azioni ripetute, come aprire un cancello 200 volte al giorno”. Secondo il Segretario Manna, “bisogna puntare sul benessere degli agenti, creando occasioni socializzanti e di raccordo con il territorio al di fuori dell’istituto, specie per i tanti che vengono dal Sud e vivono lontani dalle famiglie”. Qualche passo avanti a favore della condizione degli agenti si è fatto - negli anni passati fu’emanata la circolare dal Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (Dap) che prevedeva un piano straordinario di sostegno, investimenti nella prevenzione del fenomeno stress, l’implementazione del ricorso a misure alternative alla detenzione, e un piano alloggi per il personale. “È certo che non possiamo restare inerti di fronte al drammatico fenomeno dei suicidi”, -affermo’- l’allora Capo del Dap Ettore Ferrara, rispondendo alle sollecitazioni delle organizzazioni sindacali che con forza chiedevano una soluzione in merito all’esistenza nel settore del burn-out, la sindrome che colpisce chi esercita “professioni d’aiuto” in condizioni disagiate e con carichi eccessivi di stress. Si annunciava in pompa magna la famosa circolare sui c.d. “centri d’ascolto per contrastare il disagio e stimolare la professionalità tramite condivisione, ascolto e solidarietà”. In quella stessa circolare il Dap - avvio’- l’istituzione di un forum di comunicazione telematica tra il centro e la periferia dell’amministrazione penitenziaria e la creazione di un osservatorio esterno permanente di studio. Da subito, la richiesta agli istituti di pena di realizzare un presidio psicologico per tutti gli appartenenti della polizia penitenziaria. Ora a distanza di qualche anno , di quella circolare c’è traccia solo su carta ma , dei centri d’ascolto nemmeno l’ombra e soprattutto ancora ci si ammala per stress da disagio lavorativo. Infine conclude Manna auspichiamo una vera presa di posizione dei vertici dell’amministrazione con un impegno reale alla costituzione in ogni reparto di polizia penitenziaria della penisola dei centri d’ascolto , coinvolgendo anche gli enti locali per attivare collaborazioni da parte di professionisti del settore.
 
f.to
Ufficio stampa e relazioni esterne


--
 
---------------------------------------------------------------------------------------------------
 
Li.Si.A.P.P.
LIBERO SINDACATO APPARTENENTI POLIZIA PENITENZIARIA
SEGRETERIA GENERALE
Segreteria Organizzativa - Ufficio Stampa e Web
via della trasfigurazione 5 - 00165 ROMA
Tel/Fax 06/58203648 - info@lisiapp.it - www.lisiapp.it  segreteria.generale@lisiapp.it
 
------------------------------------------------------------------------------------------------------

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl