POLIZIA PENITENZIARIA : Manna (lisiapp) : «Più detenuti ma il governo taglia»

POLIZIA PENITENZIARIA: Manna (lisiapp): «Più detenuti ma il governo taglia».

Persone Mirko Manna
Luoghi Roma
Organizzazioni Ministero della Giustizia
Argomenti sicurezza sociale, economia, politica

06/lug/2011 14.11.23 Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziari Contatta l'autore

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"Ogni mese entrano in carcere altre mille persone, ad oggi quasi
68mila, ma le risorse per gli Istituti penitenziari si riducono in
modo drastico. È la denuncia del segretario generale del LiSiAPP: «Con
la manovra si rischia il collasso»"

Più cresce il numero dei detenuti (ad oggi, mediamente i nuovi
ingressi negli istituti penitenziari sfiorano i mille al mese) meno
risorse si hanno a disposizione. Ma il paradosso continua, come
denuncia Mirko Manna, segretario generale del LiSiAPP (Libero
Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziaria): «Il numero dei detenuti
cresce a dismisura e il Governo taglia le risorse per il funzionamento
(-22% delle spese per il pagamento del lavoro ai detenuti, -28% di
budget per l’acquisto di nuovi arredi e -18% sugli investimenti per il
funzionamento del lavoro agricolo)».

«La manovra - spiega Manna - prevede infatti un taglio per il
ministero della Giustizia, che inciderà per quasi 44 milioni di euro,
con una riduzione di ben 18,5 milioni al programma
sull’amministrazione penitenziaria, di cui 7.402.666 euro sulle spese
per la gestione delle strutture penitenziarie italiane». Una riduzione
di risorse che fa immaginare uno scenario preoccupante in tempi molto
brevi: disfunzioni alla vita “normale” del carcere a causa della
diminuzione delle risorse per il personale di polizia penitenziaria,
attività culturali e di recupero dei detenuti, pulizia degli istituti
e utenze.

Le conseguenze saranno inevitabili e produrranno ulteriori difficoltà.
Sarà quasi impossibile - insiste Manna - «garantire il funzionamento
di strutture che sono quasi al collasso e non mancheranno problemi
legati alla sanità penitenziaria». Infatti, il passaggio di competenze
dal ministero della Giustizia a quello della Sanità non è ancora
terminato e il Governo non trasferisce soldi a sufficienza alle
regioni: una fase di transizione che peggiora una «situazione di
perenne incertezza in cui si è costretti ad operare negli istituti
penitenziari».



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