Emergenza carceri: Manna (Lisiapp), non è solo un problema di sovraffollamento.

09/ago/2011 10.10.40 Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziari Contatta l'autore

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“E' un disagio che affligge perché esiste una distanza tra ciò che si
dovrebbe fare e ciò che invece si fa all’interno degli istituti in
materia di sicurezza, salute e rieducazione”.
Se c’è una cosa che bisogna fare quando si parla di carcere è fuggire
dalla retorica del “guardie e ladri”. Dalla supposizione, per esempio,
che i detenuti siano gli unici a soffrire del sovraffollamento degli
istituti penitenziari. Lo stato di crisi ha infatti compattato la
“comunità penitenziaria”, mettendo dalla stessa parte reclusi,
personale di polizia, amministratori e operatori, tutti vittime allo
stesso modo dello stato di sofferenza del sistema. Ad affermarlo in
una nota è il dott. Mirko Manna Segretario Generale del Libero
Sindacato Appartenenti Polizia penitenziaria LISIAPP, che sottolinea
“in prima linea ci sono gli agenti di polizia penitenziaria,
sottodimensionati rispetto all’incremento della popolazione detenuta:
“Nel 2001 infatti si contavano circa 43.800 reclusi e 43.500 agenti;
oggi i detenuti sono più di 67 mila e l’organico di polizia supera di
poco le 38 mila unità”.Per entrare nel dettaglio spiega Manna in molte
strutture si puo trovare un solo agente ad essere chiamato a
sorvegliare un’intera sezione con almeno cento persone e solo nel
primo semestre del 2011 la polizia ha sventato in extremis circa
trecento tentativi di suicidio. “In queste condizioni cadono tutti i
presupposti di sicurezza - chiosa Manna - e non possiamo contribuire
in alcun modo all’osservazione e al trattamento dei detenuti”. Senza
contare, affermano alcuni dirigenti sindacali del Lisiapp che lavorano
sul territorio nazionale che “il disagio contribuisce a spiegare un
tasso di suicidi tra gli agenti penitenziari quattro volte più alto
rispetto agli altri corpi di polizia dello stato”.
Di recente - conclude Manna - il problema carceri è stato
all’attenzione del presidente Napolitano , dove ha delineato alcune
linee guida auspicando un’intesa bipartisan sulla risoluzione e
dichiarando con forza "E' un'emergenza assillante dalle imprevedibili
e forse ingovernabili ricadute, che va affrontata con i rimedi già
messi in atto e con ogni altro possibile intervento, non escludendo
nessuna ipotesi che potrebbe essere necessaria. E' dalla politica che
devono venire le risposte".”Questa realtà non è giustificabile in nome
della sicurezza, che così è più insidiata che garantita", ha detto il
capo dello stato.


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