Carceri: Attivate iniziative per prevenire suicidi dei detenuti

15/ott/2011 13.14.20 Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziari Contatta l'autore

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Lisiapp, bene l’ iniziativa, ma il corpo di polizia penitenziaria
ancora attende l’istituzione dei centri di ascolto per prevenire il
disagio e i suicidi degli agenti.
“Come sempre la polizia penitenziaria è abbandonata a se stessa,
nemmeno quando conta quasi 90 morti per suicidi in dieci anni”. Questo
è il commento amaro del segretario nazionale del Lisiapp Libero
Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziaria Daniele Giacomaniello ,
alla notizia delle stipule di convenzioni tra il provveditorato
regionale e gli isitituti penitenziari con asl per prevenire i suicidi
dei detenuti. Il protocollo prevede per i reclusi un'accoglienza
qualificata e multiprofessionale, in grado di individuare i bisogni
sanitari, sociali, psicologici e psichiatrici di ogni detenuto al suo
arrivo in carcere. L'individuazione tempestiva degli indicatori di
rischio. L'attenzione alle situazioni ambientali e logistiche che
possano favorire suicidio e atti di autolesionismo. Le linee di
indirizzo per la prevenzione del suicidio in carcere sono contenute in
una delibera approvata di recente dalla giunta, delibera che si
inserisce nel quadro piu' generale delle linee di indirizzo per la
qualita' della salute dei detenuti per il biennio 2011-2012 approvate
dalla giunta nel maggio scorso. Il documento, elaborato da un apposito
gruppo di lavoro, ispirandosi anche al documento prodotto sul tema dal
Comitato Nazionale di Bioetica, sara' uno strumento condiviso tra
Regione Toscana e Provveditorato Regionale dell'Amministrazione
Penitenziaria (PRAP) per mettere a punto tutti gli interventi
necessari per individuare e trattare per tempo le situazioni di
disagio e fragilita' e prevenire il suicidio nelle carceri toscane.
"La privazione della liberta' personale non deve portare alla perdita
di altri diritti, tra cui quello alla salute - dice l'assessore al
diritto alla salute Daniela Scaramuccia - La salute e' un diritto di
tutti indistintamente. Tutti, che siano liberi cittadini o detenuti,
sono uguali davanti alla malattia, e il trattamento penitenziario deve
sempre assicurare il rispetto della dignita' umana, senza alcuna
discriminazione. Amministrazione penitenziaria e istituzioni sanitarie
devono collaborare sempre piu' strettamente perche' questo diritto sia
garantito a tutti i detenuti, con il coinvolgimento della polizia
penitenziaria, degli operatori dell'area educativa, e del personale
sanitario. A tutto ciò sottolinea Giacomaniello , non riguarda il
corpo di polizia penitenziaria ma solo la sfera dei detenuti
ruistretti. Io mi chiedo -conclude- il segretario nazionale lisiapp ,
quando ancora dobbiamo aspettare per far partire i centri di ascolto
riservati alla polizia penitenziaria e ai suoi operatori?...quanti
morti ancora dobbiamo piangere per avere attivo un servizio riservato
a noi?.....


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