Oricola, ex fornace abbandonata e l’amianto minaccia la salute degli abitanti

20/dic/2010 16.39.48 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Pubblicato il 5 dicembre 2010

www.abruzzoquotidiano.it

di Filippo Marfisi

Sono 18 anni che in Italia ne è stato bandito l’utilizzo per la costruzione di strutture, ma nonostante la legge, la sostituzione e lo smantellamento di amianto procede a ritmi lentissimi. Nella nostra regione è ancora possibile vederlo sui tetti di fabbricati e abitazioni civili, di scuole, o abbandonato alla periferia di città. E questi sono i casi più pericolosi. Infatti, rispetto all’eternit compatto, quello friabile abbandonato è più dannoso alla salute a causa delle fibre volatili che, anche a distanza, costituiscono un vero e proprio attentato alla salute.

E questa è la situazione a Oricola, dove da dieci anni si attende che i capannoni dell’ex Fornace Corvaia vengano bonificati. I fabbricati sono a poche decine di metri dalle abitazioni e chi vive lì, è senza dubbio sotto minaccia. L’attività è cessata più di vent’anni fa, anzi, per completezza di informazione, da fabbrica di mattoni si trasformò, manco a dirlo, in "fabbrica di amianto". Secondo l’ARTA, nell’ex fornace vi sarebbe amianto in matrice friabile del tipo crisotilo o asbesto bianco e crocidolite o asbesto blu; in altre parole, polveri e microfibre amiantifere, liberate dalle aggressioni atmosferiche e poste in aerodispersione. Il tutto da considerarsi estremamente pericoloso, anche a distanze “notevoli”, per la salute umana, e cancerogene se inalate. In termini quantitativi, l’estensione in superficie delle sole coperture di eternit è stimata superiore a 10000 mq. Eppure la struttura è ancora lì, nonostante fossero state emesse dal comune due ordinanze di demolizione e bonifica. Gli abitanti del posto, hanno allertato da tempo Comune, Provincia, Regione, e hanno segnalato l’inquietante presenza alle autorità di polizia: Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, non tralasciando di informare le associazioni ambientaliste e neppure gli organi di stampa. Sostegni alla denuncia sono arrivati dalla Protezione Civile di Roma, dalla Prefettura de L’Aquila, dall’Amministrazione Provinciale de L’Aquila, dalla Regione Abruzzo, dal NOE dei Carabinieri di Pescara, dai Guardia di Finanza di Avezzano, dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano. Tanto rumore portò a qualche risultato, come la recinzione della struttura pericolante, il sequestro penale del sito e una denuncia per reati ambientali. Ma la fornace è ancora lì e nulla è cambiato o avvenuto in termini di reale e concreta messa in sicurezza, rimozione dei materiali inquinanti, bonifica del territorio. A seguito del decreto di citazione in giudizio del proprietario nel procedimento penale da parte della Procura della Repubblica, il Comune di Oricola si costituisce parte civile nel processo.

Ad ottobre 2008 si tiene, presso il Tribunale di Avezzano, la prima udienza. A settembre 2009 il Comune vince la causa, il processo si conclude con la condanna del proprietario del sito ad un anno e due mesi di reclusione, per inquinamento ambientale, al pagamento di settemila euro ed al risarcimento delle spese di recinzione; al proprietario viene altresì intimato di bonificare l’area che, intanto, è stata confiscata. Ma anche queste decisioni sono rimaste senza esito. Infatti, la sentenza di primo grado è stata impugnata davanti alla Corte d’Appello de L’Aquila e i tempi si allungano. Gli abitanti della zona aspettano che qualcosa si muova e in fretta. Il pericolo è sempre lì, più minaccioso che mai e deve essere arrestato.

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