Amianto ex fornace di Oricola dieci anni di denunce non bastano per risolvere il problema

Si trovano a poche decine di metri dal centro abitato, fissi e immobili per un verso quanto traballanti e volatili per un altro; l'amianto non è stato ancora bonificato e i cittadini, che inevitabilmente ne fanno le spese, invocano sempre più l'intervento della pubblica amministrazione.

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28/giu/2011 14.45.38 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Amianto ex fornace di Oricola 

dieci anni di denunce non bastano per risolvere il problema    

 

 

ORICOLA. I diecimila metri quadri di eternit ed altri rifiuti pericolosi dell’ex Fornace Corvaia giacciono ancora lì. Si trovano a poche decine di metri dal centro abitato, fissi e immobili per un verso quanto traballanti e volatili per un altro; l’amianto non è stato ancora bonificato e i cittadini, che inevitabilmente ne fanno le spese, invocano sempre più l’intervento della pubblica amministrazione.

La sentenza del procedimento giudiziario del Tribunale di Avezzano che nel settembre 2009 condannava la proprietà del sito è stata infatti impugnata ed il procedimento penale, esperito il primo grado di giudizio, ora pende innanzi alla Corte d’Appello dell’Aquila.

 

Insomma, tutto fermo e di là da venire gli auspicati quanto urgenti interventi di tutela sanitaria e ambientale.

Per ottenere la rimozione e lo smaltimento dell’amianto, la bonifica e tutto il resto occorrerà ancora attendere una sentenza che passi in giudicato salvo poi patire ulteriori proroghe e rinvii nonostante negli anni si siano susseguiti denunce dei cittadini, esami e analisi di Asl e Arta, Ordinanze del Comune, esortazioni di Protezione Civile, Prefettura, Regione e Provincia dell’Aquila, sequestro penale del sito e denuncia per reati ambientali, sentenza di condanna, confisca e successiva vendita all’asta del sito stesso.

Le aspettative di chi ha subìto e continua a subìre sulla propria pelle gli effetti della contaminazione amiantifera, potranno essere soddisfatte (forse) solo alla fine di un ulteriore, lungo e temporalmente non stimabile iter giudiziario.

 

«Questo scenario è francamente inaccettabile», dicono oggi i cittadini che vivono a fianco del sito avvelenato: «si ritiene che, indipendentemente dai tempi e dalle risultanze dei futuri passaggi giudiziari, si debba intervenire oggi e subito per la rimozione dei materiali cancerogeni e per la protezione delle persone».

L’appello ed il sollecito sono appunto dai residenti rivolti alle Istituzioni perché «orientino la conclusione di questa vicenda verso l’unica soluzione praticabile e cioè quella che passa per l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte della pubblica amministrazione».

 

Fonte: www.primadanoi.it

22/11/2010 9.53

 

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