Vent’anni d’amianto che attendono bonifica

Vent'anni d'amianto che attendono bonifica.

Luoghi Roma, Italia, Abruzzo, Avezzano, Oricola, provincia di L'Aquila, Region d'Arta
Organizzazioni Ministero dell'Interno, Corte d'Appello, AIEA, Italia Nostra, LAV
Argomenti diritto

30/ago/2011 15.18.56 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Vent’anni d’amianto che attendono bonifica

 

La severa e continuata esposizione all’amianto corrotto e disperso nell’aria, presso il sito ex fornace Corvaia di Oricola (AQ), costituisce un grave e permanente pericolo per la salute di chi risiede, lavora o transita nell’area inquinata e nelle zone limitrofe.

Severa per dimensioni e tipologia dell’agente inquinante; diecimila metri quadrati di amianto crisotilo o asbesto bianco e crocidolite o asbesto blu; ovvero fibre amiantifere che, se inalate, si legge nel rapporto dell’Agenzia per l’ambiente della Regione Abruzzo, possono rivelarsi letali e cancerogene anche a notevoli distanze.

Continuata per i tempi di esposizione trascorsi che sono dell’ordine del ventennio e per il continuo rilascio delle letali particelle nell'ambiente abitato.

 

Come è noto, le fibre di amianto libere nell’aria finiscono nei polmoni, causando il mesotelioma, un tumore che ha anche 30 anni di latenza. Per troppo tempo il rischio di esposizione a fibre di amianto è stato considerato importante esclusivamente per i lavoratori a diretto contatto con la sostanza e soltanto più tardi l’attenzione si è spostata sulle esposizioni non professionali: le esposizioni di cittadini che abitano, transitano, lavorano, o soggiornano presso i siti severamente e continuativamente contaminati come quello in oggetto comportano un rischio neoplastico (tumorale) e che

-         non vi sono teoricamente valori di soglia

-         le fibre inalate nel tempo però si accumulano nell’organismo e accrescono progressivamente il rischio di provocare danni

-         tra la popolazione esposta i bambini hanno una lunga aspettativa di vita ed hanno perciò più possibilità di sviluppare il tumore

-         l’esposizione civile è un’esposizione vera e propria, poiché i residenti di una zona urbana dove sono presenti particelle di amianto, non portano mezzi di protezione delle vie respiratorie, a differenza dei professionalmente esposti.                         

 

Ad oggi, agosto 2011, nessuna messa in sicurezza, nessuna rimozione, segregazione o inertizzazione dell’eternit e dei rifiuti pericolosi presenti nel sito, nessuna bonifica del territorio: i residenti, ignorati nelle loro istanze e legittime preoccupazioni, trascurati e lasciati senza informazioni su accadimenti, sviluppi e/o eventuali ipotesi di soluzione, si ritrovano soli, ad aspettare passivamente, azzardando e ipotecando ogni giorno la propria salute. Essi vogliono reclamare e pretendere quanto previsto dalle leggi vigenti in materia di amianto/salute pubblica e quanto

- esaminato, certificato e disposto da ARTA Abruzzo

- rilevato e raccomandato da ASL 01 Avezzano-Sulmona-L'Aquila

- stabilito dalle Ordinanze sindacali di Oricola            

- sollecitato da Protezione Civile di Roma

- indicato e richiesto da Provincia e Prefettura dell’Aquila

- denunciato da AIEA, Contramianto, Italia Nostra, LAV, Verdi Lugo, Wilderness …,

- presentato in Parlamento sotto forma di interrogazione scritta ai Ministri dell’Ambiente, della Sanità e dell’Interno

- esposto in Regione sotto forma di interpellanza all'Assessore regionale competente

- richiesto alla Prefettura dell’Aquila da ASL 01 Abruzzo, Dip.to di Prevenzione - U.O. di Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica

 

Ricordiamo che l'età del manufatto è di almeno mezzo secolo! All'inizio degli anni novanta, quando l'amianto diviene fuorilegge in Italia, la fornace è già abbandonata e in rovina; ad allora risalgono le prime segnalazioni ed i primi rilievi sanitari e ambientali: tutto senza esito.
Dal 2005 ai giorni nostri gli appelli si moltiplicano e intensificano ma il tempo passa ancora senza alcun tipo di provvedimento o misura di protezione.

La proprietà della struttura e dell'area inquinata, di fatto inadempiente agli obblighi di legge, alle ordinanze del Comune ed alle esortazioni delle istituzioni, subisce il sequestro penale del sito, viene condannata in tribunale, si appella e, nonostante l’evidenza scientifico-legale di esami e accertamenti, l’appello viene accolto: il procedimento giudiziario, esperito il primo grado di giudizio (settembre 2009), migra così dal Tribunale di  Avezzano alla Corte d'Appello dell’Aquila: a due anni di distanza non è dato di sapere alcunché del procedimento in corso e/o di eventuali sviluppi. 

 

Il suddetto iter amministrativo-giudiziario misura un’estensione temporale che va dall’anno 2006 ad oggi; ma si consideri che, a detta dei residenti di più lunga memoria, esposti e denunce antecedenti lo scorso quinquennio condussero già allora a pratiche interminabili, oziose e “archiviate”.

Si profila allora uno scenario francamente inaccettabile ma, ci auguriamo, non più “archiviabile” per chi vive in quest’area; perciò si ritiene che, indipendentemente dai tempi e dalle risultanze dei futuri passaggi giudiziari, si debba intervenire con somma urgenza per la protezione delle persone al fine di porre in essere le misure di sicurezza ambientali, gli interventi di rimozione delle sostanze nocive, il loro corretto smaltimento e le opere di bonifica del territorio.   

Tortuosi percorsi burocratico-giudiziari e tempi che si dilatano a dismisura: vent’anni di amianto tra apprezzabili operati e inqualificabili silenzi o fors’anche ombre di complicità o negligenza

L’appello ed il sollecito sono sempre rivolti alle istituzioni di riferimento e, particolarmente, al Comune di Oricola ed alla Regione Abruzzo, alla Prefettura ed alla Provincia dell’Aquila.

 

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