“Studio delle cause di mortalità e morbosità materna e messa a punto di modelli di sorveglianza” . - Rapporto della Regione Lazio

Di queste 77 morti, 20 sono state classificate come morti da causa diretta (18 entro 42 gg e 2 dopo i 42 gg), 48 da causa indiretta e le rimanenti 9 da cause correlate o non conosciute.

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19/giu/2011 11.28.36 Dr. Pietro Bardoscia Contatta l'autore

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A cura di Pietro Bardoscia *

 

La mortalità e la morbosità materna correlate alla gravidanza ed al parto sono fenomeni sempre più rari nei Paesi più socialmente avanzati. Tuttavia, le indagini confidenziali e le sorveglianze istituite in diversi Paesi europei, rilevano un’incidenza del fenomeno maggiore di  quanto riportato dalle statistiche ufficiali. Altro dato di particolare interesse per le politiche di promozione della salute materna è quello che circa la metà delle morti materne potrebbe essere evitata grazie a migliori standard assistenziali.

I risultati ottenuti nel Lazio confermano questa significativa sottostima del fenomeno. Il numero di morti materne individuato dall’incrocio di due fonti informative (SDO e schede di morte) risulta essere notevolmente più alto (n=77) rispetto a quelle presenti nel solo archivio delle schede di morte ISTAT (n=15). Di queste 77 morti, 20 sono state classificate come morti da causa diretta (18 entro 42 gg  e 2 dopo i 42 gg), 48 da causa indiretta e le rimanenti 9 da cause correlate o non conosciute. La sola analisi delle schede di morte ISTAT fornisce un quadro affidabile del fenomeno esclusivamente per gli eventi da causa diretta entro i 42 gg mentre  lo sottostima significativamente se si considerano anche le altre cause indirette e la mortalità tardiva dopo i 42 gg. Il 57% dei decessi si riferiva all’evento parto (19% parto vaginale e 38% parto cesareo). Fra le morti materne dirette il gruppo di  cause più frequenti è stato quello delle emorragie ostetriche e dei disordini ipertensivi; tra le cause indirette, invece, le più frequenti sono costituite dalle neoplasie, dalle malattie cerebrovascolari e cardiovascolari.

Dall’analisi delle schede di dimissione ospedaliera, nel biennio 2004-2005 sono stati individuati nel Lazio 210 casi di grave morbidità materna con un tasso pari a 2 per 1.000 parti. Il 79% dei near miss si  riferiva all’evento parto (10% parto vaginale e 69% parto cesareo). Il 54% di questi eventi è rappresentato da cause ostetriche come malattie ipertensive complicanti la gravidanza e le emorragie ostetriche. Nel nostro studio come criterio di classificazione dei near miss è stato utilizzato il ricovero in terapia intensiva per complicazioni associate o meno alla gravidanza. Siamo consapevoli dei limiti di questo approccio in quanto il solo criterio di accesso in un reparto di terapia intensiva può escludere quei casi altrettanto gravi (disfunzione d’organo) che però non vengono ricoverati in questa fattispecie di reparti. Nonostante questa potenziale sottostima, la nostra analisi conferma la consistenza numerica di questi eventi con un rapporto di circa 7 ad 1 rispetto alla mortalità materna.

Sia i dati di mortalità che di morbosità materna mostrano una associazione con alcuni fattori riportati in letteratura. L’avere un età al parto maggiore di 35 anni (15), essere cittadina straniera (16) ed affrontare il parto con modalità chirurgica (14,17) sono fattori associati ad una maggiore probabilità di un esito materno sfavorevole. Va però sottolineata la natura esclusivamente descrittiva di questa analisi che andrà sicuramente verificata con studi che tengano conto di importanti fattori di confondimento. D’altra parte va però evidenziato il trend in  aumento di queste condizioni:  nel Lazio la percentuale di donne oltre i 34 anni è passata dal 10% degli anni '80 al 35% nel 2009, la percentuale di donne straniere è passata dal 6% nel 1995 al 21% nel 2009 ed anche la percentuale di cesareo è aumentata dal 22% nel 1985 al 45% nel 2009.

CONCLUSIONI

Lo studio ha dimostrato che il numero delle morti materne è fortemente sottostimato dalle statistiche ufficiali e che accanto a questi eventi esiste una quota molto più consistente di donne che, per condizioni cliniche gravemente compromesse, richiedono durante o subito dopo la gravidanza una assistenza medica di tipo intensivo. 

Il monitoraggio sistematico di questi eventi sfavorevoli, insieme ad una analisi delle cause e dei fattori associati, costituisce una  priorità per il Servizio Sanitario Nazionale e più in particolare per tutti quei servizi dedicati alla tutela e promozione della salute riproduttiva. 

* Dr. Pietro Bardoscia 

Caporedattore Nazionale Vento Nuovo.eu 

Responsabile Rubrica Sanità quotidiano Il Giornale del Lazio.it

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