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30/gen/2009 14.27.55 PER LA SINISTRA Contatta l'autore

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Perché lascio Rifondazione Comunista, perché occorre ricostruire la Sinistra.
 
DI ALESSANDRO ZATTINI(Movimento per la sinistra)

Con l'assemblea generale nazionale svoltasi pochi giorni fa a Chianciano Terme e con la conseguente creazione del "Movimento per la Sinistra" l'esperienza all'interno del Partito della Rifondazione Comunista finisce per molti compagni e compagne, me compreso.
Incomincia così un percorso, un "partire" come è stato definito dallo stesso Nichi Vendola, molto probabilmente arduo e lungo nelle sue prospettive, difficile da intravedere attraverso un orizzonte ancora poco limpido, ma certo tutto da costruire, da conformare insieme a tutti coloro che abbiano ancora voglia di rendere partecipato tale percorso di democrazia: un viaggio insomma che ci parla della necessità stessa di ricreare cultura a sinistra in questo malandato paese italiano.
Ma per poter "partire" verso lidi lontani e, dio solo lo sa, tremendamente ambiziosi, occorre soprattutto conoscere bene le proprie posizioni di partenza, le uniche sicurezze di cui possiamo attualmente disporre nel grande marasma della dis – sinistra nostrana.
Quelle posizioni di partenza segnano anche, allo stesso tempo, le motivazioni profonde di questa nuova divisione all'interno di un partito certo già ai minimi termini, ma che non ha saputo e voluto condurre l'analisi della società d'oggi, pur messo di fronte alle sconfitte elettorali che hanno rischiato, e tutt'ora rischiano seriamente, di seppellire la Sinistra, non solo quella partitica, ma anche e soprattutto quella nella testa della gente.
Allora capita di rendersi conto prima di tutto dell'incomunicabilità del messaggio.
Quel messaggio non più in grado di entrare in contatto con la gente, con il tuo elettorato di riferimento perché quello stesso elettorato ha subito un vero fenomeno di diaspora politica ed incomincia a sentirsi maggiormente rappresentato dalla Lega xenofoba più che dalla Sinistra radicale ed antagonista.
Quell'elettorato che è cambiato indelebilmente nella seconda metà del secolo scorso perché il fenomeno della globalizzazione dei commerci ha dilaniato la vecchia industria pesante, la "tuta blu" , sostituendola così con i sistemi finanziari ad alta velocità e con le sedie tutte uguali dei Call Center.
Il capitale allora torna e non cessa certo di accumularsi, ma ciò che cambia rispetto al passato non è l'evoluzione dello stesso sistema produttivo capitalistico, quanto la vera condizione di opposizione a ciò, la condizione cioè del pensiero della Sinistra italiana ed europea.
Quel capitalismo, ieri nuovo oggi vecchio di crisi internazionali, sta svuotando lo stesso senso del dirsi elettori ed uomini o donne di sinistra, incomincia cioè ad intaccare lo stato esistenziale e psicologico delle persone, addomesticandole con il suono delle pubblicità e la musica dei lucenti reality shows.
Ciò che rischiamo allora non è semplicemente l'ennesima sconfitta elettorale dalla quale occorrerà rialzarsi, bensì la possibilità reale dell'abbandono definitivo dell'esistenza di una cultura di Sinistra in questo paese ed il conseguente dominio di una "in – cultura" di destra imbevuta di populismo e nuovo razzismo.
Per tutto questo non possiamo certo più soffermarci a filosofeggiare solo ed esclusivamente sullo spauracchio del "berlusconismo" e questo perché fra i vari filosofeggiamenti, tipici e tanti cari alla Sinistra italiana, il "berlusconismo" sta divenendo sistema compiuto: rischiamo insomma di interrogarci sulla soluzione di un qualcosa che non potremo più realmente in ogni caso risolvere.
Allora è chiaro che la domanda, impellente e decisiva, non può che essere la ricerca di una risposta possibile, di quale cioè debba e possa essere la risposta sociale e politica che la sinistra diffusa, non semplicemente questo o quel partito, può infine dare al tentativo ultimo della sua stessa uccisione.
Nel suo ultimo Congresso, il settimo della sua storia, ma anche e soprattutto nelle sue attività seguenti, il partito della Rifondazione Comunista ha clamorosamente fallito la ricerca stessa del piano di quelle risposte.
Ha creduto cioè nella possibilità ultima di rispondere alla sconfitta con la reclusione nelle proprie stanze, ha voluto bendare gli occhi così incapaci di leggere la società attuale, per tornare a vedere solo la sicurezza degli artefatti di Partito, ha voluto riaffermare la totalità di una ortodossia stantìa, di un vecchio modo di fare e di organizzarsi in Partito, ha cercato le risposte del futuro nell'identità del passato.
Quel Partito oggi pretende di rispondere alle nuove solitudini con la scarna forza delle immagini, delle bandiere e dei simboli, per tentare di nuovo, all'infinito, una scalata al cielo che si dimostra ad ogni passo inesplicabile e non realmente praticabile, perché nel frattempo quelle stesse politiche portano lo stesso Partito sotto terra, nella posizione cioè davvero diametralmente opposta a quel cielo che sembra definitivamente irraggiungibile.
Quel Partito sceglie la chiusura di "Liberazione" perché quotidiano troppo libero, troppo "avanti" nell'auspicare una unità politica e programmatica di una Sinistra tutta, perché troppo spesso quelle pagine hanno accolto commistioni di idee e di identità diverse, in un'ottica di reale valorizzazione del diverso e di possibile costruzione di un senso di Sinistra.
Quel Partito opta ancora per la critica nei confronti della caduta del muro di Berlino laddove i Giovani Comunisti/e avevano scelto di rappresentare con delle mani giovani che si intrecciano fraternamente dopo la divisione del mondo in blocchi contrapposti la necessità di una adesione giovanile ai progetti di una politica che arranca sempre di più indelebilmente.
Quel Partito decide di tornare in piazza ma non per attribuire nuova dignità ai poveri d'oggi, con la capacità cioè di poter innovare le proprie forme partitiche per condurre nuove e vecchie battaglie sociali, bensì sceglie la piazza per vendere il pane e la pasta a prezzo politico, così determinando una immagine di Partito avulsa da quella stessa società in cui è inserito, una immagine di Partito come di un qualcosa di superiore rispetto al suo elettore, che non combatte più per emancipare le masse, ma che invece si dimena per far in modo che sperate masse dipendano da esso, come dal padre padrone dipendono i figli senza autonomia di pensiero e capacità di criticità.
Quel Partito insomma sceglie di chiudersi in se, abbandonando così drammaticamente il conflitto sociale ed il tentativo stesso di lottare per un'alternativa di società rispetto a quello che viene proposto dalle destre di governo.
Ma qual'è allora la risposta che invece deve essere elaborata prima ancora che offerta al giudizio di un elettorato di Sinistra nel nostro paese?
Quale può essere la visione strategica e partitica del nuovo millennio, quale l'alternativa a queste destre che cavalcano solitarie nel vuoto del pensiero antagonista?
Credo che tempo non ve ne sia davvero più, credo che vecchie forme e proposte non possano davvero essere più messe in campo, io credo che la Sinistra, oggi di fronte ad uno specchio torbido, non possa che ritrovare e riconoscere la propria reale identità e funzione sociale. Qui e adesso.
Questo significa ricostruire un tentativo possibile di senso comune, riscoprire le vecchie radici di un pensiero liberale pronto però ad innovare e ad innovarsi, a contaminare ed a contaminarsi con le esperienze e le identità di una sinistra diffusa ancora presente sui nostri territori pur se spaventata e delusa dal suo ceto politico di riferimento.
Questo significa allora riscoprire il tema del lavoro subordinato, per combattere nuovamente la battaglia della sua emancipazione a fondo, significa capire che il fenomeno della globalizzazione economica porta in grembo con se la sistematica distruzione del nostro ambiente, dell' habitat della nostra terra e della nostra vita di essere umani, ricostruire la Sinistra significa riscoprire una reale laicità dello Stato, significa innovare le vecchie forme di Partito, significa cercare e dare nuova rappresentanza e partecipazione a chi ce lo chiede ancora.
Ricostruire la Sinistra significa saper ricreare insieme un nuovo orizzonte per una nuova visione di società complessiva, accettando lA possibilità del dubbio e della curiosità, accettando la sfida del futuro che non sia tuttavia accondiscendenza di ciò che esso ci porterà, ma consapevolezza della possibilità di cambiarlo concretamente secondo i propri ideali.
Ricostruire la Sinistra significa saper scegliere la Pace senza se e senza ma, ritrovando la capacità di inorridire per le morti e le sofferenze altrui da qualunque parte e per qualunque causa esse siano state create dall'uomo sull'uomo.
Significa saper guardare, in una prospettiva di nuovo internazionalismo, alle esperienze sociali e politiche di lotta che hanno interessato il Sud America così come all'avvento del primo Presidente di colore degli Stati Uniti d'America che annuncia di voler chiudere il "lager" Guantanamo entro la fine di quest'anno.
Essere una nuova sinistra significa infine sapersi "ri – allacciare" con il movimentismo, con il femminismo e con le nuove realtà sociali e questo perché si deve saper sentire ancora nel profondo la necessità stessa di tornare a provare empatia per il prossimo, quello che sta accanto a te, davanti, dietro al tuo stesso modo di essere, riconoscendo che la battaglia per l'uguaglianza è ancora dipinta sulla bandiera delle nostre anime politiche, una battaglia che trae fondamento dal riconoscimento del rispetto delle altrui diversità, diversità da guardare e gustare come forme di arricchimento e di crescita collettiva.
Per tutto questo io credo davvero che il tempo della costruzione di un nuovo soggetto politico della Sinistra in Italia possa e debba venire ora, perché quella funzione sociale che come uomo di sinistra sento pesare sulle mie spalle mi sussurra che non posso rinchiudermi, solo fra soli, nelle stanze di un Partito, ma debbo invece sapermi mettere di nuovo in cammino, ancora con la speranza negli occhi, ancora con la passione nel cuore, ancora con la voglia di scoprire l'altro da me.

COMUNICATO STAMPA

In seguito a l'uscita dal Direttivo di rifondazione comunista di  Monterotondo di diversi esponenti appartenenti all'area di "Rifondazione per la Sinistra" che fa capo al governatore della Puglia Nichi Vendola e conseguentemente quanto deciso a livello nazionale a Chianciano il 24 e 25 gennaio 09, anche a Monterotondo,viene costituito  il "Movimento per la Sinistra", per costruire un'alternativa concreta e praticabile, fuori dai vecchi schemi ideologici e nostalgici.

Il capogruppo del PRC in Consiglio Andrea Marino,in contrasto con la linea politica del Prc lascia il partito e aderisce al "Movimento per la Sinistra", condividendone le finalità.

Gli aderenti a MpS si impegnano a costruire un'alternativa di sinistra sul territorio a partire dal lancio dell'Associazione per la Sinistra con un'iniziativa a Monterotondo presso la Biblioteca comunale il 2 febbraio ore 17.30. Ospiti: Gennaro Migliore,Elisabetta Piccolotti e Luigi Nieri (MpS), Simonetta Salacone e Fabio Mussi( Sinistra democratica).Questi i contenuti della conferenza stampa tenuta da Andrea Marino giovedi 29 a palazzo Orsini.

 

 

Info:mperlasinistra.monterotondo@gmail.com


Chianciano 2, ma non è la vendetta

di Alfonso Gianni

Non facciamo un nuovo partito, ma decidiamo una nuova partenza. Più o meno con queste parole si può riassumere quanto è successo a Chianciano, sabato e domenica scorsi, al termine dei due giorni assembleari della rifondazione per la sinistra, la minoranza congressuale del Prc. Siamo tornati a Chianciano a distanza di sei mesi, ma non per spirito di rivalsa, né per nostalgia, semplicemente perché costava meno che altrove. Ci siamo tornati dopo sei mesi di tentativi di continuare il nostro progetto di ricostruzione di una sinistra senza aggettivi dall'interno di Rifondazione comunista. Ci siamo resi conto che questo non era possibile, anche se su questa valutazione non hanno concordato tutte le compagne e i compagni che avevano dato vita alla mozione congressuale con primo firmatario Vendola che era uscita perdente, a seguito della coalizione contraria di tutte le altre quattro, nel congresso di fine luglio. Una divisione che  ritengo solo provvisoria e che verrà facilmente sanata se il progetto della ricostruzione della sinistra saprà muovere rapidi passi in avanti.Naturalmente constatare che in un partito alla vita del quale si è concorso fin dalla sua fondazione - non è il mio caso, ma certamente quello di molti altri, come Vendola ad esempio – non c'è più spazio per la propria posizione politica è certamente una sconfitta per tutti. In effetti andarsene nel nome dell'unità può apparire contradditorio. Non era affatto scontato che fosse così. Infatti i nostri propositi a luglio erano diversi, erano quelli di attrezzarci ad una lotta di minoranza non breve all'interno del Prc e nello stesso tempo di portare avanti il progetto di una sinistra unitaria  sui territori in ogni occasione e in ogni scadenza  fosse stato possibile. Pur con tanti limiti esattamente questo abbiamo cercato di fare, ma la concreta agibilità di questa pratica è stata giorno per giorno ristretta e liquidata dal comportamento della maggioranza del Prc. La discussione interna è rifluita immediatamente nei circoli viziosi delle nicchie identitarie, dalla questione della guerra russo-georgiana a quella davvero grottesca sul significato della caduta del muro di Berlino raffigurata, assieme ad un'assemblea dell'Onda studentesca, sulla tessera dei giovani comunisti. Le scelte che si venivano profilando per le prossime scadenze elettorali, sia quelle europee che quelle amministrative, rispondevano semplicemente al principio dell'autoaffermazione della esistenza del partito, quasi si trattasse di una rivincita rispetto al tracollo dello scorso aprile. La vicenda della cancellazione dell'esperienza politico editoriale di Liberazione è stato l'ultimo corposo segnale che si voleva chiudere la finestra sul mondo di questo partito. Tale infatti è stata Liberazione, unico giornale di partito a suscitare un qualche interesse nel panorama italiano, spento in base ad una valutazione che oscillava tra Scilla e Cariddi rappresentati da un lato dalla proprietà, dall'altro dal mercato - da un lato il partito, dall'altro il numero delle copie vendute -.Come si vede un criterio da mercato-leninismo in luogo del conclamato marxismo-leninismo.Se questi elementi spiegano l'ulteriore involuzione della vita interna al Prc nel breve lasso di sei mesi, poco ci dicono sulla sua vita, che è cosa certamente più complessa. In realtà fin dal suo sorgere agli inizi degli anni Novanta, in Rifondazione comunista  hanno convissuto diverse anime. Non avrebbe potuto essere altro che così, data la storia della sua formazione, dominata più da un rifiuto della svolta della Bolognina che non dalla delineazione di un programma in positivo. Queste anime diverse potevano esser ricondotte essenzialmente a due, pur con l'indispensabile semplificazione. Una aveva un carattere di tipo più resistenziale, nel senso che si opponeva cioè alla svolta come abbandono degli ideali del comunismo di cui voleva mantenere una sostanziale continuità; l'altra si mostrava più incline all'innovazione dei contenuti ideali, politici e organizzativi e più legata alle esperienze dei nuovi movimenti. L'intera vicenda di Rifondazione può essere letta alla luce del confronto fra questi due modi di pensare e di essere. Le stesse scelte politiche, a cominciare da quelle più drammatiche, come quella di abbandonare il primo governo Prodi o per converso quella di fare parte dell'Unione e dell'ultimo governo Prodi, sono state inevitabilmente influenzate da questi orientamenti di fondo. Direi che il periodo, certamente non breve, della segreteria di Fausto Bertinotti ha rappresentato il momento più alto del  confronto fra queste due impostazioni, pur con i suoi strappi e le sue sconfitte.Ora i nodi sono venuti al pettine. Non solo per responsabilità di una maggioranza che unisce neoidentitarismo ad un vago populismo, né soltanto per le debolezze e le indecisioni della nostra minoranza congressuale, ma perché è venuto a compimento un radicale cambiamento del contesto esterno. La profondità della attuale crisi economico-finanziaria e della globalizzazione capitalistica indica che un ciclo lungo un trentennio, quello del neoliberismo, del pensiero unico, si è definitivamente chiuso. Si apre una nuova fase entro la quale le stesse forze politiche devono ridefinire se stesse. Un fase che trova una sinistra ai minimi termini. Se la guardiamo dal punto di vista politico, particolarmente nel caso italiano, possiamo addirittura dire che una sinistra non esiste. La componente di sinistra moderata ha scelto addirittura di fare a meno di una collocazione di sinistra nel nome del proprio partito, puntando su una scelta di tipo neocentrista che peraltro non appare portatrice di grandi successi. La sinistra radicale ha subito una sconfitta elettorale senza precedenti, si è frantumata, ha perso credibilità, influenza e consistenza. paese, i cambiamenti che sono intervenuti ci appaiono con un segno positivo. Solo pochi lustri fa quando parlavamo di America Latina  dicevamo di massacri, di torture, di dittature, di feroci guerre civili. Oggi parliamo di una sinistra che si è fatta quasi ovunque governo e che non per questo, anzi, ha perso i contatti con i movimenti.La vittoria di Obama negli Usa già ci narra di un cambiamento profondo in quel paese, che solo una certa sinistra non è in grado di vedere. Non sappiamo quello che il nuovo presidente americano vorrà o potrà affettivamente fare, ma il suo programma e i suoi primi atti ci parlano di una svolta che solo pochi anni fa era inimmaginabile. La sconfitta del neoliberismo ha indotto un processo di partecipazione democratica negli States cui dovremmo tutti guardare con meno sicumera ideologica. Si può anche considerare Obama un avversario assai più difficile perché molto più intelligente e scaltro, come dice Mario Tronti, ma non disconoscere la portata del cambiamento o addirittura rimpiangere di non avere più Bush, in quanto bersaglio più facile e più stupido. Se guardiamo al nostro paese vediamo che al successo elettorale delle destre non corrisponde affatto la pacificazione sociale. Di più: solo pochi mesi fa "sciopero generale" erano parole impronunciabili. Ora la Cgil si accinge ad un nuovo ambizioso appuntamento il 13 febbraio, e tutti noi ci saremo. Avete mai visto una distanza più grande fra una Cgil che, giustamente, non firma lo pseudo accordo sulla riforma contrattuale (ed è difesa solo dall'editoriale domenicale di Eugenio Scalfari) e un Partito democratico che si accorda con il Popolo delle libertà sul federalismo fiscale e cerca di farlo per lo sbarramento alle elezioni europee?In realtà noi non usciamo solo da Rifondazione comunista. Usciamo da una fase storica per entrare in una nella quale la crisi del modello di sviluppo capitalistico appare evidente e però la sinistra lo ha preceduto nella crisi. E' una contraddizione enorme, ma anche un'opportunità che può capitare raramente. C'è bisogno di sinistra. Una sinistra senza aggettivi, visto che quelli di una volta, tutti quelli di una volta, non sono in grado di definirla. Una sinistra che si ponga il problema, storicamente più maturo di ieri, del superamento del sistema capitalistico. Oggi non ha senso riproporre il contrasto fra riforme e rivoluzione, che ha spaccato il movimento operaio del Novecento. Va invece superato con la cultura della trasformazione, cioè di un processo di cambiamento radicale dell'ordine di cose esistente, che rifugge tanto dalla palingenesi dell'atto rivoluzionario, quanto dalla riduzione delle riforme a puro abbellimento e ammodernamento del sistema. Il concetto di rivoluzione passiva va superato tanto nella accezione che le classi dirigenti gli hanno dato, quanto in quella che è derivato da scorciatoie politiciste così diffuse nelle culture della sinistra, anche in quella radicale. Il grande tema della partecipazione ai processi di cambiamento sociale e politico è tutto davanti a noi. La trasformazione non si può fare senza un soggetto politico che indirizzi e dia forza al desiderio di cambiamento né solo in virtù di quel soggetto politico. Per questo ci costituiamo in movimento per la sinistra. Perché c'è bisogno di produrre azione e pensiero e nessuno può farlo da solo. C'è bisogno di interloquire con esperienze di elaborazione e di lotta. C'è bisogno di costruire una nuova identità della sinistra che sia inclusiva e non escludente. Diamoci una mano.

 

Sbarra al 4% per le europee: ecco i perché

Scritto da Andrea Colombo

La legge "Salva Veltroni", come la definiscono Franco Giordano (pubblicamente) e Silvio Berlusconi (a porte chiuse) è praticamente cosa fatta.L'annuncio ufficiale dell'accordo sulla riforma della legge per le elezioni europee lo dà Rocco Buttiglione, al termine della conferenza dei capigruppo,confermando ciò che era già universalmente noto. Intesa trovata fra tre soci contraenti, Pdl, Pd e Lega. Riforma ridotta all'osso, limitata all'introduzione di una soglia si sbarramento al 4%, perché non c'è più tempo di spingersi oltre e ridisegnare le cinque circoscrizioni (innalzando così ulteriormente lo sbarramento di fatto). Tempi di approvazione rapidissimi: il sì della camera dovrebbe arrivare mercoledì prossimo. Il semaforo verde del cavaliere è arrivato solo in extremis, dopo mille indecisioni e dubbi. Sulla carta, l'introduzione dello sbarramento serve solo al suo rivale diretto, Walter Veltroni, che spera di usare l'innovazione per rinverdire i fasti del "voto utile", frenare l'emorragia di voti ampiamente prevista da tutti, da lui stesso per primo, e salvarsi così di nuovo, come nelle politiche di aprile, per il rotto della cuffia. La domanda d'obbligo è quindi cosa abbia offerto il segretario del Pd all'avversario in cambio di un così prezioso regalo. Un sostegno, o almeno un'opposizione all'acqua di rose in materia di federalismo fiscale e di legge sulle intercettazioni? Oppure, faccenda decisamente di maggior peso agli occhi del Cavaliere, una bella tornata di nomine sonanti per le poltrone Rai?Tutte queste faccende sono davvero sul tavolo, ma nessuna pare effettivamente determinante. Il federalismo fiscale è ormai cosa praticamente fatta. La maggioranza ha la forza per imporre da sola la legge sulle intercettazioni, anche a fronte di un'eventuale ostruzionismo piddino, e il mercato della vacche Rai è ancora troppo distante da trovare una risoluzione per essere adoperato come moneta di scambio a breve.La realtà è che Berlusconi ha deciso di approvare lo sbarramento in base a un calcolo politico e non mercantile. La contropartita va considerata prima di tutto in termini "di sistema": un rafforzamento del bipolarismo, quasi anzi del bipartitismo, che nei suoi calcoli dovrebbe mettere fuori gioco tutte le forze radicalmente antiberlusconiane e meno disponibili a dialogare col capo della destra. Non solo la sinistra radicale, messa in tutte le sue varie anime con le spalle al muro dalla nuova legge, ma anche l'Idv, che non a caso resterebbe fuori dalla definizione del prossimo cda Rai, l'unica tornata di nomine per cui i tempi sembrino maturi. La partita Rai, infatti, rientrerebbe nell'accordo non tanto (o più precisamente non ancora) in termini di direzioni di rete e di Tg ma con l'intesa su un cda "bipartitista" (con Petruccioli in pole position per la riconferma alla presidenza e due consiglieri uno in quota Margherita, Rizzo Nervo, e uno veltroniano, Gianni Borgna). Incidentalmente, oltre alla sinistra radicale e all'Idv,  il giochino affibbierebbe una mazzata da restare tramortiti anche al principale rivale di "walterino" nel Pd, l'eterno nemico Massimo  D'Alema.Altre due considerazioni avrebbero contribuito a risolvere le esitazioni di re Silvio. La primaè che, per questa via, il suo Pdl ha ottime probabilità di affermarsi come la forza principale del Ppe, con tutto quel che ciò comporta in termini di autorevolezza sul teatro europeo e dunque mondiale. La seconda è che, se un rivale c'ha da essere, meglio che sia il più spompato, cadaverico, fragile e inoffensivo possibile. E oggi nessuno incarna queste dubbie qualità meglio del segretario del Partito democratico, Veltroni Walter.

Il futuro non è scritto. C'è bisogno di sinistra"

 

di LUIGI NIERI 

Domenica, a Chianciano, non è nato un nuovo partito. Domenica a Chianciano è nato un nuovo processo il cui traguardo non potrà che essere la costituzione di un soggetto unico della sinistra. A Chianciano è nata una nuova speranza. Quella di realizzare, finalmente, un progetto in grado di raccogliere in un unico grande movimento chi ha il cuore che batte a sinistra ma non crede più che le attuali inefficaci forze politiche possano trasformare l'esistente. E' questo il punto dirimente, il  fulcro del ragionamento che ha portato tante compagne e tanti compagni a interrompere l'esperienza in Rifondazione Comunista. Ma nessuno è così ingenuo da pensare che vi sia bisogno dell'ennesimo partitino della sinistra.
   Non sempre una rottura prefigura scenari di isolamento o peggio di frazionamento. Per dare vita a un nuovo corso bisogna saper ricominciare dalla radice, bisogna saper mettere in discussione tutto e tutti a cominciare da se stessi. La sinistra italiana, sopratutto dopo l'ultima sconfitta elettorale, è entrata in una fase di stallo e di difficoltà.
C'è bisogno di sinistra perché non è di sinistra chi definisce l'Italia un vespasiano per i troppi immigrati come ha fatto Di Pietro.
C'è bisogno di sinistra perché il partito democratico è quello che ha lanciato la campagna di criminalizzazione di poveri, emarginati, lavavetri, prostitute.
C'è bisogno di una sinistra seria che quando governa in prima persona l'immigrazione non produca un decreto flussi uguale a quello di Maroni.
C'è bisogno di una sinistra che faccia opposizione ad Alemanno e a Berlusconi e che non si limiti a parlare di se stessa.
La sinistra che verrà non deve avere nemici a sinistra. Deve convincere gli elettori democratici e di sinistra a non farsi ingabbiare da partiti che diventano proprietà privata di pochi.  Il nuovo movimento per la sinistra deve avere questo obiettivo che è sociale, culturale e politico. Senza rancori, senza acrimonie, senza paure. Il futuro non è scritto.

 

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NASCE

L'ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA

A MONTEROTONDO

 

 

 

 

LUNEDì 2 FEBBRAIO

BIBLIOTECA COMUNALE

h: 17.30

 

 

 

 

 

interverranno:

 

GENNARO MIGLIORE, FABIO MUSSI, ELISABETTA PICCOLOTTI, SIMONETTA SALACONE, LUIGI NIERI

 

 

 

 

Cos'è l'Associazione per la Sinistra?

 

E' un gruppo di persone di Sinistra che liberamente aderiscono a tale progetto per costruire insieme un nuovo soggetto politico di Sinistra.

 

Da che parte sta?

 

Lo dice la stessa parola...a Sinistra! Dalla parte di tutti coloro che lottano per la Pace, i diritti del Lavoro, delle Persone e dell'Ambiente, a favore di tutti quei bisogni di Sinistra che oggi non trovano risposta!!!

 

 

Il Comitato promotore per

L'Associazione per LA SINISTRA

 

PORTALE DI INFORMAZIONE

 

CONTATTI:

 

REDAZIONE:0690519487-3393786534

MAIL:INFO.SPINNATO@GMAIL.COM

SEGRETERIA:DOTT ANDREA MARINO 3922087435

 
 
 
 
 
 


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