Il Moscato di Scanzo fra storia e leggenda. Un convegno a Palazzo Maestri il 10 novembre per raccontare l’origine e il futuro della DOCG più piccola d’Italia

01/nov/2010 10.11.19 zeronove comunicazione Contatta l'autore

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Il Moscato di Scanzo è un moscato nero, una vera rarità. Il territorio nel quale viene allevato il vitigno è solo quello bergamasco, all’interno del quale la zona di selezione, Scanzorosciate, è poco più che un giardino. Qui il vino viene prodotto da sempre.

È da qui che Walter Polese, consigliere nazionale ONAV, ci introdurrà nella storia di questo vino, raccontandoci che già Celso Lotteri nel 1852 scriveva che i coloni romani nel primo secolo a.C., fondata la loro colonia in Villa, Scanzo e Rosciate, si accorsero dell’eccellente qualità dell’uva locale e diedero avvio alla produzione di un vino “Moscatello” per venderlo a Roma, dove divenne uno dei più noti vini dell’epoca.

Ci mostrerà inoltre testimonianze attraverso pergamene, atti notarili e manoscritti che riportano nel testo il nome del territorio di Scanzorosciate e del vino qui prodotto fin dal XIV secolo.

Scopriremo che nel 1789 Cristoforo Baioni annoverò “l’eccellente moscato detto di Scanzo” tra i “liquori” facendo supporre che già all’epoca il vino potesse avere le stesse caratteristiche di quello attuale.

Oggi il Moscato di Scanzo è un vino tanto tutelato da essere oggetto di studio al Centro Interdipartimentale per la Ricerca e l’Innovazione in Viticoltura ed Enologia.

Il Professor Osvaldo Failla ci spiegherà allora che i profili sensoriali di un vino sono il riflesso della sua composizione chimica, che a sua volta dipende dalla composizione delle uve di partenza e dagli eventi microbiologici, chimici e fisici intercorsi nel processo di vinificazione e di affinamento, che il sequenziamento dell’intero genoma (DNA) di un vitigno è in grado di svelarne le peculiarità. Illustrerà poi come l’analisi delle componenti del metabolismo cellulare (trascrittoma, proteoma e metaboloma) nei singoli tessuti vegetali, quali ad esempio quelli della bacca, consentono di verificare come le specificità varietali si esprimano effettivamente e come le condizioni di suolo e clima, e quelle di tecnica colturale, possano incrementare l’espressione ai fini dell’esaltazione delle caratteristiche qualitative del vino e delle note di tipicità.

Questi sono solo due degli argomenti di cui si parlerà al Convegno sulla DOCG più piccola d’Italia, che si svolgerà il 10 novembre a Palazzo Maestri (Cenate Sopra – Bergamo).

 

 

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