TUMORI NEUROENDROCRINI, MALATTIE ORFANE IN RAPIDA CRESCITA.

07/mag/2012 11.44.21 Francy Antonioli Contatta l'autore

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I tumori neuroendocrini colpiscono ogni anno in Italia oltre 1200 persone e nell’ultimo decennio la loro incidenza è cresciuta del 2% ogni 12 mesi. Colpiscono principalmente gli uomini tra i 50 e i 60 anni, possono presentarsi in ogni sede dell’organismo, ma sono più frequenti nel tratto gastroenterico, circa il 70%. Presentano spesso caratteristiche particolari che rendono difficile la loro diagnosi: i sintomi più comuni sono un arrossamento diffuso e crampi addominali, accompagnati talvolta da diarrea. E alcuni di questi tumori sono del tutto asintomatici. Il centro di riferimento, in Italia, per la cura e il trattamento di questa patologia, si chiama Ce.Ri.Ca. (Centro di Riferimento per lo Studio e la Cura dei Carcinoidi e dei Tumori Neuroendocrini) e ha sede presso l’Istituto di Oncologia (IdO) di Monza. Alle forme rare di cancro è dedicato il X Seminario ITMO (Italian Trials in Medical Oncology) dal titolo Neoplasie a bassa incidenza che si svolge oggi al Policlinico di Monza. Un meeting importante che vede la partecipazione di oltre 200 esperti provenienti da tutta Italia per illustrare lo stato dell’arte contro alcuni tumori rari. “Questo convegno nazionale nasce dalla necessità di coordinare il più possibile la lotta contro questi tipi di cancro inusuali, ma non per questo meno pericolosi - afferma il Direttore Scientifico e Clinico dell’IdO prof. Emilio Bajetta -. Lo scopo principale del seminario è capire come affrontare queste patologie che molte volte sono ‘orfane’ di farmaci, e quindi hanno un difficile approccio terapeutico. E’ importante sviluppare la ricerca per giungere alla sperimentazione di nuove molecole”. A questo proposito il Ce.Ri.Ca. svolgerà, in esclusiva mondiale, uno studio clinico per valutare l’efficacia e la sicurezza nei tumori neuroendocrini di una nuova molecola: panitumumab. Si tratta di un farmaco abitualmente utilizzato per il trattamento del carcinoma del colon metastatico, che verrà impiegato, per la prima volta, in pazienti affetti da tumore neuroendocrino. L’annuncio dato dallo stesso prof. Bajetta al convegno ha destato grande interesse fra gli specialisti. Il X seminario ITMO vede la partecipazione anche dei massimi vertici dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). “La nostra Società scientifica – afferma il prof. Stefano Cascinu presidente nazionale AIOM - ha deciso di supportare il seminario ITMO perché il cancro si può sconfiggere anche grazie alla condivisione delle conoscenze e al confronto costruttivo tra professionisti. Questi principi sono ancora più validi se dobbiamo affrontare neoplasie rare, cioè malattie di cui spesso abbiamo poche informazioni per quanto riguarda diagnosi e terapia”.  L’ITMO e il Ce.Ri.Ca. sono due enti di ricerca di assoluto livello che il professor Bajetta ha portato in “dote” all’Istituto di Oncologia del Policlinico di Monza. “Le attività di ricerca contro i tumori neuroendocrini - sottolinea il Direttore IdO - sono diventate il fiore all’occhiello dell’Istituto. Il nostro Centro si avvale della collaborazione di numerosi professionisti, noti in Italia e all’estero, per la loro competenza clinico - scientifica sviluppata nell’ambito dei NET. La continua ricerca di strategie terapeutiche innovative richiede complessi studi di confronto. Al 2011 l’ITMO ha realizzato 31 protocolli di studio completati mentre 8 sono ancora in corso. Quest'attività di ricerca ha consentito di pubblicare lavori per esteso, abstract e presentazioni a Congressi Nazionali ed Internazionali”. La prima descrizione esatta di un tumore neuroendocrino risale al 1552 A.C. ad opera di un medico egiziano. Ciò nonostante solo recentemente i NET sono stati classificati dalle autorità sanitarie internazionali e soltanto negli ultimi anni si è assistito ad un reale progresso nella comprensione della loro biologia. Tutt’ora le cause di queste rare patologie sono ignote. “C’è ancora molta strada da fare per migliorare le nostre conoscere sui tumori rari. La difformità di queste neoplasie – ricorda il professor Bajetta – e la loro criticità terapeutica richiedono un approccio multidisciplinare. Le loro caratteristiche ne rendono infatti difficile la diagnosi. I tumori neuroendocrini per esempio possono rimanere silenti per anni, crescono lentamente e spesso originano metastasi prima di diventare sintomatici. Difficilmente un clinico può affrontare da solo e con eguale perizia tutti i tumori a bassa incidenza. Serve necessariamente un’alleanza tra oncologo, anatomo-patologo, radiologo, chirurgo e medico nucleare. Infine, è assolutamente necessario concentrare tutte le risorse, conoscenze ed esperienze nella lotta contro le neoplasie rare in centri altamente specializzati e condividere il più possibile tutte le esperienze acquisite”.
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