cristina rovelli

La chiamata arriva da una certa signora B.G., signora che Cristina incontra a Osnago e l'intervento di soccorso va a buon fine.Nel pomeriggio di quello stesso giorno Cristina viene contattata da un privato cittadino che chiede il suo intervento per un passerotto ferito, trovato nel paese di Missaglia.

22/set/2006 10.49.00 karen Contatta l'autore

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Scusate,

non ho messo luogo e ora. E non ho raccontato la vicenda: potete sostituire con questo il comunicato cristina rovelli???

Grazie tante.



23 SETTEMBRE 2006 : PRESIDIO A LECCO

P.zza Garibaldi dalle h. 15.00 alle h. 20.00

Il 26 settembre 2006, Cristina dovrà comparire davanti al Giudice del Lavoro : verranno definiti i primi due provvedimenti disciplinari e una violazione del contratto di lavoro che l'amministrazione provinciale di Lecco ha messo in atto nei confronti di Cristina, togliendole dei diritti e dei soldi che le spettavano per contratto.
Il 23 settembre sarà l'occasione per sostenere Cristina e far sapere che CRISTINA NON E' SOLA. Si invitano associazioni e cittadini a far sentire la propria voce, basta essere presenti e dimostrare che siamo in tanti.
per prenotazioni e informazioni tel. 02 47711806

Cronistoria:

21 giugno 2006 : CONDANNATA LA GUARDIACACCIA
due anni e tre mesi di reclusione per truffa, falso in atto pubblico, sostituzione di persona, il tutto per usufruire di un giorno di riposo compensativo.

IL RACCONTO DEI FATTI

Tutto ha inizio nell’ottobre 2003, quando la guardiacaccia Cristina Rovelli, viene contattata da un operatore dell’ILVI, per andare in soccorso di una donnola, intrappolata in una legnaia, nel paese di Osnago. L’ILVI è l’istituto incaricato dall’amministrazione provinciale di Lecco, che coordina le chiamate di recupero di fauna in difficoltà. La chiamata arriva da una certa signora B.G., signora che Cristina incontra a Osnago e l’intervento di soccorso va a buon fine.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno Cristina viene contattata da un privato cittadino che chiede il suo intervento per un passerotto ferito, trovato nel paese di Missaglia. Cristina effettua il recupero del selvatico.

Quel giorno, però, Cristina era di riposo e quelle ore di lavoro (7 ore e mezzo) non le vengono pagate perché non ci sono soldi per riconoscere straordinari. L’unica cosa che resta da fare è recuperare il riposo compensativo in altra giornata, perdendo però il buono mensa (8 euro e mezzo), in quanto esso viene riconosciuto soltanto quando si è effettivamente al lavoro.

Tutto normale, la vicenda sembra essersi chiusa, come un normalissimo intervento di reperibilità.

Passa il tempo......

Mesi dopo, però, il comandante e il capoguardie, dipendenti dell’amministrazione provinciale e superiori gerarchici della guardiacaccia, accusano Cristina di essersi inventata i due interventi di reperibilità. La denunciano alla Procura della Repubblica e denunciano come “complice” la cognata di Cristina, con l’accusa di essersi sostituita alla signora B.G.. Inoltre affermano che tutto ha avuto inizio in seguito a una lettera pubblicata sul giornale a firma di B.G..

PERCHÉ’ CRISTINA AVREBBE MESSO IN ATTO QUESTO PROGETTO “INTRICATO E CRIMINOSO”, SERVENDOSI ANCHE DELLA COMPLICITÀ’ DELLA COGNATA?

Secondo l’accusa la guardiacaccia Cristina Rovelli, con l’invenzione di questi due interventi in aiuto dei due selvatici, avrebbe “guadagnato” un giorno di RIPOSO COMPENSATIVO”.

Il pubblico ministero della Procura della Repubblica, seguendo le indicazioni del comandante e del capoguardie, chiede il rinvio a giudizio anche per la cognata di Cristina: la povera M. viene accusata di aver compiuto una telefonata, partita dal paese di Barzio facendo finta di essere la signora B. G..

Una semplicissima indagine permette di scoprire che le accuse si basano su una menzogna : infatti il giorno della telefonata, M. si trovava al lavoro a chilometri di distanza , con tanto di testimoni e di certificazione ufficiale del datore di lavoro. Ma al pubblico ministero ciò non importa, è troppo accanito nello svolgere il suo compito e conferma la pesante richiesta di rinvio a giudizio.

Ma gli va male! Il Giudice per le indagini preliminari proscioglie l’accusa e NON ACCETTA DI RINVIARE A GIUDIZIO M. PERCHÉ’ IL FATTO NON SUSSISTE. Al processo rimane Cristina e quindi tutte le accuse vengono riversate su di lei : QUESTA MENTE CRIMINOSA avrebbe inventato i due interventi, avrebbe truffato l’ente rubando un giorno di riposo compensativo, avrebbe fatto la famosa telefonata, avrebbe scritto la lettera al giornale firmandola come B. G..

Ciò che non si spiega è perché, se è davvero una criminale tanto da essere condannata a due anni e tre mesi di carcere, se davvero ha escogitato tutto questo complicato progetto per ottenere un giorno di riposo, allora non si capisce perché , una volta ottenuto questo “lauto guadagno”, avrebbe poi fatto pubblicare una lettera sul giornale, quella stessa lettera che ha provocato l’inizio delle indagini..... e perché proprio la stessa Cristina forniva al comandante alcuni numeri telefonici, tra cui uno che verrà usato proprio per incastrarla. Perché proprio Cristina avrebbe fornito gli elementi che l’avrebbero poi fatta finire nei guai ?! Davvero un mistero.... E COSI’ INIZIA IL PROCESSO..........





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