Ancona, nota del circolo UAAR su manifestazione anti-abortista davanti a ospedale Salesi

Ancona, nota del circolo UAAR su manifestazione anti-abortista davanti a ospedale Salesi.

Luoghi Ancona
Organizzazioni UAAR
Argomenti medicina, etica, politica, ospedale

18/nov/2011 09.42.42 UAAR - Unione Atei e Agnostici Razionalisti Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Comunicato stampa del circolo UAAR di Ancona del 17 novembre 2011

Nei giorni scorsi abbiamo assistito, in un sospetto crescendo, all’afflusso di notizie riguardanti l’attività di gruppi contrari alla legge 194 che si autodefiniscono “pro-vita”. A iniziare dalla manifestazione di attivisti davanti all’ospedale pediatrico Salesi, manifestazione che mal si concilia con la serenità e la riservatezza che dovrebbe contraddistinguere l’accesso alla struttura da parte di pazienti, malati e personale medico, i quali si sono trovati assoggettati allo sguardo acuto e inquisitore di questi censori della vita altrui.

Ricordiamo che dal 1978 la legge 194, Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, fu da subito giudicata fra le più moderne e attente all’esigenza di salvaguardare le donne e la loro libera scelta di una maternità cosciente e responsabile. Ciò non ha impedito che la 194 fosse oggetto di una costante denigrazione e di un boicottaggio sistematico da parte di settori politici e professionali di matrice cattolica, attivatisi anche contro i consultori familiari operativi dal 1975, che hanno così fallito nel loro primario obbiettivo. Quello, cioè, di informare i giovani e le famiglie a un’educazione alla salute, alla sessualità responsabile e alla contraccezione, iniziando dalle scuole della Repubblica.

La scelta, pur legittima e assurdamente coerente, delle associazioni cattoliche di voler aiutare economicamente, psicologicamente e legalmente solo le donne che hanno già rinunciato all’aborto (dopo averne constatato l’impervio e umiliante iter burocratico, alle volte illustrato da medici obbiettori) mostra anche la propria limitatezza ideologica: forse le donne che scelgono comunque l’interruzione della gravidanza sono ritenute abbastanza tutelate dallo Stato in ordine ai propri problemi economici, lavorativi o di salute? Non sono esse egualmente abbandonate socialmente e condizionate psicologicamente tanto quanto le donne che, in solitudine, decidono di avere un figlio? Le donne cioè che non si rivolgono a quei consultori che non funzionano come dovrebbero o che si troveranno in difficoltà solo dopo molto tempo a causa di problemi di lavoro o di relazioni affettive naufragate.

Dovremmo qui aprire una lunga parentesi sull’incapacità della nostra classe politica ad affrontare i problemi sociali partendo da una nuova definizione non confessionale del concetto di famiglia. Facciamo quindi i migliori auguri di buon lavoro a chi si impegna per aiutare il prossimo in difficoltà con il proprio lavoro volontario, gratuito e con mezzi propri (seppur offrendo un aiuto condizionato), ci chiediamo però se tante energie non darebbero maggiori frutti se utilizzate per far funzionare secondo la legge i servizi sociali che già esistono, piuttosto che sostituendosi ad essi.

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl