ARTRITE REUMATOIDE 3 MALATI SU 4 NON LO SANNO

10/feb/2010 10.16.57 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Tre persone con artrite reumatoide su quattro non sanno di essere malate, con la conseguenza che non seguono alcun trattamento. Una sottovalutazione che desta preoccupazione perché è una malattia fortemente invalidante che colpisce in particolare le articolazioni delle mani e dei piedi e impedisce di compiere i gesti più semplici, come camminare, sollevare una bottiglia o un bicchiere d’acqua o comporre un numero di telefono. In Italia sono 300.000 le persone colpite, 20.000 circa in Puglia. A Bari (Sheraton Nicolaus Hotel) giovedì 11 febbraio, dalle 8.30 alle 17.30, si svolgerà un incontro su “Il Governo clinico in Reumatologia”, rivolto ai medici specialisti, agli specialisti in organizzazione sanitaria e ai rappresentanti delle Istituzioni. “La Puglia – spiega Giovanni Lapadula, professore ordinario di Reumatologia all’Università di Bari – è stata la prima Regione in Italia che ha approvato e applicato un protocollo diagnostico sull’artrite reumatoide. Vogliamo ora realizzare sul nostro territorio la messa in rete della assistenza specialistica con le strutture organizzative esistenti, coinvolgendo i distretti e i dipartimenti di cure primarie e armonizzando il lavoro delle diverse figure coinvolte, specialisti, medici di famiglia, infermieri e associazioni dei pazienti. È fondamentale che ogni malato venga trattato con gli stessi criteri diagnostici e terapeutici perché così possiamo garantire i più alti livelli di assistenza. Nascerà al più presto, ci auguriamo col sostegno indispensabile delle Istituzioni”. Nelle fasi iniziali la malattia non si presenta con i caratteri di gravità che invece può manifestare successivamente, se non trattata in tempo. “Il paziente – continua il prof. Lapadula – riferisce dolori che possono sembrare banali, ma è proprio questo il momento in cui si deve intervenire per stroncare la malattia sul nascere. Se non riconosciuta in tempo, il rischio di sviluppare un danno strutturale permanente in futuro è elevatissimo. È quindi essenziale sollecitare la sensibilità dei medici di famiglia, che possono riconoscere i primi sintomi e indirizzare i pazienti dagli specialisti per iniziare una terapia. Oggi sono infatti disponibili trattamenti in grado di controllare la malattia nella sua progressione invalidante”.
 

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