SIGO: inaccettabili punti di nascita con meno di 500 parti l'anno

Oggi in Italia una nascita su 10 avviene in strutture che assistono meno di 500 parti l'anno.

Persone Massimo Petronio, Luigi Alio, Antonino Perino, U.O. Ginecologia, Paolo Scollo, Nicola Surico, Fazio
Luoghi Italia, Sicilia, Campania, Palermo, Catania
Organizzazioni Gruppo Intersocietario Nascita Sicura, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia
Argomenti impresa, politica, economia, ospedale

26/set/2011 12.43.32 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Oggi in Italia una nascita su 10 avviene in strutture che assistono meno di 500 parti l’anno. “Pochi, troppo pochi per poter garantire la sicurezza di madri e bambini – spiega il prof. Nicola Surico, Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), che inaugura oggi a Palermo il suo Congresso nazionale -. A quasi un anno dal piano di riordino varato dal Ministro Fazio nel concreto non vi sono cambiamenti significativi. I casi di centri chiusi o riconvertiti sono rare eccezioni e le Regioni che ci hanno provato si sono scontrate con fortissime resistenze, anche da parte della popolazione. Vanno informate le donne sui requisiti minimi da richiedere, ne va della loro sicurezza: meglio sopportare il disagio di qualche km in più che correre rischi. Come tecnici, però, ci appelliamo in primo luogo agli amministratori: non si può perdere altro tempo”. L’invito giunge dalla più autorevole sede, il Congresso nazionale che riunisce a Palermo 2.000 specialisti e che dedicherà ampio spazio alla riorganizzazione dei reparti a tutto vantaggio delle pazienti. Fra le misure previste dal piano vi era anche il contrasto all’abuso dei tagli cesarei, che nel nostro Paese rappresentano oggi il 38% del totale dei parti (record europeo). Una modalità concreta per invertire la tendenza è quella scelta dalla Sicilia che ha equiparato il rimborso DRG per la nascita per via naturale a quello per via chirurgica. “La nostra regione vanta il triste primato, dopo la Campania, del più alto tasso di ricorso al taglio cesareo, utilizzato in più di un parto su due (53,1%) - afferma il prof. Paolo Scollo, vicepresidente SIGO e Direttore dell’U.O. di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania -. Altri segnali preoccupanti sono il basso numero di gravidanze seguite presso i consultori (< 15%) e un’elevata percentuale di assistenza ostetrica privata (86%). Tutte ‘storture’ che la riforma prevede di correggere e che il nuovo piano sanitario regionale accoglie”. In Sicilia si registra inoltre il più alto numero di punti nascita con meno di 500 parti l’anno, ben 38. “Bisogna procedere rapidamente ad una riconversione, senza creare allarmismo – commenta il prof. Antonino Perino, Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Palermo, Presidente del Congresso - . Queste strutture possono essere mantenute in caso di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali del territorio e in caso risulti difficile o impossibile attivare i servizi di trasporto assistito materno. Oltre al numero di parti vanno inoltre considerate le dotazioni strutturali indispensabili per garantire un’assistenza ottimale”. Quali sono i requisiti minimi? Per definirli la SIGO, in collaborazione con altre Società scientifiche ed associazioni, ha dato vita al GINS – il Gruppo Intersocietario Nascita Sicura e sta lavorando ad un progetto per la certificazione dei reparti su criteri oggettivi. “Sono pronti gli indicatori ed a breve presenteremo il manuale operativo – spiega Surico -. Siamo partiti dagli standard internazionali che abbiamo adattato al contesto italiano. Fra i punti chiave vi è la copertura di una guardia medico-ostetrica, anestesiologica e medico-pediatrica attiva 24 ore su 24”. La riorganizzazione dell’assistenza materno infantile deve inoltre tenere conto dell’evoluzione demografica e della sempre maggiore presenza di donne provenienti da altre nazioni e culture: oggi il 16,9% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. “La mortalità materna è maggiore tra le straniere, con un rischio più elevato in chi ha una bassa scolarità – affermano i presidenti del Congresso, Luigi Alio, Direttore U.O. Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale Civico Palermo e Massimo Petronio, Direttore del Dipartimento salute della Donna e del Bambino dell’ Ospedale “G. F. Ingrassia” di Palermo –. Il nostro Congresso dedica ampio spazio al rapporto fra salute ed emigrazione: vanno infatti attivati percorsi ad hoc e formate professionalità specifiche. Già esistono ‘buone pratiche’ e modelli possibili di integrazione, come quello attuato nei consultori di Palermo. La Sicilia infatti, crocevia di culture e popoli, rappresenta un esempio virtuoso che può essere esportato nel resto del Paese”.

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