MEDICI DI FAMIGLIA: “LA PROFESSIONE È SANA, NON SIAMO TUTTI UGUALI

23/mar/2012 14.04.47 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Firenze, 23 marzo 2012 – “Vogliamo rendere evidenti e verificabili in ogni momento la nostra onestà e bravura. Difendiamo la medicina generale e il Servizio Sanitario Nazionale con la sola operazione possibile: trasparenza, qualità delle prestazioni, valutabilità dei risultati del nostro operato. Perciò chiediamo che il nostro valore sia misurato. Purtroppo non sono ancora utilizzati adeguatamente gli strumenti, peraltro oggi disponibili, in grado di distinguere e pesare qualità professionali diverse. Questo genera frustrazione e rabbia in chi, a parità di retribuzione, è in grado di offrire prestazioni migliori”. Il dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), esprime preoccupazione per i recenti episodi di cronaca che hanno offerto sui media un’immagine distorta della professione. “Questo insieme di manifestazioni di malcelato disprezzo - continua il dott. Cricelli - è in aperta e palese contraddizione con lo sforzo che stiamo compiendo verso una modernizzazione delle cure. Con frequenza ricorrente e sospetta, ad esempio, un informatore del farmaco si pente e racconta episodi di presunta corruzione o comportamenti illeciti da parte delle aziende farmaceutiche e dei medici. Non c’è dubbio che molte critiche pretestuose traggono spunto dalla presenza di singoli camici bianchi con comportamenti inaccettabili e livelli di offerta di servizio e di prestazioni insufficienti. Ma non si può amplificare un episodio per infangare tutti”. Questi servizi giornalistici alimentano una falsa immagine della Medicina Generale, associata a indisponibilità, sciatteria e disinteresse, cui si aggiunge come un triste periodico refrain il sospetto di corruzione. “Perché – continua il dott Cricelli - non sono disponibili i dati sui risultati di cura dei singoli camici bianchi in modo che il paziente possa finalmente scegliere il medico per il suo oggettivo valore professionale? L’arretratezza della cultura dell’organizzazione sanitaria produce i risultati che hanno generato le polemiche degli ultimi giorni. Vanno superati i principi della remunerazione uguale per tutti e della assenza di criteri di valutazione differenziata della qualità delle prestazioni”.
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