Comunicato Stampa. "LA BIBBIA ON THE ROAD" ovvero come "promuovere il messaggio biblico con fervore evangelico.

19/gen/2010 23.45.19 Walter Contatta l'autore

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“La Bibbia on the road”: come promuovere il messaggio biblico con fervore

evangelico”



Ricordo di aver letto, nella mia raccolta di articoli stampa, di una

campagna mediatica a favore dell’ateismo: dal 4 febbraio 2009 due autobus

pubblici di Genova furono tappezzati dalla scritta: "LA CATTIVA notizia è

che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Seguirono altre

identiche iniziative (con analoghe controffensive religiose) sui bus di

Londra, in Spagna, a Washington. Dopo la crisi definitiva del modello

pubblicitario, che fine rischia di fare la comunicazione digitalizzata,

frammentata, super-distribuita? E' possibile immaginare nuove forme di

comunicazione pubblicitaria? La cattiva notizia non si riferisce alla

“presunta” inesistenza di Dio. Piuttosto al fatto che la pubblicità è

morta, quando non si sviluppa (esattamente il contrario dello spot ateo…)

come uno strumento di catechesi effervescente, interattivo e (perché no?)

anche creativo. Il “messaggio” diventa perciò uno stimolo utile a pensare e

discutere sulla preghiera, la politica, i valori...Una sorta di vera e

propria valigetta pronto soccorso, si potrebbe quasi affermare. Già, perché

l’idea di riportare passi della Bibbia sui lati della propria auto, fino

adesso, non l’aveva avuta nessuno. Un’idea che oltre a far discutere,

potrebbe realizzare, se sviluppata, un modo nuovo di raccogliere offerte per

la Chiesa.

La scelta dei due passi non è stata casuale:

“Se il Signore non costruisce la casa,

invano faticano i costruttori.

Se il Signore non custodisce la città,

invano veglia il custode”.

(Salmo 126, 1)



Il salmo sapienziale ammonisce che senza il Signore non è possibile la

sicurezza e il benessere;si costruiscono case, ma manca un vivo orientamento

a Dio. Il desiderio di costruirsi una casa è comune sia ai saggi che agli

stolti. La casa infatti è il luogo della protezione, della sicurezza, del

riposo, degli affetti, della serenità, dell'amore, e tutti desiderano questi

beni. È inoltre cosa nota che costruire sulla roccia è molto più faticoso

che costruire sulla sabbia. Così, chi costruisce sulla sabbia finisce il

lavoro molto prima e mentre si riposa e gode per quanto ha fatto, forse

deride o critica chi, dopo lunghe ed estenuanti fatiche, non è ancora

riuscito a finire le fondamenta. Il discrimine è evidenziabile visivamente:

o uno costruisce la sua vita avendo come riferimento la propria volontà,

oppure la costruisce avendo come riferimento la volontà di Dio. Chi adotta

il primo metodo sembra riuscire ad ottenere in breve tempo, e senza troppa

fatica, notevoli successi. La prima fatica che evita è quella

dell'osservanza e della fedeltà nei confronti della legge di Dio; anche se

non uccide e non ruba, non si preoccupa affatto di conoscere e amare Dio, di

rispettarlo e di onorarlo. Quanto poi ai piaceri che questa vita offre, non

si chiede troppo se siano leciti o illeciti, se goderne in modo misurato o

senza freno. La coscienza non si fa troppi scrupoli, se qualche piccola o

grande menzogna riesce a risolvere situazioni imbarazzanti o favorirlo negli

affari, ne approfitta subito. Essendo abituato a pensare quasi

esclusivamente a se stesso, si accorge poco delle sofferenze o dello stato

di necessità di chi gli sta vicino, figuriamoci di chi gli sta lontano. cose

vanno diversamente per chi vuole costruire sulla roccia, per chi vuole

costruire prendendo come riferimento la volontà di Dio. La prima

manifestazione della volontà di Dio nei nostri confronti, la prima cosa che

Lui vuole per il nostro bene, è che osserviamo la sua legge e la mettiamo in

pratica, la sua legge sono i dieci comandamenti, tutti i dieci comandamenti,

non un comandamento si e l'altro no. Evidentemente chi vuole osservare i

comandamenti non è più libero di fare quello che vuole, ma dovrà impegnarsi

a cercare di conoscere e amare Dio, rispettarlo, onorarlo, pregarlo. Dovrà

cercare la rettitudine nei pensieri, nelle parole, nelle azioni. Dovrà

fuggire i piaceri illeciti e moderarsi in quelli leciti. Dovrà fuggire con

orrore ogni forma di menzogna e di ipocrisia. Dovrà cercare di assolvere

meglio che può i doveri del proprio stato - mentre l'uomo stolto spesso si

accontenta delle apparenze -. Dovrà essere attento a chi, vicino o lontano,

soffre o si trova in stato di necessità e cercare per quanto può di aiutare

il suo prossimo. Rimanere fedeli a questi esercizi per anni ed anni,

resistere alle tentazioni di vario tipo che si incontrano lungo il cammino,

è un lavoro faticoso come scavare le fondamenta di una casa su una roccia.

Il Salmo può essere anche riletto in base alle due tendenze fondamentali che

si contrappongono reciprocamente: un conformismo dello stile di vita e della

politica che non conduce ad un rafforzamento del vincolo religioso, ma, al

contrario, alla sua progressiva dissoluzione. Il cristianesimo, in quanto

tale, non può andare d'accordo con tutto ed essere compatibile con tutto il

superfluo. Dall'altro lato vi è una Chiesa dove fervono risvegli di fede di

rinnovata intensità: basti pensare alla rapida crescita delle Chiese

pentecostali, che mostrano rinnovato fervore religioso, fede salda e un

forte risalto dato all'esperienza religiosa. Il nuovo secolo sembra voler

attribuire, erroneamente, alla Chiesa una certa tendenza alla

politicizzazione della religione a scapito di una perdita della sua forza

vitale: il suo valore universale si identificherebbe in un suo utilizzo “per

fini politici” della giustizia e della pace. La Chiesa non è uno strumento

politico, la fede ha il suo ambito proprio, che costituisce un correttivo di

tutto ciò che è politico e contemporaneamente è forza morale. Il Salmo fa

riflettere sul concetto di libertà. In generale il concetto di libertà non

solo è ridotto a quello di libertà di scelta, ma è anche concepito da un

punto di vista esclusivamente individualistico. Così si dimentica che

l'umanità esiste solo in unione con la libertà degli altri. La mia libertà è

sempre una libertà dipendente, una libertà con gli altri e attraverso gli

altri. Senza un rapporto con le altre libertà, la mia stessa libertà

scompare. La libertà non è un concetto arbitrario e come tale ha bisogno di

essere “ordinata” e rispettata nell’osservanza delle sue regole. Chi

stabilisce queste regole? La democrazia è l’unica forma regolatrice delle

libertà. Rimane la seconda domanda: quali sono i criteri per un giusto

ordinamento delle libertà? Risposta: è la maggioranza che decide. Ma ci

possono anche essere maggioranze malate (fascismo, comunismo e nazismo) che

“dimostrano” come una parte della popolazione debba essere sterminata perché

ostacola il godimento della propria libertà. Sostituire il concetto di

verità con quello di consenso significa separarsi dal concetto di verità.

Senza il concetto di verità contenuto nel cristianesimo, l’uomo

progetterebbe e "costruirebbe" il mondo senza criteri prestabiliti. Si

supererebbe anche il concetto di dignità umana, sicché anche i diritti umani

diventano problematici. In una tale concezione della ragione e della

razionalità non rimane spazio alcuno per il concetto di Dio. Una fede

trasformata in un qualcosa di “utile” socialmente significherebbe fargli

perdere la sua “anima” a vantaggio di un abitudine legata alla tradizione.

Cristo verrebbe inevitabilmente retrocesso nella figura di un uomo con una

significativa esperienza religiosa ma incapace di affermare : “Io sono la

verità”.



“Vegliate dunque , perché non sapete in quale giorno il Signore vostro

verrà”

(Matteo 24, 42)

Il vegliare è l’astenersi dal sonno. La vigilanza, quindi, in quanto tale ,

presuppone una solida speranza ed esige una costante presenza di spirito. Un

concetto che rimanda al concetto di verità, intesa come ricerca e

conoscenza di Dio: un lavoro faticoso come scavare, appunto, le fondamenta

di una casa su una roccia.



WALTER LUVISOTTO







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