MADRI DOPO IL TUMORE, FERTILITÀ SALVA SOLO NEL 10% DELLE UNDER 40

20/apr/2012 11.47.52 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Mestre, 20 aprile 2012 – Ogni anno in Italia, 2500 donne con meno di 40 anni sono colpite da tumore al seno e più di un terzo di loro non ha ancora avuto figli. Solo il 10% ricorre alle tecniche che oggi permettono di preservare la fertilità e il 90% perde l’opportunità di diventare madre. “Dobbiamo impegnarci di più per informare tutte le pazienti – spiega il prof. Stefano Cascinu, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in apertura della XX Conferenza Nazionale in corso a Mestre fino al 22 aprile -. Due donne malate su tre cercano informazioni sul tumore sul web, dove però il rischio di false o cattive indicazioni è molto alto. Ecco perché solo siti che abbiano una validazione scientifica possono rappresentare un aiuto reale”. All’oncologia ginecologica - ogni anno in Italia si registrano 45.000 nuovi casi di cancro al seno, 7.700 all’endometrio, 4.500 all’ovaio e 3.500 all’utero - l’AIOM dedica la XX Conferenza Nazionale e lancia un appello a tutte le donne perché si rivolgano solo a siti certificati. “È essenziale utilizzare tutti gli strumenti disponibili per informare correttamente i malati – continua il prof. Cascinu –. Internet e i social network rappresentano un’opportunità da non sottovalutare, soprattutto per donne giovani che spesso ricorrono a questi strumenti. Ma va posta particolare attenzione al rischio che sul web le ‘bufale’ siano spacciate per verità. Sempre più spesso si rivolgono a noi pazienti e familiari esigendo pseudo-terapie o “tecniche” che non hanno nulla di scientifico. La nostra società scientifica da sempre si impegna per fornire ai pazienti informazioni certificate dal sito ufficiale dell’AIOM, a quello della fondazione AIOM, fino all’ultimo nato: www.sempredonna.net, con consigli utili per le donne colpite da tumore forniti da esperti e dalle stesse pazienti”. “I progressi nella lotta alle neoplasie femminili sono straordinari – afferma il prof. Sandro Pignata, presidente della Conferenza Nazionale -. Grazie alla diagnosi precoce salviamo molte vite e una donna su 2 guarisce se il tumore è individuato nella fase iniziale. Inoltre riusciamo a far sopravvivere le pazienti più a lungo e con una migliore qualità di vita. Le terapie oggi disponibili permettono di raggiungere questi risultati”. Non sempre è possibile individuare in fase iniziale il tumore. “Nel caso particolare del cancro dell’ovaio - sottolinea il prof. Giovanni Scambia, dell’Università Cattolica di Roma -, a differenza di quanto avviene in quello del seno, la diagnosi precoce è particolarmente difficile perché non vi sono sintomi che la permettano. Con la conseguenza che nell’80% dei casi la neoplasia viene scoperta solo quando è già in uno stadio avanzato. Ecco perché, anche se non vi sono fattori di rischio chiaramente dimostrati, è importante puntare sulla prevenzione. Attenzione quindi allo stile di vita, seguendo un’alimentazione corretta ed evitando il fumo di sigaretta”.

La Conferenza di Mestre dedica grande spazio agli strumenti per tutelare la fertilità. I trattamenti chemioterapici determinano la menopausa precoce in 7 donne su 10, un’eventualità che spaventa le donne e spesso influenza la decisione nei confronti delle cure. Ma con le tecniche oggi disponibili è possibile realizzare il desiderio delle pazienti di diventare madri dopo il cancro. Il metodo più diffuso è rappresentato dalla crioconservazione (ibernazione in azoto liquido) degli ovociti o di pezzi di tessuto ovarico, che potranno essere utilizzati dopo la fine delle terapie. È inoltre recente la sperimentazione di una tecnica tutta italiana che permette di mettere ‘a riposo’ le ovaie durante la chemioterapia così da preservarle dall’attacco dei farmaci. Una sessione della Conferenza inoltre è dedicata alla “Neoplasia in gravidanza”. Ben il 15% dei tumori al seno diagnosticati in donne al di sotto dei 35 anni si verifica durante la gestazione. Se da un lato ritardare la terapia può mettere la paziente in grave pericolo e di conseguenza esporre a rischio il futuro del bambino, dall’altro fino ad oggi i dati su questo particolare tema erano scarsi. “Una delle più importanti riviste scientifiche internazionali, Lancet Oncology – conclude il prof. Carmine Pinto, segretario nazionale AIOM – ha recentemente pubblicato nuovi risultati che dimostrano che i bambini nati da mamme sottoposte a chemioterapia durante la gravidanza, a partire dalla 14esima settimana, hanno una crescita e uno sviluppo nella norma, al confronto con i piccoli le cui mamme non sono state sottoposte al trattamento antitumorale. I dati relativi al comportamento dei bambini, la salute generale, l’udito, lo sviluppo e il funzionamento del cuore e la crescita generale sono apparsi del tutto confrontabili con quelli riscontrati nella popolazione generale. La decisione di somministrare la chemioterapia deve dunque sottostare alle stesse linee-guida che riguardano le pazienti non in gravidanza: è possibile cominciare i cicli di chemioterapia a partire dalla 14° settimana di gestazione in poi, naturalmente prestando una particolare attenzione alle cure prenatali. Le nuove conoscenze aumentano le speranze di salvare la vita sia alla madre che al bambino”.
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