Consiglio di stato: è possibile anticipare la laurea

04/ott/2005 02.57.30 Alessandro Gravili Contatta l'autore

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Salve,
sono Alessandro Gravili, lo studente che fatto ricorso
al Tar di Lecce per essere ammesso all'esame di
laurea.

L'Università, dopo aver prima accolto la domanda di
laurea breve, la pre-iscrizione alla laurea
specialistica, ammettendomi quindi a frequentare i
relativi corsi a partire dall'inizio dell'anno
accademico, mi nega poi la possibilità di discutere la
tesi di laurea.
Questo, attraverso un diniego, di fatto/verbale mai
formalmente comunicato, sebbene avessi superato tutti
gli esami previsti dal piano di studio (pari a 180
crediti) in due anni piuttosto che in tre. Secondo
l'Università, la durata del corso di laurea doveva
essere di tre anni e non di soli due anni.

Invece, per il Tar di Lecce, laurearsi in due anni è
possibile, se si superano tutti gli esami previsti e
acquisendo 180 crediti. E’ questo il principio
innovativo affermato dall’ordinanza del Tribunale
amministrativo di Lecce del 25 maggio 2005 n. 491.

L'Università di Lecce, non soddisfatta, ha impugnato
l'ordinanza del Tar davanti alla VI Sezione del
Consiglio di Stato (Ricorso numero: 7002/2005).
Il Consiglio di Stato, nell'udienza del 27 settembre
2005, ha dato ragione al Tar di Lecce, condividendo le
motivazione e ha quindi respinto il ricorso
dell'Università di Lecce, rappresentata
dall'Avvocatura dello Stato, contro lo studente
Alessandro Gravili, rappresentato dall'avvocato
Vincenzo Greco.

In realtà, il ricorso dell'Università lascia
sconcertati, perché l'unico argomento nuovo che riesce
a rappresentare davanti al Consiglio di Stato, è
quello secondo cui il conseguimento anticipato della
laurea arrechi un grave danno economico per l'ente,
dovendo rinunciare ad un anno di tasse non riscosse.

«Avallare la carriera dello studente Gravili - si
legge nel ricorso - significherebbe contraddire la
regolamentazione datasi dall’Università con la
previsione della durata triennale dei corsi di primo
livello anche sotto il profilo "contabile", ove si
consideri che ad una articolazione dei corsi di studio
in termini di "triennio" è strettamente collegata la
programmazione "triennale" delle tasse dovute dagli
studenti in relazione all’iscrizione ai singoli anni
di corso e le previsioni in ordine alle entrate
contabili cui sono correlate le attività programmate
su base triennale. Anche in questo caso, permettere il
completamento del corso di studio nel vantato biennio
- a fronte di una specifica regolamentazione di durata
triennale - porterebbe ad un notevole sbilanciamento
rispetto alle previsioni in termini di contributi
richiesti agli studenti e di introiti per
l’Università».

Insomma, essere bravi è consentito, ma senza
esagerare.

Simile argomentazione, oltre che assurda ed
inaccettabile, è - all’evidenza - sia incoerente con
tutto l’ordinamento universitario, attuale e
precedente, con le sue finalità, sia palesemente
infondata ed in contrasto con le stesse specifiche
norme regolamentari dell’Università degli Studi di
Lecce le quali prevedono, espressamente, l’esonero
totale dalle tasse universitarie per gli studenti che
conseguano la laurea “”entro un numero di anni di
iscrizione all’università pari alla durata normale
degli studi …””, (D.P.C.M. 9 aprile 2001)

L'Università preferisce forse una permanenza
indefinita degli studenti nei rispettivi corsi di
laurea, in modo che, con le corrispondenti tasse
annuali, si possa far cassa e garantire un maggior
flusso di entrate?
Lascio a voi i commenti.


Distinti Saluti.


Alessandro Gravili ( www.alessandrogravili.it /
ale_gravili@yahoo.it )

Assistito dall'avv. Vincenzo Greco (studiogrecolecce@libero.it)






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