Lo studio non è più un buon investimento?

L'articolo 34 della nostra Costituzione al comma 3 recita testualmente: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi".

Persone Francesco Profumo
Luoghi Italia, L'Aquila
Organizzazioni Università Italiane, Ministero della Pubblica Istruzione
Argomenti università, istruzione, diritto, economia

16/dic/2011 13.21.31 New Job Agency Contatta l'autore

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L’articolo 34 della nostra Costituzione al comma 3 recita testualmente: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Un principio che, sempre più spesso ormai, le nostre Università fanno fatica ad applicare.
Da qualche anno a questa parte, i famigerati “tagli” alla spesa pubblica infatti, hanno inciso profondamente sulle risorse che lo Stato destina al sistema universitario italiano, con gli Atenei costretti ad aumentare le tasse con tutte le inevitabili conseguenze negative.

Gli ultimi dati forniti dal Ministero dell’Istruzione descrivono una costante crescita degli oneri che le famiglie degli studenti devono accollarsi per permettere l’iscrizione e la frequenza all’Università dei propri figli, (un aumento quantificato al 40% negli ultimi cinque anni). Il problema riguarda particolarmente gli studenti fuori sede che, oltre ai costi d'iscrizione, tasse, e versamenti vari, devono sostenere ulteriori e importanti spese per gli alloggi. Finora un aiuto importante, proprio nella messa a disposizione di residenze universitarie e borse di studio, veniva dato dalle varie ADSU (Azienda per il Diritto allo Studio Universitario), ma a causa dei fondi insufficienti (poco più di 25 milioni in totale per il 2012 a fronte dei 246 milioni del 2009), sempre più studenti in possesso di tutti i requisiti non ne hanno tratto alcun beneficio, basti pensare che la percentuale sul totale degli aventi diritto che non ha potuto usufruire delle borse di studio, nel 2009 supera il 16%. Una situazione che per molti versi incide profondamente sul calo delle iscrizioni alle Università; ecco probabilmente spiegato il motivo per cui -in base a diverse ricerche- uno studente su tre svolge lavori durante il percorso di studi, lavori che consentono in questo modo di alleggerire gli oneri a carico delle famiglie.

Un utile strumento in tal senso (ma anche qui non ci sono le risorse degli anni precedenti) è rappresentato dalla possibilità di prestare servizio all'interno dei diversi Atenei, svolgendo il ruolo di bibliotecario o responsabile dei centri Internet, un modo efficace pensato per un duplice scopo, garantire un'integrazione all'interno dell'Ateneo e fornire una piccola fonte di guadagno.

Un dato controcorrente viene da L’Aquila, in molti ricorderanno come -a seguito del tragico evento sismico del 2009- per evitare un crollo nelle iscrizioni dell’Ateneo furono varate diverse misure, come la gratuità nel trasporto pubblico per gli studenti. Pochi giorni fa, la conferma data dal Rettore della sospensione delle tasse universitarie fino al 2014. In questo modo, l'Ateneo aquilano riesce a mantenere una certa “tenuta” degli iscritti. Non così, per buona parte del resto d’Italia, d'altro canto la soluzione adottata dall'Università abruzzese è frutto di una circostanza straordinaria.

Una situazione che preoccupa se si considera come il mondo del lavoro di oggi richieda un grado di specializzazione nei vari settori produttivi altamente qualificato, che solo un buon sistema universitario può garantire.

Uno spiraglio tuttavia, definito "boccata d'ossigeno" viene oggi dal nuovo Ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, il quale ha comunicato alla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) un innalzamento delle somme da impiegare nel settore dell'Università: 300 milioni nel Fondo di Stanziamento Ordinario e 138 milioni complessivi per il rifinanziamento della legge sugli alloggi. Auspichiamo che il nostro Paese, in un momento così difficile, sappia presto rialzarsi, magari con il contributo fondamentale delle nuove generazioni, a cominciare da quelle formatesi nelle Università.

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