Crisi: è allarme “rosso” agrumi. La filiera deve organizzarsi per non andare a picco

Oltre alla Sicilia -continua la Cia- anche in Calabria, il cui porto di Gioia Tauro è letteralmente invaso dal succo concentrato brasiliano, i produttori stanno interrompendo la raccolta, dato che gli industriali stanno procedendo con acquisti sporadici e sottocosto, minacciando di arrivare a pagare un chilo di arance a "50 lire" (ovvero 3 centesimi di euro).

11/dic/2009 13.23.34 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Crisi: è allarme “rosso” agrumi. La filiera
deve organizzarsi per non andare a picco
 
La Cia segnala una situazione insostenibile nel settore agrumicolo: mercato in sofferenza e agricoltori in tilt.
 
 
“Siamo fortemente preoccupati per l’andamento dell’attuale campagna agrumicola. Infatti se, da una parte, rispetto allo scorso anno, assistiamo ad un aumento della produzione superiore al 40 per cento, dall’altra, vi è una sempre maggiore pressione dell’import dai paesi del mediterraneo, per il fresco, e dal Brasile, per il succo concentrato, che sta determinando un crollo assoluto dei prezzi, soprattutto per il prodotto volto alla trasformazione”. E’ quanto segnala la Cia-Confederazione italiana agricoltori che lancia l’allarme sulla crisi che sta attraversando il settore agrumicolo italiano.
Attualmente -spiega la Cia- le arance bionde (Navel) sono acquistate dall’industria a 7 centesimi di euro al chilo (in taluni casi a 5), compresi gli oneri del trasporto, e stanno pregiudicando anche la raccolta, da parte dei produttori, il cui costo è superiore ai prezzi. La preoccupazione riguarda anche il prossimo ingresso sul mercato del tarocco siciliano il cui prezzo probabilmente subirà un forte abbassamento per un ovvio effetto di traino da parte delle quotazioni dell’arancia bionda.
Nei produttori -avverte la Cia- vi è un’incertezza complessiva per la mancanza di una coordinata aggregazione dell’offerta ed un allarme per la preannunciata mole di prodotti spagnoli che inizia ad arrivare nel nostro Paese. Anche perchè in Spagna, si registrano forti aumenti produttivi rispetto allo scorso anno. Ma è il succo brasiliano -prosegue la Cia- tradizionalmente importato in Italia, che oggi è a prezzi veramente risibili. Un chilo di concentrato brasiliano -rivela la Cia- costa, infatti, 1,27 euro al chilo, mentre solo i costi produttivi di una equivalente quantità di prodotto italiano ammontano a circa 1,80 euro.
Oltre alla Sicilia -continua la Cia- anche in Calabria, il cui porto di Gioia Tauro è letteralmente invaso dal succo concentrato brasiliano, i produttori stanno interrompendo la raccolta, dato che gli industriali stanno procedendo con acquisti sporadici e sottocosto, minacciando di arrivare a pagare un chilo di arance a “50 lire” (ovvero 3 centesimi di euro).
Se si passa  al bacino di Taranto, anche le clementine hanno visto abbassare i prezzi a 20 centesimi al chilo, mentre i mandarini varietà satsuma rimangono invenduti sulle piante.
Secondo la Cia, la situazione si presenta in tutta la sua gravità anche a causa dell’effetto “disaccoppiamento” che quest’anno, più del 2008 (che fu caratterizzato da un calo produttivo per ragioni climatiche), produce i suoi effetti. La filiera del prodotto da industria -conclude la Cia- che prima godeva di un collante dovuto all’aiuto comunitario, è ora letteralmente allo sbando e vanno individuate immediatamente soluzioni sul piano organizzativo, che mettano in condizione le Op (Organizzazioni dei produttori) ed i produttori singoli di ovviare alla loro naturale debolezza contrattuale, attraverso un processo improrogabile di aggregazione del prodotto.
 
 
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