Contraffazione alimentare: “business” in Italia di oltre 3 milioni di euro al giorno. Ma anche nel mondo c’è ormai un immenso supermarket del “falso”: affare di 52, 6 miliardi di euro

Ma anche nel mondo c'è ormai un immenso supermarket del "falso": affare di 52, 6 miliardi di euro Contraffazione alimentare: "business" in Italia di oltre 3 milioni di euro al giorno.

15/dic/2009 14.50.26 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Contraffazione alimentare: “business” in Italia di oltre 3 milioni
di euro al giorno. Ma anche nel mondo c’è ormai un
immenso supermarket del “falso”: affare di 52, 6 miliardi di euro
 
La Cia segnala un aumento rilevante dell’agropirateria. Nel nostro Paese si sono raggiunti 1,1 miliardi di euro all’anno. Forte aumento nel 2008 dei sequestri operati dalle dogane europee (più 26 per cento). Prodotti Dop e Igp i più colpiti. Gravissimi i danni per l’agricoltura nazionale.
 
Oltre tre milioni di euro al giorno. Questa la cifra che registra il business della contraffazione alimentare nel nostro Paese, che nello scorso anno ha raggiunto un fatturato che supera 1,1 miliardi di euro. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale il fenomeno supera gli stessi confini nazionali. Basti pensare che ogni anno l’agricoltura italiana perde oltre 3 miliardi di euro a causa del crescente assalto dell’agropirateria sui mercati internazionali.
Dai prosciutti all’olio di oliva, dai formaggi ai vini, dai salumi agli ortofrutticoli è un continuo di “falsi” e di “tarocchi” che -afferma la Cia- rischiano di provocare danni rilevanti soprattutto alle nostre Dop, Igp e Stg, che rappresentano la punta di diamante del “made in Italy” nel mondo.
Il fenomeno dell’agropirateria -sottolinea la Cia- sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Ormai non c’è più da stupirsi nel ritrovare, anche attraverso Internet, il Prosciutto di Parma, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano prodotti in Argentina, in Australia o, addirittura, in Cina.
Per comprendere la gravità del problema delle imitazioni, la Cia mette in risalto che durante il 2008 sono fortemente aumentati i casi di sequestri di prodotti Dop e Igp contraffatti o falsificati effettuati alle dogane dei Paesi dell’Unione europea. Importazioni “taroccate”, come formaggi, vini, mele, salumi, che provenivano dai Paesi più disparati: Cina, Brasile, Australia, Sudafrica, Argentina, Canada. Fenomeno che viene evidenziato anche nell’ultimo rapporto del Censis nel quale si afferma che in Europa, lo scorso anno, sono stati sequestrati 2,4 milioni di prodotti alimentari contraffatti, pari all'1,4 per cento del totale dei prodotti sequestrati, con un aumento del 26 per cento rispetto al 2007.
E gli “agropirati” si camuffano dietro le sigle più strane e singolari.. Si va dal Parmesao (Brasile) al Regianito (Argentina), al Parma Ham (Usa), al Daniele Prosciutto & company (Usa), dall’Asiago del Wisconsin (Usa) alla Mozzarella Company di Dallas (Usa), dalla Tinboonzola (Australia), alla Cambozola (Germania, Austria e Belgio), al Danish Grana (Usa).
Siamo in presenza -afferma la Cia- di un business di 52,6 miliardi di euro, praticamente poco meno della metà del fatturato agroalimentare italiano. Basti pensare che solo negli Stati Uniti il giro d’affari relativo alle imitazioni dei formaggi italiani supera abbondantemente i 2 miliardi di dollari. E il danno, purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non esiste una vera difesa dei nostri Dop, Igp e Stg, che comprendono formaggi, oli d’oliva, salumi, prosciutti e ortofrutticoli. Una difesa che non significa soltanto la tutela di un patrimonio culturale, dell’immagine stessa dell’Italia, ma anche la valorizzazione di un settore economico che ha un fatturato al consumo di 8,851 miliardi di euro ed un export di 1,844 miliardi di euro. Prodotti che, inoltre, danno lavoro, tra attività dirette e indotto, a più di 300 mila persone e che rappresentano una risorsa insostituibile per l’economia locale, in particolare per alcune zone marginali di montagna e di collina che, altrimenti, non avrebbero molte altre possibilità di sviluppo.
Insomma, l’Italia, subito dopo la Francia, è la più colpita dalla contraffazione, dall’agropirateria, dai “falsi d’autore” dell’alimentazione. Nel nostro Paese -sostiene la Cia- si realizza più del 21 per cento dei prodotti a denominazione d’origine registrati a livello comunitario. A questi vanno aggiunti gli oltre 400 vini Doc, Docg e Igt e gli oltre 4000 prodotti tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti nell’Albo nazionale. Una lunghissima lista di prodotti che ogni giorno, però, rischia il “taroccamento”.
La situazione è, quindi, di estrema gravità: ci troviamo -sostiene la Cia- davanti ad un immenso supermarket del “falso”, dell’”agro-scorretto”, del “bidone alimentare”. Il più “copiato” tra i prodotti Dop e Igp è il Parmigiano Reggiano. Ad esso appartiene il primato delle imitazioni. Il suo “tarocco” lo troviamo in Argentina, in Brasile, in Giappone, ma anche in Germania e nel Regno Unito. Seguono il Prosciutto di Parma e quello di San Daniele, il Grana Padano, la Mozzarella di bufala e l’Asiago. Una forte crescita di “falsi” si sta registrando in questi ultimi tempi anche per il Gorgonzola. E così lo troviamo sotto il nome di Tinboonzola e di Cambozola.
Ma per trovare i “falsi” Dop e Igp non c’è certo bisogno di andare all’estero. E’ sufficiente navigare in Internet per poter avere una vera e propria vetrina del “tarocco”. In molti siti si possono acquistare formaggi come il Parmesan o il Regianito, il Provolone e l’Asiago, prodotti nel Wisconsin (Usa), la Robiola del Canada, la Mozzarella del Texas, la Fontina “made in China”, i pomodori San Marzano coltivati in California, i fiaschi tricolore di Chianti, statunitensi e australiani, il Prosciutto di San Daniele di una ditta americana.
 
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