Agricoltura: la scarsa attenzione da parte di governo e istituzioni è colpa anche della Coldiretti

15/dic/2009 15.21.07 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura: la scarsa attenzione da parte
di governo e istituzioni è colpa anche della Coldiretti
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi critica l’atteggiamento assunto dalla confederazione: così non si fa il bene degli agricoltori. Servono iniziative comuni per rafforzare il fronte agricolo.
 
“Se da parte delle istituzioni, e del governo in particolare, non c’è una reale attenzione nei confronti dell’agricoltura e la vicenda del voto di fiducia sulla finanziaria ne è un’ulteriore conferma, la colpa è anche della Coldiretti che con il suo atteggiamento indebolisce l’intero fronte agricolo italiano”. Ad affermarlo è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi per il quale l’attuale difficile situazione che stanno vivendo i produttori agricoli del nostro Paese richiederebbe un‘azione comune ed unitaria delle rappresentanze del settore con iniziative forti ed incisive sull’intero territorio nazionale.
“Dalla Coldiretti, invece, si continua a mantenere una posizione che -avverte Politi- non favorisce un’azione adeguata alle esigenze degli agricoltori che continuano ad operare tra pesanti costi e prezzi in crollo continuo. Più volte abbiamo sollecitato un impegno unitario, ma da parte della Coldiretti non c’è stata alcuna risposta. A pagarne le spese sono tutti i nostri imprenditori. Le altre organizzazioni si sono attivate e hanno promosso iniziative unitarie in diverse zone del Paese. Questo, ovviamente, non è stato sufficiente a richiamare l’attenzione delle istituzioni, anche perché nel mondo agricolo vengono viste troppe divisioni e frammentazioni”.
“Credo che ora sia giunto il momento di mettersi tutti insieme e cercare di superare una fase di drammatica emergenza. Per questo motivo -conclude il presidente della Cia- rinnovo l’invito alla Coldiretti ad uscire da atteggiamenti di isolamento e contrapposizioni e, al contrario, ad operare con le altre organizzazioni per il bene dei nostri produttori agricoli. Ciò non significa unità, né tanto meno abbandono delle rispettive identità, ma soltanto senso di responsabilità nei confronti di oltre un milione e mezzo di famiglie che vivono di agricoltura”.
 
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