Vini: dall’Ue un’opportunità per semplificare, ma in Italia si approva una nuova disciplina per i controlli che non innova, con inutili ripetizioni e con aumenti dei costi per un settore già in difficoltà

21/dic/2009 15.16.50 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Vini: dall’Ue un’opportunità per semplificare, ma in Italia si approva
una nuova disciplina per i controlli che non innova, con inutili
ripetizioni e con aumenti dei costi per un settore già in difficoltà
 
La Cia chiede di modificare la proposta per le denominazioni d’origine. Il presidente Politi: il dibattito nel nostro Paese è stato viziato da troppi interessi. Probabilmente in tutta Europa saremo gli unici ad usare il sistema più gravoso e più costoso.
 
E’ indispensabile migliorare la proposta per il controllo delle denominazioni d’origine dei vini italiani. E’ quanto sollecita la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale la nuova disciplina in materia che si sta approvando nel nostro Paese non innova. Ci sono inutili ripetizioni di norme Ue già in vigore, con aumenti dei costi ad un settore già in difficoltà.
L’Italia -avverte la Cia- sembra non cogliere dalla Ue un’opportunità per semplificare nel comparto vitivinicolo. La nuova normativa europea, conseguente alla recente riforma dell’Ocm vino, prevede, tra l’altro, la realizzazione di un processo di riconoscimento delle indicazioni di origine già esistenti con l’istituzione di un registro comunitario dei vini con indicazione geografica con due sezioni: Dop e Igp.
Il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, per adeguare le norme nazionali di controllo al nuovo contesto, ha predisposto una proposta che, invece, di semplificare, aggrava le procedure e i costi per i produttori. Non si tratta -sottolinea la Cia- di garantire più o meno i consumatori. Parliamo di un sistema di verifica che nulla ha a che fare con la giusta possibilità di perseguire con severità le frodi.
Per il presidente della Cia, Giuseppe Politi “il dibattito nazionale sulle regole di controllo per le denominazioni di origine dei vini italiani, nel nuovo contesto europeo, è stato viziato da troppi interessi, diversi da quelli degli utilizzatori delle denominazioni d’origine e dei produttori vitivinicoli”.
La proposta italiana, in approvazione in questi giorni, prevede “controlli sistematici” per le Docg e Doc e controlli a campione per le Igt. Il regolamento europeo (Reg. CE 607/09 articolo 25), invece, contempla la possibilità di scegliere tra i controlli sistematici o quelli a campione o quelli casuali in base ad un'analisi di rischio, come quest'anno è stato fatto per le Igt nel nostro Paese.
Probabilmente, in tutta Europa -rimarca la Cia- saremo gli unici ad usare il sistema più gravoso e più costoso: in prevalenza i controlli "sistematici".
Con la nuova legge 164, il legislatore italiano -evidenzia la Cia- potrebbe, al contrario, stabilire, coerentemente con i tre livelli di qualità e tutela delle denominazioni d’origine e delle indicazioni geografiche italiane, modalità di controllo meno costose o, comunque, almeno decrescenti, ad esempio: sistematici per le Docg, a campione per le Doc e casuali in base ad un analisi del rischio per le Igt.
La nuova normativa, purtroppo, sembra ispirata -conclude la Cia- soltanto al mantenimento di strutture che pare premano più del reddito dei vitivinicoltori e dell’interesse dei consumatori.
 
 
 
 
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