Spese a tavola tra Natale e Capodanno

Consumi che, comunque, hanno visto affermarsi ancora una volta il tipico, la tradizione e il "made in Italy" a discapito di prodotti come lo champagne, il salmone, le ostriche, il caviale, la frutta esotica che si sono venduti con il contagocce.

01/gen/2010 10.50.05 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Consumi: tra Natale e Capodanno un’ ”abbuffata” da 6 miliardi di euro Gli italiani non rinunciano alla tavola delle feste. La spesa è cresciuta del 3,5 per cento. Vini e spumanti: stappate 300 milioni di bottiglie

 

Secondo il primo bilancio stilato dalla Cia, non c’è stata la paventata flessione. Si segnala una crescita, in quantità, dello 0,5 per cento rispetto allo scorso anno. Nonostante la crisi, ancora una volta il settore alimentare “tiene”. Bene i dolci, con panettoni e pandori in testa. Trionfano la tradizione e il “made in Italy”. In deciso calo salmone, caviale e frutta esotica. E’ stato un boom della spesa in campagna, dove si è potuto risparmiare anche il 30 per cento rispetto ai normali punti di vendita.

 

La crisi economica non “taglia” l’alimentare e così a Natale e a Capodanno gli italiani non hanno rinunciato alla festa a tavola. Rispetto alle festività dell’anno passato, i consumi non hanno subito un ridimensionamento. Anzi, si è avuto un incremento dello 0,5 per cento. Mentre la spesa, in termini monetari, è aumentata del 3,5 per cento, con un esborso di oltre 6 miliardi di euro. Consumi che, comunque, hanno visto affermarsi ancora una volta il tipico, la tradizione e il “made in Italy” a discapito di prodotti come lo champagne, il salmone, le ostriche, il caviale, la frutta esotica che si sono venduti con il contagocce. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori, secondo la quale le prime stime non segnano, quindi, la temuta flessione.

La spesa alimentare -secondo la Cia- è stata così ripartita: 2,4 miliardi di euro per carni e pesce, 1,2 miliardi per primi piatti e per il pane, 900 milioni per dolci (con panettoni e pandori che hanno fatto la parte del leone); 700 milioni per vini e spumanti (per il 94 per cento italiani), 500 milioni per formaggi e salumi (molti dei quali a denominazione di origine) e 320 milioni per frutta fresca o secca.

Come al solito, hanno prevalso nei pranzi e nelle cene tra le mura domestiche carni, pesce, insaccati, dolci, vini e spumanti. Specialmente questi ultimi hanno fatto registrare un vero exploit, con oltre 140 milioni di bottiglie, nella stragrande maggioranza nazionali, con Asti e Prosecco in testa. Un aumento nei confronti dell’anno passato pari a 2,1 per cento.

Per i vini, soprattutto quelli rossi, sono state feste all’insegna della crescita. Tra Natale e Capodanno si sono stappate 160 milioni di bottiglie, il 95 per cento di produzione italiana, con una crescita dell’1,6 per cento rispetto allo scorso anno.

Per il vino “made in Italy” si è, comunque, avuto anche un forte exploit nelle vendite all’estero. Le esportazioni sono cresciute, nel periodo natalizio, di oltre il 15 per cento. Ottimi i risultati ottenuti negli Usa, ormai divenuto il primo mercato di sbocco per le produzioni vinicole nazionali.

Insomma, tra vini e spumanti sono state stappate 300 milioni di bottiglie.

Tra le carni e gli insaccati (+0,4 per cento), sono stati preferiti -evidenzia la Cia- pollo e tacchino, maiale, cotechini e zamponi, che anche in questa occasione sono stati preferiti ad ostriche, caviale e salmone (prodotti che hanno subito un calo dei consumi pari al 35 per cento).

Bene anche gli acquisti di pesce (+0,5 per cento). Stesso discorso per pane e pasta che hanno segnato -avverte la Cia- una ripresa: rispettivamente, più 0,8 e più 1,2 per cento nei confronti dello stesso periodo dell’anno passato.

Non meno positivo è stato l’andamento registrato dal settore ortofrutticolo, che ha avuto una crescita dell’1,3 per cento. Trend in aumento per la frutta secca (noci, nocciole e mandorle), che hanno segnato un più 2,2 per cento nelle vendite e dei legumi (lenticchie e fagioli in testa), cresciuti del 2,6 per cento. Fortemente negativi, invece, i consumi di frutta esotica (tanto ricercata negli anni passati): ananas, avocado e mango hanno, infatti, avuto una diminuzione superiore al 30 per cento.

Oltre ai tradizionali dolci (panettoni, torroni, pandori, che hanno avuto una buona performance), nei menù delle feste di Natale e di fine anno -sottolinea la Cia- hanno trovato spazio i prodotti tipici e di qualità che costituiscono un grande patrimonio per il nostro Paese. Non solo, però, Dop, Igp, Doc e Igt, ma anche quelli che hanno tradizioni profonde, un forte legame con il territorio e che non hanno ancora avuto il riconoscimento europeo. C’è, infatti, una ricerca, da parte degli italiani, di prodotti di “nicchia”, frutto della paziente e secolare opera dei nostri agricoltori. Prodotti acquistati anche direttamente presso le aziende agricole.

E proprio la spesa in campagna ha registrato, dall’inizio di dicembre fino a Natale, quasi 8 milioni di persone che hanno potuto acquistare a prezzi più bassi rispetto alla normale distribuzione (anche il 30 per cento in meno) vini, oli extravergini di oliva, formaggi,  salumi,  legumi, castagne, dolci tipici fatti in casa (pastiere, cassate, struffoli, torroni, panpepati, panforti, mandorlati, torte farcite, ciambelloni) frutta fresca e secca, ortaggi, farine, uova.

 

La tavola delle famiglie italiane a Natale e a Capodanno

(dati in quantità rispetto al 2008)

 

Carni e insaccati

+0,4%

Pesce

+0,5%

Formaggi

+0,3%

Dolci

+0,5%

Frutta e verdura

+1,3%

Vini

+1,6%

Spumanti

+2,1%

Pane

+0,8 %

Pasta

+1,2%

 

Stime Cia-Confederazione italiana agricoltori

 

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