Redditi: tavole più “povere”. Quattro famiglie su dieci costrette a “tagliare” il carrello della spesa alimentare, il 60 per cento cambia menù. E’ rincorsa alle promozioni e “boom” di acquisti nei discount

08/apr/2010 12.02.55 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Redditi: tavole più “povere”. Quattro famiglie su dieci costrette
a “tagliare” il carrello della spesa alimentare, il 60 per cento cambia
menù. E’ rincorsa alle promozioni e “boom” di acquisti nei discount
 
In merito ai dati Istat, la Cia evidenzia una situazione difficile per i consumi alimentari (meno 1,8 per cento, in volume, nel 2009). C’è molta cautela e si cerca di far quadrare il più possibile i conti. Aumenta la percentuale (35 per cento) di chi ha optato per prodotti di qualità inferiore. Calano, in particolare, le vendite di pane, vino, carne bovina, olio d’oliva.
 
La crisi economica, il calo del potere d’acquisto e il minore reddito disponibile hanno costretto nel 2009 quattro famiglie su dieci a “tagliare” il carrello della spesa alimentare, mentre il 60 per cento, tra rinunce e necessità, ha dovuto cambiare il menù e il 35 per cento ha optato per prodotti di qualità inferiore. Si è accentuata la rincorsa alle promozioni ed è stato un “boom” degli acquisti in punti vendita dove i prezzi sono più bassi. E’ soprattutto il caso degli hard-discount, dove le vendite sono cresciute, rispetto al 2008, di oltre il 15 per cento. E i consumi a tavola non decollano, anzi registrano una nuova contrazione: in volume meno 1,8 per cento, in valore meno 1,3 per cento. Calano, in particolare, le vendite di pane, vino, carne bovina, olio d’oliva. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati Istat sul reddito e il risparmio delle famiglie italiane.
La spesa per generi alimentari e bevande -sottolinea al Cia- si è attestata, sempre nel 2009, attorno ai 475 euro mensili. per complessivi 145 miliardi di euro (il 19,1 per cento del totale). Spesa sulla quale hanno inciso maggiormente gli acquisti di carne che, nonostante il calo dello scorso anno, registra 31,5 miliardi di euro, il pane e i trasformati (26,3 miliardi di euro), gli ortofrutticoli (24,2 miliardi di euro), i lattiero-caseari e le uova (18 miliardi di euro).
Nel contesto dei “tagli” al carrello, la Cia evidenzia che il 42 per cento delle famiglie ha dovuto ridurre gli acquisti di carne, in particolare quella bovina, il 38 per cento quelli di pane, il 36 per cento quelli di olio d’oliva e il 35 per cento quelli di vino.
La crisi economica, forte e diversa da quelle che hanno caratterizzato il passato, condiziona così i comportamenti di acquisto che, d’altra parte, avevano già cominciato a modificarsi negli ultimi anni come risultante di un cambiamento dei valori e dello stile di vita. La difficile congiuntura in alcuni casi ha solo accelerato questi cambiamenti: si acquista con maggiore consapevolezza e maggiore attenzione al prezzo, con l’obiettivo di spendere al meglio le risorse disponibili. Si cercano alternative più convenienti, come, appunto, gli hard-discount; si rincorrono le promozioni; si pone massima attenzione a sconti e offerte.
Il consumatore -come si rileva anche nell’ultima indagine dell’Ismea sulle tendenze agroalimentari- appare ancora cauto e cerca di far quadrare il più possibile i conti. Anche davanti a prezzi che non hanno subito rincari, sussiste -afferma la Cia- un clima d’attesa e non s’intravede un riorientamento della composizione di spesa verso un carrello complessivo di maggior valore. Anzi il fenomeno a cui si assiste da tempo è quello di un generale “impoverimento”.
E’ così -segnala la Cia- è continuata ad aumentare la percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall’8,6 del 2006 all’11,2 per cento nel 2009). Il supermercato resta, comunque, il luogo di acquisto prevalente (68,1 per cento) soprattutto nel Centro-Nord (superiore al 70 per cento); immediatamente segue il negozio tradizionale (63,7 per cento), in particolare nel Mezzogiorno (76,2 per cento) e per l’acquisto di pane (59,4 per cento). Il 17,2 per cento delle famiglie acquista presso ipermercati, con punte del 22 per cento nel Nord, dove questa tipologia distributiva è più diffusa. Al mercato si reca circa il 22 per cento delle famiglie del Centro-Nord contro il 33,1 per cento del Mezzogiorno.
 
 
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