Grano duro "made in Italy": una vera "debacle"

Grano duro "made in Italy": una vera "debacle" Grano duro "made in Italy": una vera "debacle".

05/mar/2010 13.19.28 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Grano duro “made in Italy”: una vera “debacle”.  Produttori in profonda crisi. Crollo record dei prezzi e mercati sempre più invasi dallo straniero
 
A poche settimane dalle prime operazioni di mietitura, la Cia lancia un nuovo vibrante grido d’allarme. La situazione del settore è ormai al limite del tracollo. Le quotazioni sono scese in un anno di oltre il 30 per cento. I costi produttivi e contributivi continuano ad aumentare. Subito un Tavolo ministeriale di confronto. Indispensabile l’approvazione in tempi rapidi del Piano cerealicolo nazionale. Occorre operare per un innovativo “patto di filiera”. Più controlli alle frontiere.
 
Per il grano duro “made in Italy” è ormai una vera “debacle”. I prezzi pagati agli agricoltori sono sempre più in caduta libera (13-15 euro al quintale) e addirittura più bassi di venti anni fa, quando le quotazioni erano di  50.000 lire, pari ad euro 25,82. Un “taglio” drastico: quasi il 50 per cento. Solo  nell’ultimo quinquennio il calo è stato del 32 per cento. I nostri produttori sono al collasso, anche perché costretti a sostenere costi (produttivi, contributivi e burocratici) in crescita record (più 30 per cento nei confronti dello scorso anno). Ma quello che preoccupa è l’invasione dei mercati di produzioni estere, soprattutto   da parte dei paesi extracomunitari, come gli Stati Uniti, il Canada, il Messico, l’Australia e la Turchia. Il nuovo vibrante allarme viene lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che chiede immediati e straordinari interventi per sanare una situazione esplosiva che sta caratterizzando l’intero comparto cerealicolo sia in Italia che in tutta Europa. Sintomatica in questo senso la grande manifestazione che si è tenuta la scorsa settimana a Parigi, dove sono scesi piazza migliaia di coltivatori.
A poche settimane dalle prime operazioni di mietitura (in particolare nel Sud), lo scenario è deprimente in tutte le regioni (dal Mezzogiorno al Centro, dal Nord alle Isole). Molte imprese -denuncia la Cia- sono in “profondo rosso” e rischiano di chiudere i battenti nel giro di poco tempo se non vengono predisposte misure adeguate per fronteggiare un’emergenza che sta assumendo aspetti catastrofici.
I prezzi all’origine -rimarca  la Cia- sono sempre più stracciati. Le ultime quotazioni (quarta settimana di aprile) registrano una diminuzione di oltre il 25 per cento allo stesso periodo del 2009.  A questo si aggiungono gli elevati costi produttivi e contributivi che tagliano le gambe a qualsiasi slancio imprenditoriale. Basti ricordare che produrre un ettaro di grano duro costa all’agricoltore circa 900 euro, mentre, in queste particolari condizioni, i ricavi non arrivano a 600 euro. Gli agricoltori, pertanto, lavorano in perdita. E se anche la prossima campagna di commercializzazione dovesse proseguire sull’attuale deprimente trend, le conseguenze sarebbero disastrose: oltre alla chiusura di tante aziende, si dimezzerebbe anche la superficie coltivata.
La Cia è, dunque, preoccupata per le gravissime difficoltà che stanno investendo pesantemente i nostri produttori di grano duro che, oltretutto e nonostante gli sforzi compiuti soprattutto in termini di miglioramento qualitativo, vedono invasi i mercati nazionali da produzioni provenienti da ogni parte del mondo. E questo sta penalizzando enormemente il grano “made in Italy” che viene venduto a prezzi non certo remunerativi.
Per tale motivo, la Cia chiede al neo-ministro  il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Giancarlo Galan di aprire al più presto (prima che parta la nuova campagna) un Tavolo di confronto fra tutte i vari soggetti della filiera, in modo da concordare e sviluppare azioni condivise che permettano agli agricoltori di uscire da un drammatico “tunnel”.
Per la Cia, tuttavia, occorre  un moderno progetto sulla cerealicoltura di qualità che veda al centro, territori, aziende e agricoltori quale tassello principale e determinante di una nuova politica di prodotto e alimentare.  C’è la necessità di  definire anche le modalità di un innovativo “accordo di filiera” proprio per dare nuove certezze e impedire che vi siano squilibri che alla fine danneggiano i produttori e gli stessi consumatori.
La Cia, comunque, ribadisce l’esigenza di approvare in tempi rapidi il piano cerealicolo nazionale, cui è legata anche l’urgenza di riorganizzare il sistema nazionale di stoccaggio. Sono anche importanti e urgenti una riforma delle borse merci, sostegni ai produttori e ai contratti di filiera, la fiscalizzazione  degli oneri sociali, controlli efficaci alle dogane per rispettare le normative comunitarie in merito ai parametri qualitativi e sanitari.
 
 
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