Frutta e verdura diventano "business" per la criminalità organizzata. "Controlli" sull'intera filiera e prezzi "gonfiati" . Anche gli agricoltori mirino della "piovra"

La ragione -come viene evidenziato nel terzo rapporto sulla "Criminalità in agricoltura" della Confederazione- può essere facilmente ricercata nel fatto che questo particolare e delicato segmento produttivo provvede in maniera sostanzialmente diretta al fabbisogno primario di milioni di persone per garantire loro la sopravvivenza, specie in questi momenti di crisi alimentare, dove il cibo diventa indispensabile e insostituibile.

05/ott/2010 11.39.21 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Frutta e verdura diventano “business” per la criminalità
organizzata. “Controlli” sull’intera filiera e prezzi
“gonfiati”. Anche gli agricoltori mirino della “piovra”
 
La Cia esprime apprezzamento alle forze dell’ordine e alla magistratura per l’operazione che ha portato al’arresto di numerosi esponenti di clan camorristici e mafiosi che, secondo l’accusa, avevano messo le mani sul settore ortofrutticolo nel Centro-Sud. Il fenomeno denunciato nel terzo rapporto della Confederazione sulla “Criminalità in agricoltura”.
 
Frutta e verdura diventano un vero “business” per la criminalità organizzata che controlla in molte zone del Paese l’intera filiera. Non solo. “Gonfia” i prezzi, gestisce i mercati, “taglieggia” e terrorizza gli agricoltori. E' quanto sottolineato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito all’operazione della Dia di Napoli e della squadra mobile della questura di Caserta che ha portato al’arresto di numerosi esponenti di clan camorristici e mafiosi che, secondo l’accusa, avevano messo le mani nel settore dell’ortofrutta nel Centro-Sud.
Un’operazione, per la quale -afferma la Cia- rivolgiamo un vivo apprezzamento alle forze dell’ordine e alla magistratura. Non è che l’ultimo di tanti anelli che stanno sempre più portando l’agricoltura verso uno dei bersagli preferiti dalla criminalità organizzata. La ragione -come viene evidenziato nel terzo rapporto sulla “Criminalità in agricoltura” della Confederazione- può essere facilmente ricercata nel fatto che questo particolare e delicato segmento produttivo provvede in maniera sostanzialmente diretta al fabbisogno primario di milioni di persone per garantire loro la sopravvivenza, specie in questi momenti di crisi alimentare, dove il cibo diventa indispensabile e insostituibile. Da qui l’interesse ad investire, riciclare e mantenere una schiera di “sudditi” per il lavoro di manovalanza. Attraverso le campagne è possibile esercitare il controllo del territorio per utilizzarlo come base per nascondigli, oppure come punto di partenza per ulteriori sviluppi imprenditoriali.
La criminalità, grazie ad una serie di connivenze e di una rete delinquenziale sul territorio, è in grado di condizionare -come è stato scoperto con l’ultima operazione- tutta la filiera agroalimentare, in particolare quella dell’ortofrutta, agendo nei vari passaggi e, alterando la libera concorrenza, influenzando la formazione dei prezzi, la qualità dei prodotti, il mercato del lavoro. Il problema non è di poco conto. “Si tratta, in buona sostanza, del passaggio -come sottolinea anche il rapporto ‘Sos Impresa’ di Confesercenti- dalla gestione di mercati illegali e prodotti illegali (droga, prostituzione etc), a quelli legali, cioè quelli che interessano tutti gli italiani che, attraverso l'egemonia criminale sul prodotto e sulle reti, si ritrovano le mafie dentro casa, e per quanto riguarda i prodotti agricoli, addirittura a tavola”.
Crescente -avverte la Cia- è, quindi, la minaccia nei confronti degli agricoltori di cedere i raccolti dei prodotti a prezzi “stracciati”. Non vi sono scrupoli che tengano e il coltivatore si trova costretto a scegliere o accettare l’infame avvertimento o correre il rischio di vedere compromesso l’intero raccolto e con esso il lavoro di tanti anni.
Insomma, nel caso specifico dell’ortofrutta, la criminalità -si legge nel rapporto della Cia- impone i prezzi, pesature dei prodotti inferiori a quelle reali, compie estorsioni, esercita il controllo del mercato, compie furti di interi raccolti, con devastazione dei campi coltivati, commerci illegali e intromissioni nell’acquisto dei prodotti.
Nel “dossier” della Cia si rileva anche che la criminalità in campagna è autoctona, che può servirsi anche di extracomunitari (per lo più clandestini), ma che adopera per lavori di semplice manovalanza (carico e scarico di merce). Non si è in presenza di semplici banditi rurali, ma la loro spietata arroganza, la spregiudicatezza delle azioni confermano che siamo di fronte ad una vera e propria criminalità organizzata o comunque a persone strettamente collegate a forti organizzazioni malavitose che provvedono a trasformare in pingui affari il risultato delle azioni criminose.
 
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