Consumi: tornano a crescere gli alimentari (+1,1%), ma cambia il carrello della spesa. Meno pane, pasta, carne, vino e olio. Più frutta, ortaggi, formaggi, latte e prodotti trasformati

05/nov/2010 14.45.41 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Consumi: tornano a crescere gli alimentari (+1,1%), ma
cambia il carrello della spesa. Meno pane, pasta, carne, vino
e olio. Più frutta, ortaggi, formaggi, latte e prodotti trasformati
 
La Cia, sulla base dei dati Ismea relativi al primo trimestre 2010, evidenzia un’inversione di rotta rispetto ad una diminuzione che si protraeva da quattro anni. Tra i prodotti più gettonati ortaggi di IV gamma, preparati per risotti, primi piatti surgelati. Il crollo dei prezzi sui campi frena il listino al dettaglio e riduce la spesa delle famiglie (meno 3,9 per cento).
 
Tornano a crescere i consumi alimentari (più 1,1 per cento nel primo trimestre del 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009), ma cambia il carrello della spesa. In calo gli acquisti di pane (meno 4 per cento), di pasta (meno 2,4 per cento), di carne bovina (meno 2,3 per cento), vino (meno 2,2 per cento) e di olio d’oliva (meno 1,8 per cento); mentre aumentano quelli dei prodotti trasformati, in particolare gli ortaggi di IV gamma (più 10,2 per cento), i preparati per risotti (più 9,8 per cento) e i piatti surgelati (più 3,8 per cento), i salumi Dop ( più 2,1 per cento), i formaggi (più 1,1 per cento), gli yogurt ( più 2,2 per cento), la carne di pollo ( più 7,4 per cento), gli ortaggi ( più 5,4 per cento), la frutta (più 3,4 per cento) e il latte fresco (più 1,1 per cento). Una crescita alla quale ha senza dubbio contribuito il crollo (meno 9,6 per cento a marzo, che fa seguito al 13,6 per cento del 2009) dei prezzi sui campi che ha, di fatto, frenato la corsa dei listini sugli scaffali (la flessione media dei prezzi al dettaglio è stata del 4,9 per cento) e favorito gli acquisti da parte delle famiglie, la cui spesa alimentare è ridotta del 3,9 per cento. Lo segnala la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base degli ultimi dati Ismea.
Questa ripresa, comunque, si è avuta dopo quattro anni di consumi al palo e che hanno visto -rileva la Cia- sei famiglie su sei modificare il menù per un mix “difficoltà economiche-rincari dei prezzi”. Una tendenza che, però, da alcuni mesi sembra si sia invertita. Le quotazioni al dettaglio degli alimentari si sono bloccate e in alcuni casi sono addirittura diminuite. Ad esempio, la pasta, dopo le impennate del 2008 e del 2009, ha messo a segno, sempre nel primo trimestre di quest’anno, una flessione dell’1,3 per cento nei confronti dell’anno passato. Cali dei prezzi anche per la frutta (meno 3,2 per cento), per gli ortaggi (meno 0,3 per cento), il latte (meno 1,5 per cento), i formaggi (meno 0,8 per cento) e il vino (meno 1,1 per cento).
Il trend registrato nei primi tre mesi dell’anno, tuttavia, conferma -come ribadisce l’Ismea- il nuovo atteggiamento da parte delle famiglie italiane sempre più orientate a razionalizzare la spesa, attraverso una maggiore attenzione agli sprechi e al fattore prezzo, e nel contempo a privilegiare prodotti a maggior contenuto di servizio.
Insomma, la crisi economica -ricorda la Cia- ha contribuito ad un cambiamento dei valori e dello stile di vita. Le famiglie italiane acquistano con sempre maggiore consapevolezza, seguendo un preciso obiettivo: spendere al meglio le risorse disponibili. Sul mercato vengono ricercate alternative più convenienti, si rincorrono le promozioni, si compra in punti vendita dove gli stessi prodotti si trovano a prezzo più basso, si guarda con interesse a saldi, sconti, offerte. Si punta, quindi, al prezzo più basso. La ripresa del primo trimestre è un segnale, ma al momento appare azzardato parlare di un’uscita dalla crisi che resta ancora molto difficile e complessa.
Per quanto riguarda i canali di acquisto -come rivela l’Ismea- viene confermata una maggiore propensione all'acquisto presso i discount (più 8 per cento) e presso le piccole superfici di prossimità (superette) che segnano un incremento del 14 per cento, pur mantenendo un peso marginale. Super e ipermercati, che concentrano insieme quasi il 70 per cento della spesa, segnano un più 1,3 per cento, mentre non si arresta il declino del dettaglio tradizionale (meno 6,8 per cento), che in questa situazione congiunturale di crisi risente soprattutto della concorrenza esercitata sul versante dei prezzi.
 
 
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