Agricoltura: segnali di ripresa per produzione e valore aggiunto, ma i costi in salita e i prezzi in picchiata mettono in crisi le imprese. Per i redditi è sempre "profondo rosso"

20/mag/2010 13.22.14 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura: segnali di ripresa per produzione e valore
aggiunto, ma i costi in salita e i prezzi in picchiata mettono
in crisi le imprese. Per i redditi è sempre “profondo rosso”
                                                                                                                  
Per la Cia la situazione generale del settore primario resta ancora molto difficile. Nonostante le flebili luci del primo trimestre 2010, gli agricoltori sono costretti ad affrontare problemi gravosi. Sul futuro delle aziende regnano grandi incertezze. L’aumento produttivo registrato non compensa i crolli registrati negli ultimi anni.
 
Nella difficile situazione dell’agricoltura italiana si intravedono flebili segnali di ripresa per la produzione (più 2 per cento nel primo trimestre dell’anno rispetto ai precedenti tre mesi del 2009) e per il valore aggiunto (più 2,5 per cento), ma per le imprese il barometro segna sempre tempo brutto. I redditi restano in “profondo rosso” (meno 20,6 per cento lo scorso anno), mentre i prezzi sui campi vanno ancora in picchiata (meno 7 per cento nel primo trimestre 2010 nei confronti dell’analogo periodo del 2009 che segue il meno 13,4 per cento registrato durante i dodici mesi dell’anno passato) e i costi produttivi, contributivi e burocratici continuano a pesare in maniera opprimente sulle imprese (più 12 per cento nel 2009). E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori che, sulla base degli ultimi dati dell’Ismea, delinea una fotografia che rileva un settore ancora in grave crisi, con molte aziende sull’orlo del tracollo e con prospettive future molto incerte.
La crescita della produzione e del valore aggiunto, quindi, non modificano lo scenario agricolo nazionale. Si tratta -avverte la Cia- di semplici recuperi rispetto ai crolli che si sono avuti negli ultimi due anni. Aumenti che non compensano affatto quanto le imprese agricole hanno perso in termini economici. Basta vedere l’andamento del valore aggiunto per comprendere la complessità dei problemi che attanagliano le campagne italiane: negli ultimi cinque anni si è avuta una flessione che supera il 6 per cento.
Di emergenza, invece, bisogna parlare per quello che concerne il fronte dei prezzi. Prendendo in considerazione il primo trimestre del 2010. si hanno cali evidenti per il frumento (meno 15 per cento), gli ortaggi (meno 4,5 per cento), la frutta fresca (meno 29 per cento), il vino (meno 3,4 per cento) e, in misura inferiore, la carne bovina (meno 2,1 per cento). Sono dati che confermano, del resto, la dinamica negativa che si è avuta nel 2009. Risultano in aumento le quotazioni di carne suina, latte e derivati e olio di oliva, dopo un 2009, comunque, penalizzante dal lato della remunerazione dei prodotti.
La redditività degli agricoltori, misurata in funzione dell'andamento della ragione di scambio (rapporto prezzi alla produzione-prezzi dei fattori produttivi) continua, pertanto, a viaggiare -come rileva l’Ismea- su livelli molto inferiori rispetto a due anni fa. Comunque, in dieci anni, dal 2000 al 2009, i redditi degli agricoltori italiani -sottolinea la Cia- sono crollati del 30 per cento.
Il colpo di grazia per i redditi degli agricoltori italiani è venuto -afferma la Cia- lo scorso anno, quando sono crollati del 20,6 per cento. Il calo più accentuato degli ultimi dieci anni che pure, nonostante i dati positivi del 2004 e del 2008 (rispettivamente più 3,5 per cento e più 2 per cento) avevano segnato un continuo andamento al ribasso, con punte del meno 10,4 per cento nel 2005 e del meno 3,4 per cento nel 2006.
 
Così i redditi degli agricoltori italiani in dieci anni

2000 +1,6%
2001 -1,8%
2002 -2,6%
2003 -2,2%
2004 +3,5%
2005 -10,4%
2006 -3,4%
2007 -2%
2008 +2%
2009 -20,6%

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