Commercio: tornano a crescere i consumi alimentari, ma cambia il carrello della spesa. Meno pane, pasta, carne e vino Più frutta, ortaggi, formaggi, latte e prodotti trasformati

25/mag/2010 12.32.54 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Commercio: tornano a crescere i consumi alimentari, ma
cambia il carrello della spesa. Meno pane, pasta, carne e vino
Più frutta, ortaggi, formaggi, latte e prodotti trasformati
 
La Cia, a commento dei dati Istat di marzo sulle vendite al dettaglio, evidenzia l’inversione di rotta registrata in campo alimentare: si è avuta la crescita più elevata degli ultimi due anni. Alla ripresa ha contribuito il crollo dei prezzi sui campi che hanno frenato la corsa dei listini sugli scaffali. Un segnale positivo, ma la crisi è tutt’altro che superata.
 
Riprendono a correre i consumi alimentari (più 3,7 per cento a marzo scorso e più 1,1 per cento nel primo trimestre del 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009), ma cambia il carrello della spesa. In calo gli acquisti di pane (meno 4 per cento), di pasta (meno 2,4 per cento), di carne bovina (meno 2,3 per cento) e vino (meno 2,2 per cento); mentre aumentano quelli dei prodotti trasformati, in particolare gli ortaggi di IV gamma (più 10,2 per cento), dei preparati per risotti (più 9,8 per cento), dei piatti surgelati (più 3,8 per cento), dei salumi Dop (più 2,1 per cento), dei formaggi (più 1,1 per cento), degli yogurt (più 2,2 per cento), della carne di pollo (più 7,4 per cento), degli ortaggi (più 5,4 per cento), della frutta (più 3,4 per cento) e il latte fresco (più 1,1 per cento). E’ quanto segnala la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati Istat sulle vendite al dettaglio nel mese di marzo, dove proprio gli alimentari hanno fatto registrare la crescita più sostenuta degli ultimi due anni.
L’aumento delle vendite di prodotti alimentari -rileva la Cia- ha avuto senza dubbio una spinta dal crollo (solo a marzo meno 9,6 per cento) dei prezzi sui campi che ha, di fatto, frenato la corsa dei listini sugli scaffali (la flessione media dei prezzi al dettaglio è stata del 4,9 per cento) e favorito gli acquisti da parte delle famiglie, la cui spesa alimentare è ridotta del 3,9 per cento.
La crisi economica non sembra, quindi, aver svuotato il carrello della spesa delle famiglie italiane, ma piuttosto ha contribuito a modificarlo. Il consumatore -come si rileva anche nell’ultima indagine dell’Ismea sulle tendenze agroalimentari- appare ancora cauto. Fa più ricorso alle promozioni e agli acquisti effettuati presso i canali più convenienti, come gli hard-discount. Si punta, quindi, al prezzo più basso.
Per quanto riguarda i canali di acquisto -come rivela l’Ismea- viene confermata una maggiore propensione all'acquisto presso i discount (più 8 per cento) e presso le piccole superfici di prossimità (superette) che segnano un incremento del 14 per cento, pur mantenendo un peso marginale. Super e ipermercati, che concentrano insieme quasi il 70 per cento della spesa, segnano un più 1,3 per cento, mentre non si arresta il declino del dettaglio tradizionale (meno 6,8 per cento), che in questa situazione congiunturale di crisi risente soprattutto della concorrenza esercitata sul versante dei prezzi.
La ripresa delle vendite alimentari -avverte la Cia- è un segnale, ma al momento appare azzardato parlare di un’uscita dalla crisi che resta ancora molto difficile e complessa.
 
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