Istat: famiglie in crisi anche a tavola. Sei su dieci cambiano il menù e il 40 per cento "taglia" il carrello della spesa

26/mag/2010 12.48.36 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: famiglie in crisi anche a tavola. Sei su dieci cambiano
il menù e il 40 per cento “taglia” il carrello della spesa
 
In merito al Rapporto sulla situazione del Paese nel 2009, la Cia mette in evidenza le difficoltà che hanno costretto gli italiani a mutare le abitudini alimentari. Cresce l’acquisto di prodotti di qualità inferiore. E’ “boom” di acquisti negli hard-discount. Si è accentuata la rincorsa alle promozioni.
 
La crisi, il calo del potere d’acquisto e il minore reddito disponibile hanno cambiato i piatti in tavola per le famiglie italiane: nel 2009 quattro famiglie su dieci sono state costrette a “tagliare” il carrello della spesa alimentare, mentre il 60 per cento, tra rinunce e necessità, ha dovuto cambiare il menù e il 35 per cento ha optato per prodotti di qualità inferiore. Si è accentuata la rincorsa alle promozioni ed è stato un “boom” degli acquisti in punti vendita dove i prezzi sono più bassi. E’ soprattutto il caso degli hard-discount, dove le vendite sono cresciute, rispetto al 2008, di oltre il 15 per cento. E’ quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in relazione al Rapporto dell’Istat sulla situazione del Paese durante lo scorso anno.
La spesa per generi alimentari e bevande -sottolinea la Cia- si è attestata, sempre nel 2009, attorno ai 475 euro mensili, per complessivi 145 miliardi di euro (il 19,1 per cento del totale). Spesa sulla quale hanno inciso maggiormente gli acquisti di carne che, nonostante il calo dello scorso anno, registra 31,5 miliardi di euro, il pane e i trasformati (26,3 miliardi di euro), gli ortofrutticoli (24,2 miliardi di euro), i lattiero-caseari e le uova (18 miliardi di euro).
Nel contesto dei “tagli” al carrello, la Cia evidenzia che il 42 per cento delle famiglie ha dovuto ridurre gli acquisti di carne, in particolare quella bovina, il 38 per cento quelli di pane, il 36 per cento quelli di olio d’oliva e il 35 per cento quelli di vino.
Nella ripartizione geografica, si nota che al Nord il 32 per cento delle famiglie ha limitato gli acquisti (il 39 per cento ha ridotto le “voci” pane e pesce). Al Centro la percentuale di chi ha dato un colpo di forbice ai consumi sale al 36 per cento (il 37 per cento ha ridotto il pane, il 48 per cento il pesce, il 43 per cento la carne bovina); mentre nelle regioni meridionali si arriva al 50 per cento (il 38 per cento ha ridotto il pane e il 56 per cento la carne bovina).
Per quanto concerne la scelta di prodotti di qualità inferiore, l’orientamento delle famiglie, a livello nazionale, ha riguardato il pane per il 40,2 per cento, la carne bovina per il 46,2 per cento, la frutta per il 44,5 per cento, gli ortaggi per il 39,7 per cento, i salumi per il 32,5 per cento.
La percentuale della spesa destinata all’alimentazione varia, tuttavia, tra le classi sociali e per condizione di lavoro. Gli imprenditori e i liberi professionisti spendono per imbandire le loro tavole il 14,5 per cento della spesa totale, i lavoratori autonomi il 18,2 per cento, i dirigenti e gli impiegati il 16,1 per cento, gli operai il 19,9 per cento; mentre per i pensionati la percentuale è del 21 per cento.
La crisi economica, forte e diversa da quelle che hanno caratterizzato il passato, condiziona così i comportamenti di acquisto che, d’altra parte, avevano già cominciato a modificarsi negli ultimi anni come -ribadisce la Cia- risultante di un cambiamento dei valori e dello stile di vita. La difficile congiuntura in alcuni casi ha solo accelerato questi cambiamenti: si acquista con maggiore consapevolezza e maggiore attenzione al prezzo, con l’obiettivo di spendere al meglio le risorse disponibili. Si cercano alternative più convenienti, come, appunto, gli hard-discount; si rincorrono le promozioni; si pone massima attenzione a sconti e offerte.
E’ così -segnala la Cia- è continuata ad aumentare la percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall’8,6 del 2006 all’11,2 per cento nel 2009). Il supermercato resta, comunque, il luogo di acquisto prevalente (68,1 per cento) soprattutto nel Centro-Nord (superiore al 70 per cento); immediatamente segue il negozio tradizionale (63,7 per cento), in particolare nel Mezzogiorno (76,2 per cento) e per l’acquisto di pane (59,4 per cento). Il 17,2 per cento delle famiglie acquista presso ipermercati, con punte del 22 per cento nel Nord, dove questa tipologia distributiva è più diffusa. Al mercato si reca circa il 22 per cento delle famiglie del Centro-Nord contro il 33,1 per cento del Mezzogiorno.
 
 
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